Il Canale di Sicilia si conferma come il corridoio ecologico, economico e infrastrutturale più vitale e conteso del bacino mediterraneo. Secondo il rapporto realizzato dal Centro Studi Strategici ed Internazionali (Ciss) della Luiss con il supporto del Wwf Mediterranean Marine Initiative, l’istituzione di un’Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (Aspim) transfrontaliera, estesa sulle acque d’altura e sugli spazi non ancora delimitati tra Italia, Malta e Tunisia, rappresenterebbe una risposta polifunzionale imprescindibile.

L’iniziativa, basata sull’articolo 9 del Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Diversità Biologica nel Mediterraneo (Protocollo ASP/DB), coniuga la conservazione di un capitale biologico unico con la salvaguardia degli interessi nazionali strategici. In un momento storico in cui convergono gli obiettivi internazionali di tutela del Programma Kunming-Montreal (Target 30×30), il programma nazionale tunisino Tunisie vers 30×30 e la Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, l’Italia ha l’opportunità di assumere una leadership diplomatica e ambientale di primo piano.
Fattibilità giuridica e strumenti di cooperazione trilaterale
Dal punto di vista normativo, il quadro giuridico offre una base solida ma richiede un’architettura rigorosa. Il Protocollo ASP/DB prevede espressamente la possibilità di istituire aree protette in alto mare o in zone a giurisdizione non definita attraverso proposte congiunte delle Parti vicine. Tuttavia, il successo dell’operazione è subordinato alla puntuale definizione di un perimetro cartografato, di misure coerenti con le competenze degli Stati costieri, dell’Unione Europea e degli organismi settoriali come la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (Gfcm), e di una rigorosa clausola di salvaguardia a tutela della sovranità e dei diritti derivanti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Cnudm).
Per avviare il percorso, lo studio suggerisce l’adozione iniziale di un Memorandum d’intesa finalizzato a coordinare i dati scientifici, definire il perimetro e ripartire le responsabilità operative, in vista di una successiva approvazione per consenso da parte delle Parti contraenti della Convenzione di Barcellona. Per l’Italia e Malta, le misure individuate dovranno inoltre integrarsi armoniosamente con la Politica Comune della Pesca e con le direttive unionali in materia ambientale e di pianificazione dello spazio marittimo.
La dimensione securitaria e la natura duale dei dati ambientali
Oltre alla valenza ecologica, un’Aspim d’altura nel Canale di Sicilia fungerebbe da infrastruttura permanente di osservazione e monitoraggio marino. L’impiego di idrofoni acustici passivi, boe oceanografiche, veicoli subacquei a controllo remoto (Rov) e sistemi satellitari (analoghi a quelli adottati nel Santuario Pelagos o finanziati dal Pnrr tramite il progetto DigitAP) genera una grande quantità di informazioni a duplice uso.
Se da un lato tali strumenti servono a tracciare i cetacei e a misurare la salute dell’ecosistema, dall’altro la mappatura acustica e il monitoraggio continuo del rumore di fondo accrescono la consapevolezza situazionale delle autorità marittime. In un’area strategica attraversata da corridoi energetici fondamentali — come il metanodotto Transmed e il nuovo collegamento elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia — una simile infrastruttura di sorveglianza consente di rilevare tempestivamente anomalie e attività di sosta non autorizzate. Ma anche potenziali rischi per i cavi di telecomunicazione e le condotte sottomarine.
Valore diplomatico ed effetti di ricaduta economica
Sul piano diplomatico, il negoziato trilaterale istituisce un canale di confronto tecnico e regolare con Tunisi e La Valletta, immune alle crisi politiche occasionali legate ai flussi migratori o alla gestione della pesca. Questa cooperazione strutturata facilita l’accesso ai fondi europei di cooperazione territoriale, tra cui i programmi Interreg Next Med e Next Italia-Tunisia, oltre ai finanziamenti del Global Environment Facility (Gef) tramite la Fao.
Dal punto di vista economico, la protezione delle zone di nursery per specie commerciali come il nasello e il gambero rosa, unita a politiche di co-gestione con i pescatori locali, può generare nel medio-lungo periodo effetti positivi di spillover sulle catture circostanti. A ciò si affiancano la valorizzazione del turismo naturalistico costiero, la mitigazione dell’erosione grazie alla salvaguardia delle praterie di posidonia oceanica e la drastica riduzione dei costi derivanti da danni accidentali alle infrastrutture critiche causati da ancore trascinate sul fondo.
Scenari strategici al 2050: l’area nel Canale di Sicilia risposta polifunzionale
Guardando all’orizzonte del 2050 attraverso l’incrocio tra urgenza ambientale e tensione geopolitica, il rapporto evidenzia come l’Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea si configuri come uno strumento altamente polifunzionale. Nello scenario più plausibile, denominato Mare saturo (caratterizzato cioè da forti pressioni ecologiche e crescenti attriti geopolitici) l’area protetta acquista un valore decisivo. Fungendo contemporaneamente da baluardo per la biodiversità, da canale di dialogo stabile tra le sponde e da presidio di conoscenza continua del dominio subacqueo.
In conclusione, sebbene i costi di gestione e monitoraggio richiedano un impegno finanziario continuativo che vada oltre i finanziamenti iniziali di progetto, i benefici strategici, ambientali e diplomatici rendono l’istituzione dell’Aspim un obiettivo altamente favorevole per l’interesse nazionale italiano. Il rapporto raccomanda pertanto di agire tempestivamente per definire il quadro giuridico di cooperazione, strutturare una consultazione inclusiva con le comunità territoriali e i pescatori, e promuovere una comunicazione coesa che affermi la visione condivisa del Mediterraneo centrale come patrimonio comune da tutelare.
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