Le città italiane si trovano oggi in una condizione di fragilità cronica di fronte al mutamento del regime delle precipitazioni e all’aumento delle temperature globali. I dati raccolti nell’ultimo decennio delineano un quadro di emergenza costante: secondo l’analisi condotta dal report Città Clima di Legambiente, tra il 2014 e il 2025 i comuni con oltre 50 mila abitanti hanno registrato complessivamente 811 eventi meteorologici estremi. La tendenza appare in netto peggioramento, con 97 episodi critici rilevati solo nei primi tre trimestri dell’anno in corso. Fenomeni come allagamenti localizzati, esondazioni fluviali e trombe d’aria non rappresentano più l’eccezione, ma una variabile con cui la pianificazione urbana deve confrontarsi quotidianamente.

Nonostante la gravità dello scenario, si riscontra un ritardo amministrativo significativo: meno del 40% dei comuni colpiti da tali eventi si è dotato di un piano di resilienza climatica adeguato a prevenire i rischi e mitigare i danni.
Dall’asfalto ai sistemi filtranti per il riequilibrio idrologico
Uno dei nodi centrali della vulnerabilità urbana risiede nell’eccessiva cementificazione e nell’uso sistematico di superfici bituminose. Per decenni l’urbanistica ha perseguito l’obiettivo di allontanare l’acqua il più velocemente possibile attraverso reti di drenaggio artificiali, rendendo il suolo impermeabile. Questo modello ha generato un doppio criticità: il sovraccarico dei sistemi fognari durante le piogge intense e l’interruzione del naturale ciclo di infiltrazione nel sottosuolo. In questo contesto, l’adozione di masselli autobloccanti drenanti emerge come una delle strategie tecniche più efficaci per il ripristino dell’invarianza idraulica.
Sviluppati da realtà specializzate, questi elementi costruttivi permettono il passaggio dell’acqua direttamente nel terreno sottostante con una permeabilità che può raggiungere i 328,3 litri per metro quadrato al minuto. Trasformare le superfici orizzontali da barriere a filtri attivi riduce drasticamente il ruscellamento superficiale, principale causa degli allagamenti urbani, permettendo al contempo una gestione naturale della risorsa idrica.
Città: contrasto alle isole di calore e risparmio energetico
Oltre alla gestione delle piogge, la rigenerazione delle superfici urbane affronta la problematica delle isole di calore, ossia l’accumulo termico tipico delle aree densamente edificate. L’asfalto tradizionale assorbe e trattiene l’irradiazione solare, rilasciandola gradualmente e mantenendo temperature elevate anche nelle ore notturne. L’impiego di pavimentazioni ad alta riflettanza e bassa inerzia termica consente di modificare radicalmente il microclima di piazze e parcheggi.
I test tecnici condotti sui masselli di nuova generazione indicano la possibilità di registrare differenze di temperatura fino a 30°C rispetto alle superfici bituminose durante i picchi estivi. Questo abbattimento del calore superficiale non solo migliora il comfort dei cittadini, ma genera un effetto a catena positivo sui consumi energetici degli edifici circostanti, riducendo la necessità di climatizzazione artificiale e, di conseguenza, le emissioni complessive di anidride carbonica nell’atmosfera.
Evoluzione manutentiva e sostenibilità del ciclo di vita
Un’analisi approfondita della trasformazione urbana non può prescindere dalla valutazione dei costi e delle modalità di manutenzione nel lungo periodo. A differenza dell’asfalto, che spesso richiede demolizioni estese e il trasporto in discarica di materiali di risulta in caso di cedimenti o lavori ai sottoservizi, i sistemi autobloccanti offrono una maggiore flessibilità operativa. Gli interventi possono essere localizzati e non invasivi, permettendo la rimozione e il successivo riposizionamento dei singoli elementi senza compromettere l’integrità dell’intera superficie.
Questa caratteristica estende significativamente il ciclo di vita delle infrastrutture pedonali e stradali, riducendo l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi materiali. L’integrazione di tecnologie fotocatalitiche in questi manufatti può inoltre contribuire attivamente alla salubrità dell’aria, rendendo le pavimentazioni non più solo un elemento di calpestio, ma uno strumento multifunzionale per la salute pubblica e il decoro estetico dei centri abitati.
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