La Commissione Europea ha presentato una nuova proposta di bilancio a lungo termine e le linee guida per la Politica Agricola Comune (Pac) post-2027 che stanno sollevando forti critiche e preoccupazioni tra le associazioni ambientaliste. Nonostante l’introduzione di un obiettivo di spesa climatica del 35%, pari a circa 700 miliardi di euro, Wwf Italia e Greenpeace Italia denunciano un significativo ridimensionamento dell’ambizione ambientale e un rischio concreto di arretramento nella tutela della biodiversità e nella costruzione di un sistema alimentare sostenibile.

Fondi climatici sotto la lente: biodiversità a rischio?
La proposta di bilancio, sebbene preveda un massiccio investimento per la transizione ecologica e la decarbonizzazione industriale (410 miliardi di euro dal Fondo europeo per la competitività), sembra sacrificare la specificità dei finanziamenti per la biodiversità. Wwf Italia sottolinea come l’accorpamento di tutte le spese ambientali sotto un unico target del 35%, che include sia clima che biodiversità, sia inferiore ai 658 miliardi di euro per il clima e 113 miliardi di euro per la biodiversità stanziati nel bilancio attuale. Questa fusione rischierebbe di marginalizzare la biodiversità, permettendo che interventi di decarbonizzazione poco efficaci vengano fatti passare come soluzioni sostenibili. La mancanza di obiettivi settoriali e le debolezze nella metodologia di tracciamento potrebbero, inoltre, per Wwf Italia, svuotare di efficacia lo stesso target del 35%.
Una delle decisioni più contestate è la soppressione del programma Life, l’unico strumento dell’UE interamente dedicato a progetti per il clima, la biodiversità e l’ambiente. La Commissione EU propone di assorbirlo nel nuovo Fondo Europeo per la Competitività, pensato principalmente per sostenere l’industria. Una scelta che ha fatto suonare un campanello d’allarme, con l’associazione ambientalista che si chiede “cosa aspettano il Governo e gli europarlamentari italiani ad opporsi alla proposta della Commissione che colpisce l’unico strumento di finanziamento per l’ambiente?”.
Pac post-2027: flessibilità nazionale a discapito della sostenibilità
Anche la proposta per la Pac post-2027 solleva dubbi. Nonostante un elemento positivo, l’introduzione di un tetto ai pagamenti per ettaro per correggere le disuguaglianze storiche nella distribuzione dei fondi, il cuore della proposta parrebbe indebolito. La Commissione EU privilegia la flessibilità nazionale, eliminando vincoli di spesa e di valutazione dei risultati per le misure agroambientali e climatiche, che ora sono completamente affidate alla discrezionalità degli Stati membri.
Greenpeace Italia esprime profonda preoccupazione: “Il nuovo regolamento non prevede alcun finanziamento vincolante destinato alle misure ambientali e climatiche, indispensabili per mitigare l’impatto del settore agricolo”. Attualmente, circa un terzo dei fondi Pac è destinato a iniziative ambientali, ma con la nuova proposta, questo potrebbe essere azzerato, compromettendo la tutela del territorio, della biodiversità e la lotta allo spopolamento delle campagne. La discrezionalità, avverte Greenpeace, rischia di favorire “il perpetuarsi di una distribuzione scandalosamente diseguale dei sussidi, premiando le aziende più ricche e inquinanti”.
Luci e ombre: il ruolo di Stati membri e Parlamento EU
Nonostante le critiche, la proposta della Commissione EU presenta alcuni elementi positivi, come la volontà di modificare il sistema di sussidi basato sull’estensione, che spesso favorisce i grandi proprietari terrieri e le aziende industriali. Il nuovo piano fisserebbe un limite massimo ai fondi pubblici ricevuti per azienda e mirerebbe a destinare le risorse agli agricoltori più bisognosi. Inoltre, si prevedono limiti di densità di animali allevati nelle aree vulnerabili all’inquinamento da azoto e incentivi per sviluppare la produzione zootecnica. Passi importanti verso una zootecnia a basso impatto.
Tuttavia, la discrezionalità lasciata ai governi nazionali nel decidere l’allocazione dei fondi rischierebbe, per Wwf Italia, di compromettere questi progressi. È ora compito degli Stati membri e del Parlamento europeo “alzare l’asticella e garantire che almeno il 50% del bilancio sia destinato a veri investimenti per il clima e la natura” sollecita nella nota stampa. Le associazioni ambientaliste chiedono un impegno deciso per evitare che l’Europa faccia un passo indietro cruciale nella lotta alla crisi climatica e nella protezione del patrimonio naturale.
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