Si è concluso con un bilancio estremamente positivo il II Forum tecnico-scientifico organizzato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, un appuntamento cruciale che ha visto il coinvolgimento di oltre 170 rappresentanti tra enti istituzionali e comunità locali. Al centro dell’incontro, svoltosi il 16 febbraio, l’illustrazione dei progressi relativi ai Piani di Gestione delle Acque (Pga) e del Rischio Alluvioni (Pgra), strumenti fondamentali per definire le azioni di tutela della risorsa idrica e di mitigazione del rischio idrogeologico a livello distrettuale.

I lavori hanno evidenziato la presentazione della Valutazione Globale Provvisoria e del Report ex articolo 5, documenti che pongono le basi per il passaggio dal terzo al quarto ciclo di pianificazione, garantendo continuità d’azione in linea con le direttive comunitarie e la normativa nazionale.
Lo stato dell’arte del Piano di Gestione delle Acque
Il quadro attuale del Piano Acque dell’Autorità di Bacino conferma una mappatura capillare che conta 1.021 corpi idrici superficiali e 189 corpi idrici sotterranei, questi ultimi essenziali poiché interessano circa il 68% della superficie del distretto. Il processo di aggiornamento, che mira alla predisposizione del Progetto di Piano IV Ciclo entro dicembre 2026, si sta concentrando sulla revisione degli obiettivi ambientali e sulla gestione delle pressioni antropiche.
In particolare, sono stati integrati i dati sulle discariche forniti dall’Agenzia Ambientale Europea aggiornati a marzo 2025 e si attende l’elaborazione dei nuovi report sugli scarichi urbani pubblicati all’inizio del 2026. Anche il Registro delle Aree Protette è stato ampliato, passando da 883 a 912 zone naturali protette, includendo anche le acque destinate al consumo umano e quelle vulnerabili ai nitrati.
Utilizzi idrici: azioni concrete e l’operatività dell’osservatorio
Il Programma di Misure punta con decisione sull’efficienza delle reti fognarie e di approvvigionamento, promuovendo il deflusso ecologico e il monitoraggio qualitativo dei corpi idrici. Una delle novità più rilevanti è la piena operatività dell’osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici, divenuto organo formale dell’Autorità nel dicembre 2025.
Questo organismo svolge una funzione di controllo strategico sugli scenari di severità idrica, analizzando indicatori di siccità e fabbisogni territoriali. Proprio in merito alle recenti crisi, è stato redatto un rapporto specifico per il biennio 2024-2025 destinato a orientare le decisioni degli enti competenti e delle Regioni, supportato da un piano di comunicazione trasparente verso la cittadinanza.
Appennino Meridionale, la sfida della sicurezza: mappe e modelli di rischio alluvioni
Il settore dedicato al rischio alluvioni, illustrato ha mostrato un’evoluzione significativa attraverso modellazioni idrauliche di dettaglio e l’integrazione di nuove aree di pericolosità, comprese quelle costiere soggette a tsunami, che coprono circa 485 chilometri quadrati. L’approccio innovativo ha permesso di unificare le previsioni del Piano di Assetto Idrogeologico e del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni in un unico strumento proposto per il territorio calabrese, denominato Progetto PSdGDAM-RisAl-Cal/L.
Questo metodo non solo armonizza le norme esistenti, ma si basa su rilievi sul campo estremamente approfonditi, con oltre 4.400 punti indagati e l’uso di voli lidar per mappare con precisione le coste.
Monitoraggio del territorio e prospettive future
Le analisi condotte hanno portato alla luce criticità rilevanti sullo stato delle opere idrauliche esistenti, rilevando che il 90% di esse risulta ostruito da sedimenti o vegetazione. Per far fronte a queste sfide, l’Autorità sta implementando un aggiornamento normativo che predilige misure non strutturali e la copianificazione con gli enti locali.
Dopo aver concluso le attività in Calabria nel 2024 e avviato quelle in Basilicata, Puglia e Molise nel 2025, il cronoprogramma per l’anno 2026 prevede l’estensione di questo modello tecnico-scientifico avanzato al resto del distretto, includendo i territori di Campania e Lazio, per garantire una mappatura del rischio sempre più rispondente agli effetti reali degli eventi pluviometrici estremi.
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