L’architettura di un edificio può influire sulla possibilità di cadere in “povertà energetica”. Se si riesce a codificare la relazione tra caratteristiche architettoniche e povertà energetica, sarà anche possibile agire sul contesto ambientale e aiutare i cittadini. È quanto ha rilevato l’architetto Kristian Fabbri docente dell’Università di Bologna.

“Se vivi in un edificio che ha bisogno di 40kWh per riscaldarsi il costo della bolletta può permettermi, anche con redditi bassi, di non cadere in povertà energetica” spiega il prof. Fabbri “se invece vivo in un edificio, come in media sono la maggioranza delle strutture in Italia, che ha un costo energetico di 170-180 kWh annui, avrò un costo energetico all’incirca di 1.200/1.500 euro all’anno. In questo caso, se ho una diminuzione del reddito, il rischio di povertà energetica è elevato”.

Temi che in parte hanno dato spunto al libro “L’architettura urbana contro la povertà energetica” di cui il professore oltre esserne curatore è anche tra gli autori. “Il testo è sviluppato secondo tre driver: aspetto econometrico, climatico ed edile. È legato quindi alle caratteristiche economiche, degli edifici e del complesso urbano, e infine si focalizza su aspetti di salute e società. L’obiettivo di questo approccio è capire, misurare e riconoscere il fenomeno, individuando anche come agire per arginarlo”, spiega il Professore. “Nel mio capitolo metto in relazione la prestazione energetica degli edifici con aspetti legati al confort e alla temperatura interna ed esterna. Le caratteristiche degli edifici esistenti, se codificate, possono rappresentare una base per mettere in relazione peculiarità costruttive con effetti di povertà energetica. Mettendo in rapporto il contesto ambientale e gli alti consumi della persona”.

L’impatto del calore sulla salute

Sottoporsi a temperature troppo fredde a lungo favorisce l’incedere di malattie, o come ha evidenziato nei suoi studi sulla povertà energetica la nota ricercatrice inglese Brenda Boardman, può portare a un ritardo cognitivo i bambini che vi sono esposti nei primi anni di vita. Ma anche il troppo caldo fa male.

“I climatologi sottolineano che il nostro fisico subisce dei danni quando dorme per periodi lunghi a una temperatura sopra i 28°C” sottolinea il professore Fabbri. “Questo vale soprattutto per anziani e bambini o chi è affetto da patologie cardio vascolari e diabetici.  Il fisico è sotto stress per un periodo prolungato come se stesse su una cyclette tutta la notte”.

I climatologi sottolineano che il nostro fisico subisce dei danni quando dorme per periodi lunghi a una temperatura sopra i 28°C

“C’è molta letteratura rispetto i fabbisogni energetici invernali mentre un aspetto interessante è il comportamento estivo. Non c’è chiarezza rispetto un range di consumi standard dati dagli impianti di condizionamento. Raffrescare è più complesso e dispendioso che riscaldare. Senza contare che è difficile valutare il parametro di efficacia di un’azione di raffrescamento” continua il Professore.

“Se ho freddo e non posso accendere i riscaldamenti mi posso munire di coperte e coprire. Se ho caldo, senza un impianto di raffrescamento, posso solo aprire la finestra e bere. Anche a livello strutturale isolare l’edificio ha un impatto più efficace per combattere il freddo. È una misura che aiuta per raffrescare, ma non è sufficiente in alcune condizioni climatiche per combattere le ondate di calore”.

Soluzioni urbane alla povertà energetica

La presenza di alberi e prati contribuisce a diminuire la temperatura esterna delle città”. Le caratteristiche degli edifici esistenti se codificate possono rappresentare una base per mettere in relazione caratteristiche costruttive con effetti di povertà energetica, mettendo in rapporto il contesto ambientale e gli alti consumi della persona. “Il microclima esterno e la valutazione del confort percepito in una piazza è correlato a una grandezza di capacità del materiale di riflettere la radiazione solare”.

mettere in relazione caratteristiche costruttive con effetti di povertà energetica

In città questo indice rischia di essere elevato a causa dell’eccessiva pavimentazione quindi “tutta la radiazione solare rimane sul posto e aumenta la temperatura delle città, inoltre l’aumento degli impianti di raffrescamento estivo incrementa ancora di più il picco di calore”.

Una soluzione a questo può essere data dall’evitare materiali architettonici estremamente riflettenti o troppo scuri e aumentando il verde in città. “L’erba riflette meno la radiazione solare rispetto all’asfalto. Inoltre prati e alberi vaporizzano l’acqua nel loro ciclo di vita, contribuendo ad abbassare la temperatura. Un fenomeno simile si ottiene dalla presenza di fontane.

“Ricordiamoci infine” sottolinea Kristian Fabbri, “che anche la bellezza di un edificio influisce sull’approccio psicologico e quindi sul benessere delle persone. Sono sempre più convinto che gli studi sulla termodinamica e sulla struttura si possano applicare con successo a diversi aspetti”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.