Inizia oggi la Settimana europea della povertà energetica (17-23 febbraio) e la Spagna prevede di accoglierla con diverse manifestazioni in tutto il paese. La protesta nasce a causa dei contro i distacchi energetici continui che stanno riguardando soprattutto i quartieri nelle periferie povere.

La protesta per il diritto all’energia in Spagna

La protesta nasce in seguito a quanto sta accadendo alla baraccopoli di La Cañada Real nella periferia di Madrid dove più di 4000 persone vivono dal 2 ottobre 2020 senza corrente. Un’area in cui la temperatura nei primi giorni dell’anno è scesa anche a meno 10,8 ° C.

Associazioni come Enginyeria sense fronteres denunciano che simili condizioni versano in varie arie della Spagna. Le zone più colpite sembrano essere l’Andalusia e la Catalogna, per quanto proprio in Catalogna, grazie alla legge 24/2015, c’è una maggiore tutela per i cittadini verso i distacchi della rete.

Si tratta di quartieri in cui molte persone vivono in una situazione di vulnerabilità, stigmatizzate come popolazione migrante o zingara, e dove c’è un numero significativo di case che sono collegate in modo irregolare alla rete elettrica. In queste aree i distacchi di corrente sono quotidiani e durano diverse ore, a volte persino giorni.

Le aziende di distribuzione di energia elettrica sostengono che le interruzioni di corrente siano dovute al sovraccarico della rete che si sviluppa in queste aree, anche per connessioni non in regola. Sembra inoltre che in queste aree ci siano molte colture di marijuana. Sembra sia questo motivo di ordine pubblico che ha permesso alle compagnie di distribuzione di effettuare i distacchi. Come è stato poi smentito da Naturgy società che serve l’area della baraccopoli di La Cañada Real.

La denuncia delle associazioni punta il dito alla scarsa manutenzione della rete di distribuzione e va a tutela delle molte famiglie che hanno un contratto regolare, pagano le bollette e hanno a carico molte persone. Richieste che sembrano in linea con la Strategia contro la povertà energetica varata dal Paese nel 2019 ma molto lontana dalla realtà che la cronaca sta mostrando in questi ultimi mesi.

Perché è stato scelto metà febbraio per celebrare la Settimana europea della povertà energetica

A metà febbraio 1956 l’Europa ha sopportato gelate eccezionali e freddo intenso per quasi un mese. E’ stato l’inverno più rigido d’Europa. Un freddo che ha messo a dura prova la salute e la sussistenza delle persone vulnerabili che non avevano modo e mezzi per scaldarsi. Nasce così la scelta di dedicare proprio questi giorni alle persone in povertà energetica istituendo la Settimana europea della povertà energetica.

Le soluzioni per sconfiggere la povertà energetica

Sono diverse le azioni in campo per sconfiggere la povertà energetica ma di fatto non esiste una strategia condivisa ed ugualmente efficace, come non esiste una definizione univoca di povertà energetica.

Il povero energetico normalmente è anche colui che consuma di più nello svolgere le sue attività quotidiane. Questo perché il più delle volte non è dotato di strumenti ad alta efficienza energetica per azioni come raffrescare, riscaldare o illuminare, perché non ha mezzi per acquistare strumenti adeguati e utilizza mezzi vecchi e più energivori. Per sopperire a questa problematica, ad esempio, in Belgio una cooperativa sociale Papillon ha trovato un accordo con la Bosh per dare in leasing gli elettrodomestici così da garantire mezzi performanti ed efficienti a un costo mensile accessibile anche per le famiglie vulnerabili.

Nelle tecnologie si possono trovare anche altre risposte. Ad esempio le comunità energetiche realizzate con energie rinnovabili possono rappresentare uno strumento in mano a comuni, enti di gestione di immobili pubblici o aziende stesse, che possono rappresentare una soluzione alla produzione di energia a un costo accessibile se non gratuito.

In Italia esistono da diversi anni dei bonus che vengono elargiti sotto forma di sgravio nelle bollette di energia, acqua e gas. Una misura utile ma che porta con sé alcuni limiti. Innanzi tutto la natura stessa dell’elargizione economica supporta la persona o la famiglia in difficoltà, ma non è sufficiente a risollevare l’economia de nucleo in difficoltà. Inoltre fino al 2020 tale bonus andava espressamente richiesto presentando la documentazione Isee, azione che limitava il numero di cittadini che ne facevano richiesta. Dal 2021 è stato stabilito che il bonus sarà erogato automaticamente alle persone con Isee inferiore a 8.800 euro, ma di fatto c’è ancora una problematica nella attivazione di tale servizio previsto dall’ Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Problematica sollevata dalla Autorità garante della privacy.

Rispetto al tema delle bollette da evidenziare anche la tesi degli avvocati Sarah Supino e Benedetta Voltaggio, che evidenzia come gli oneri generali di sistema dovrebbero essere calcolati sulla base del reddito così da agevolare le spese energetiche delle famiglie in difficoltà.

Nel complesso quello che emerge è che una strategia sinergica fatta di informazione e strumenti diversi può essere efficace per arginare il fenomeno, ma certamente complessa da mettere a punto.

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.