Mobilità, 30 milioni di italiani in viaggio ogni giorno

Presentati a Milano i dati dell’osservatorio Mobisco di Most

L’Italia è un Paese in perenne movimento, una nazione dove la mobilità quotidiana non è solo un’esigenza logistica, ma un fenomeno sociale che coinvolge ormai la maggioranza assoluta dei cittadini. Secondo i dati emersi dall’osservatorio Mobisco, promosso dal Centro nazionale per la Mobilità Sostenibile (Most) e presentato a Milano, sono oltre 30 milioni le persone che alimentano la cosiddetta mobilità sistematica. Si tratta del 51% della popolazione residente, un dato in netta crescita rispetto ai 28,8 milioni registrati nel 2011, a dimostrazione di una ripresa vigorosa dei flussi dopo le restrizioni degli anni scorsi. Tuttavia, questo dinamismo si scontra con una realtà infrastrutturale ancora fortemente dipendente dal mezzo privato, che rimane la scelta d’elezione per la maggior parte dei lavoratori e degli studenti.

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Un momento del convegno: in collegamento il capo dipartimento per i Trasporti e la navigazione al Mit, Stefano Riazzola.

Il ruolo dei dati nelle politiche del ministero

L’apertura dei lavori è stata affidata a Stefano Riazzola, capo dipartimento per i Trasporti dell’omonimo ministero, che ha sottolineato come lo scenario post-pandemico abbia imposto un cambio di paradigma. Riazzola ha spiegato che la diffusione dello smart working e le nuove flessibilità lavorative hanno trasformato profondamente i comportamenti dei cittadini, rendendo necessarie chiavi di lettura aggiornate. Nel suo intervento, ha evidenziato come per il ministero sia diventato centrale il rapporto con il territorio e con gli enti che si occupano della raccolta e dello studio dei dati, auspicando un collegamento sempre più stabile con l’osservatorio della mobilità del Mit.

Secondo Riazzola, la conoscenza puntuale del dato è l’unico strumento in grado di orientare con efficacia le scelte strategiche, normative ed economiche del Governo. Ha inoltre rilevato le profonde asimmetrie del sistema nazionale, osservando che “il Paese presenta forti differenze tra aree urbane efficienti e territori a domanda diffusa con minore competitività del trasporto pubblico”, dove il trasporto pubblico fatica a essere competitivo. In quest’ottica, ha annunciato un potenziamento del ruolo dei mobility manager e la creazione di una nuova divisione ministeriale dedicata specificamente ai Pums (Piani Urbani della Mobilità Sostenibile) e al mobility management, con il chiaro obiettivo di “migliorare la pianificazione e l’uso delle risorse attraverso un maggiore coordinamento con i territori”.

Geografia dei flussi: il divario tra Nord e Sud

La fotografia scattata da Mobisco rivela che ci sono 10 milioni di studenti e 24 milioni di lavoratori in transito costante, ma con dinamiche territoriali speculari. Se al nord la mobilità è trainata principalmente dal lavoro (71% degli spostamenti sistematici), al sud è quella scolastica la componente maggiore, rappresentando il 35% del totale contro il 29% delle regioni settentrionali.

Un dato critico per la gestione del traffico è quello relativo alla mobilità extra-comunale: quasi il 43% degli spostamenti totali avviene varcando i confini del proprio comune di residenza. Questo fenomeno raggiunge picchi del 57% in Lombardia e del 54% in Veneto, mentre regioni come il Lazio e la Sicilia mostrano flussi molto più contenuti, fermandosi al 27% di spostamenti fuori dal comune.

Il primato dell’auto privata e le alternative locali

Nonostante le spinte verso la sostenibilità, il mezzo privato resta il sovrano incontrastato delle strade italiane, scelto da circa 18 milioni di individui. Tra i lavoratori la percentuale è schiacciante: il 73,7% si affida esclusivamente all’auto, mentre il trasporto pubblico viene utilizzato solo da un esiguo 7%.

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Foto di JavyGo su Unsplash.

Esistono però delle eccezioni geografiche interessanti che disegnano una vocazione differente per ogni area:

  • il trasporto pubblico è più forte nelle grandi città del nord;
  • la bicicletta è un simbolo quasi esclusivo del nord-est;
  • al sud e nei centri storici più densi si cammina molto di più a piedi.

Paradossalmente, proprio nelle città meridionali più piccole, dove l’offerta di mezzi pubblici è carente, si registrano i tassi più alti di utilizzo dell’auto privata anche per tragitti brevi verso scuole e uffici.

Mobilità e studenti universitari tra treno e impatto ambientale

Un capitolo rilevante dell’analisi riguarda il mondo della formazione. Se per i bambini della scuola dell’obbligo la mobilità attiva a piedi riguarda il 28% degli alunni, lo scuolabus resta una risorsa marginale, coprendo solo il 3-4% delle necessità. La vera sfida riguarda però l’università. Gli studenti accademici percorrono in media 28 chilometri per raggiungere le sedi di studio, un tragitto che genera circa 5,12 kg di CO2 per ogni viaggio di andata e ritorno.

In questo segmento si nota però una maggiore consapevolezza o necessità di utilizzo del mezzo pubblico: oltre il 51% sceglie il treno e il 26,7% il trasporto locale. Resta invece bassa la mobilità dolce (8%), penalizzata non solo dalle distanze ma anche dalla scarsa integrazione tra diversi sistemi di trasporto e dalla precarietà dei percorsi ciclabili.

Allarme sicurezza, crescono gli infortuni in itinere e la mobilità del futuro

L’osservatorio ha acceso un faro anche sulla sicurezza, riportando dati preoccupanti per l’anno 2025. A fronte di una stabilità o di un calo degli infortuni avvenuti direttamente sul luogo di lavoro, sono in netto aumento quelli in itinere, ossia quelli verificatisi durante il tragitto casa-lavoro. Nel 2025 le denunce sono state quasi 100 mila, con 293 esiti mortali, in aumento rispetto ai 280 dell’anno precedente. Anche tra gli studenti si registra un incremento degli incidenti durante il percorso verso scuola, con un balzo dell’8,45% in un solo anno. Questi numeri impongono una riflessione urgente sulla prevenzione e sul ruolo che aziende e scuole devono assumere nel promuovere una cultura della sicurezza stradale.

L’obiettivo finale dei dati dell’osservatorio resta ambizioso ma necessario: ottimizzare l’uso delle risorse per elevare l’efficienza dei trasporti e, di conseguenza, la qualità della vita in un territorio complesso come quello italiano.

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