Animali sono soggetti di diritto: pene più severe per maltrattamenti

Approvata la legge che rafforza la tutela penale degli animali: cosa prevede la norma e il commento delle organizzazioni animaliste

Inasprite le pene per i reati contro gli animali. Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il ddl 1308 che cambia l’approccio del codice penale, introducendo il principio secondo cui gli animali sono riconosciuti, a tutti gli effetti, come soggetti giuridici aventi dei diritti. La nuova legge rincara le pene per chiunque promuova, organizzi o diriga combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali, che possono metterne in pericolo l’integrità fisica, sostituendo l’attuale pena della reclusione, da uno a tre anni con la reclusione, da due a quattro. Estendendo la pena, attualmente applicata ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti, anche a chiunque partecipi a qualsiasi titolo alle competizioni illegali. La pena pecuniaria varia da un minimo di 15.000 e un massimo di 30.000 euro.

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Foto di Ludemeula Fernandes su Unsplash.

A coloro che commettono abitualmente i reati di organizzare spettacoli vietati, infrangendo il divieto di combattimenti, si applicano le misure di prevenzione personali e patrimoniali (comprese le confische) previste dalle misure per la criminalità organizzata (dal codice antimafia).

Fino a 2 anni di reclusione a chi maltratta gli animali

Chi per crudeltà cagioni la morte di un animale sarà soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro. Se il fatto delittuoso viene commesso adoperando sevizie, o prolungando le sofferenze, si prevede un aumento sensibile della pena, da uno a quattro anni di reclusione e una multa da 10.000 fino a 60.000 euro. Attualmente, chi maltratta gli animali, può incorrere nella reclusione da tre a diciotto mesi, o a una multa da 5.000 a 30.000 euro: la legge introduce una pena da sei mesi a due anni e non alternativamente, come nella norma attuale, alla multa la cui misura è rimasta invariata.

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Foto di Joe Caione su Unsplash.

Tra i divieti che vengono introdotti, si vieta al proprietario o al detentore, anche temporaneo, di animali di affezione di custodirli tenendoli legati con la catena, fatto salvo nei casi di documentate ragioni sanitarie certificate dal medico veterinario o da temporanee esigenze di sicurezza. In caso di violazione si applica la sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro. Sono previste sanzioni amministrative previste in caso di violazione delle disposizioni in materia di identificazione e registrazione degli animali da compagnia. Si vieta inoltre l’abbattimento degli animali coinvolti in indagini penali, che restano sotto custodia fino al termine del processo.

Le associazioni animaliste possono chiedere il riesame del sequestro per garantire condizioni adeguate: con la norma si regolamenta l’affidamento alle associazioni autorizzate, con il versamento di una cauzione e la possibilità di variazione anagrafica in caso di cucciolate.

Commento delle organizzazioni animaliste: “Riforma da completare”

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Foto di Uriel Soberanes su Unsplash.

Legambiente e Wwf, in una nota congiunta, affermano che “la riforma è da completare”. Soprattutto nella parte in cui si impone ai Paesi membri di stabilire sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive anche per il contrasto dei crimini a danno degli animali selvatici. Ciò a partire dalla previsione di un minimo di 3 anni di reclusione per bracconieri e trafficanti e dal rafforzamento degli strumenti investigativi e di prevenzione. “La riforma va completata quanto prima attraverso il recepimento di questa direttiva, introducendo nel nuovo titolo del Codice penale dedicato ai delitti contro gli animali anche il delitto di bracconaggio e traffico illecito di specie protette ed eliminando tutti gli ostacoli che oggi impediscono una repressione efficace del fenomeno”.

Per Animalisti Italiani, “la nuova legge contro i maltrattamenti sugli animali è un passo avanti, siamo soddisfatti, ma occorrono miglioramenti” si legge sul sito dell’organizzazione. Tra i punti critici che vengono individuati: l’introduzione, nel testo di legge, di una disposizione che consente ancora la detenzione alla catena. “Una previsione in netto contrasto con quanto già vietato in diverse Regioni (Calabria, Campania, Marche, Umbria) e con regolamenti comunali più stringenti, che per fortuna restano in vigore”. Viene reputata poi “gravissima” la deroga consentita all’identificazione tardiva di cani e gatti da parte di allevatori e commercianti.

Si tratta di “una misura che rischia di minare il contrasto al traffico di cuccioli, rendendo la tracciabilità meno certa e favorendo circuiti illegali”. Infine, “resta inspiegabilmente assente un divieto assoluto per chi ha maltrattato, ucciso o impiegato animali in combattimenti di detenerli nuovamente: un errore grave, soprattutto considerando il legame tra questi reati e la criminalità organizzata”.

“Prevedere stanziamento di fondi per la formazione specialistica dei Carabinieri”

Humane World for Animals Italia e fondazione Cave Canem, organizzazioni promotrici del progetto Io non combatto, accolgono favorevolmente la possibilità di affidare in via definitiva gli animali oggetto di sequestro o confisca a enti autorizzati Le due organizzazioni lamentano però “la mancata approvazione di un emendamento che avrebbe previsto lo stanziamento di fondi per la formazione specialistica dei Carabinieri impegnati nelle attività di repressione dei combattimenti tra animali” si evidenzia nella nota stampa. Oltre che per la copertura dei costi di custodia derivanti dal sequestro e dalla confisca degli animali coinvolti.

Humane World for Animals esprime, inoltre, il proprio disappunto per “la mancata approvazione di un altro emendamento che avrebbe introdotto il divieto di importazione, esportazione e ri-esportazione di trofei di caccia di specie a rischio estinzione”.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.