Al Senato della Repubblica è stato presentato e firmato ieri 9 marzo il Manifesto “Verso l’eliminazione dei PFAS”. A sottoscriverlo: Utilitalia, Legambiente e Consumers’ Forum. Questi tre player che interessano i tre elementi coinvolti come cittadini, utility e associazionismo ambientale, uniscono le forze per implementare l’informazione ai cittadini e le innovazioni tecnologiche al fine di contrastare l’inquinamento ambientale causato dai così detti inquinanti eterni.

Lo stato dell’arte sui Pfas
I PFAS sono un gruppo vastissimo di sostanze chimiche sintetiche, oltre 10.000 composti, impiegati generalmente per rendere materiali e prodotti più resistenti e durevoli. La loro stabilità chimica è, per ironia della sorte, anche il motivo principale della loro grande capacità inquinante e della loro tossicità. Questi composti sono infatti persistenti e difficili da degradare sia in natura che all’interno del corpo umano, causano conseguenze non trascurabili per la salute delle persone e per l’ambiente, e vengono per questo definiti “inquinanti eterni”.
Gli elementi centrali del Manifesto contro i Pfas
Il Manifesto presentato in Senato prova a fissare una rotta comune, indicando sei impegni operativi atti ad invertire la tendenza e cercare di diminuire l’impatto dei PFAS sull’ambiente e nella quotidianità dei cittadini.
- Primo, l’eliminazione e la sostituzione dei PFAS in tutti i prodotti e gli usi in cui esistono alternative valide, sostenuta da un quadro normativo di medio-lungo periodo capace di orientare l’innovazione industriale verso soluzioni sicure e sostenibili.
- Secondo, l’applicazione del principio “chi inquina paga”, affinché i costi legati alla gestione e al trattamento non finiscano sulla collettività.
- Terzo, la ricerca di alternative sicure ai PFAS, valutandole non solo sul rischio ma anche sulle prestazioni, sulla tutela della salute umana e dell’ambiente e sulle innovazioni già disponibili sul mercato.
- Quarto, lo sviluppo di soluzioni tecnologiche e il sostegno alla ricerca per la riduzione e l’abbattimento dei PFAS nei sistemi di trattamento delle acque e dei rifiuti, dove l’emergenza è già concreta.
- Quinto, il sostegno ai percorsi di transizione del sistema industriale e dei gestori dei servizi, anche attraverso strumenti finanziari dedicati.
- Sesto, la promozione di un’armonizzazione europea ambiziosa, fondata sul principio di precauzione e su conoscenze aggiornate nel quadro REACH.
La prevenzione al centro della lotta ai Pfas
Nel corso della conferenza il tema che ha tenuto insieme tutti gli interventi è stato quello della prevenzione. Barbara Marinali, vicepresidente di Utilitalia, ha spiegato che i gestori idrici sono già impegnati sul fronte del controllo e degli investimenti per ridurre la presenza di PFAS, ma ha insistito sul fatto che non si può pensare di risolvere il problema solo rincorrendolo nella fase finale della filiera. Per la vicepresidente, il senso della firma va interpretato come avvio di un percorso comune che mette dalla stessa parte gestori e cittadini. In questa prospettiva, il punto non è soltanto potenziare i trattamenti a valle, ma impedire che l’inquinante entri nel ciclo ambientale. L’acqua, ha ricordato, non è un bene sostituibile al quale si possono trovare alternative come nel caso dei carburanti, e una volta che la contaminazione raggiunge la falda l’impatto diventa sistemico. Per questo, Marinali ha indicato la necessità di intervenire a monte, chiedendo che la depurazione avvenga “a bocca d’impianto”, prima che gli scarichi si disperdano.
In collegamento, il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro ha inquadrato il tema in modo pragmatico, chiedendo di spostare l’attenzione dal rimpallo delle responsabilità alle soluzioni concrete e rapide. Nel suo intervento ha ricordato quanto l’impatto dei PFAS sia subdolo perché resta nel tempo, contaminando falde e mettendo sotto pressione la capacità di garantire acqua di qualità. «L’unico modo per intervenire è intanto creare una squadra di volontà che condividono un percorso comune. Quindi qui non si tratta di colpevolizzare, ma si tratta di trovare velocemente delle soluzioni», ha detto, rivendicando il senso del Manifesto come piattaforma per fissare priorità chiare. Da qui l’insistenza su due leve: responsabilità estesa del produttore e accelerazione della sostituzione dei materiali. «Occorre anche fare sì che quei prodotti che oggi utilizzano ancora questi materiali vengano sostituiti da tecnologie nuove. Noi abbiamo la capacità tecnologica per sostituire oggi moltissimi dei materiali che utilizziamo. Quindi si tratta di deciderlo, di spingerlo e di promuoverlo», ha concluso, indicando come passaggio successivo l’allargamento del fronte a produttori e utilizzatori per trasformare l’accordo in una filiera di impegni.
Roberto Cascini, segretario generale di Consumers’ Forum, ha ricordato che in Europa si discute di restrizioni da anni e che alcuni Paesi, tra cui Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, hanno già avviato percorsi concreti. Guardando all’Italia, ha indicato come aree particolarmente esposte a questi inquinanti Veneto, Piemonte, Lombardia e Sardegna. Da qui la richiesta di spostare il carico economico per la bonifica lato inquinatori e di accompagnare la transizione con strumenti finanziari dedicati. Cascini ha poi insistito su un’esigenza immediata, quella di fornire un’informazione più capillare, affinché l’attenzione alle etichette, il rispetto delle indicazioni di sicurezza e la consultazione delle banche dati pubbliche sulle sostanze pericolose diventano strumenti di autotutela.
Per Legambiente, il presidente nazionale Stefano Ciafani ha presentato la firma come un passaggio di metodo prima ancora che di merito. Un testo “sintetico ma articolato” nato, ha spiegato, da una convergenza immediata sull’urgenza del problema e sulla necessità di non trasformarlo in un esercizio di allarme fine a sé stesso. «Abbiamo da subito condiviso, da una parte, l’importanza di questo tema e, dall’altra parte, la necessità non di drammatizzare ma di trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni», ha affermato, richiamando il precedente dell’amianto come esempio di un nodo globale affrontato con decisioni nette. Tuttavia Ciafani ha anche spiegato come a differenza dell’amianto, i PFAS siano una famiglia molto più vasta e quindi più complessa da governare, proprio perché diffusa e presente in moltissimi prodotti.
La componente scientifica è stata affidata a Giuseppe Bortone, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS che ha definito virtuosa la scelta di mettere insieme interessi diversi e ha osservato come la matrice acqua, anche grazie al Centro Nazionale per la Sicurezza dell’Acqua, può fare da apripista dal punto di vista normativo, avvertendo tuttavia che il lavoro deve estendersi anche alle emissioni, al suolo e alle bonifiche, individuando criteri e valori di riferimento per sostanze che, per definizione, tendono a restare.
In chiusura, Furio Truzzi, presidente di Consumers’ Forum, ha messo il punto sugli aspetti operativi, legando nel concreto il Manifesto a ciò che deve avvenire già a partire dal giorno seguente, come adesioni, coinvolgimento delle imprese e informazione ai cittadini. Ha annunciato che il percorso può partire immediatamente, perché l’obiettivo è portare dentro la partita non solo le associazioni dei consumatori, ma anche settori produttivi direttamente chiamati in causa, citando in merito contatti già avviati con soci e aziende farmaceutiche. La sua chiusura è stata un invito a passare dalle parole ai fatti, «Non una parola di più, rimbocchiamoci le maniche, andiamo avanti, raccogliamo adesioni, ampliamo l’audience, coinvolgiamo anche direttamente i cittadini», ha detto, insistendo sulla necessità di “tagliare il nastro” del Manifesto e farlo diventare concreto, diffuso e comprensibile. L’obiettivo dichiarato è quello di «renderlo operativo, far crescere le coscienze perché l’Italia dia un altro segno forte alla comunità europea di essere tra i primi e non tra gli ultimi a reagire su questo importantissimo argomento».
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