8 giugno, Giornata Mondiale degli Oceani: raddoppia riscaldamento

Tema di quest'anno è la pesca sostenibile: parte da Sperlonga, sulla costa tirrenica, la campagna contro lo sversamento in mare di oli e grassi alimentari esausti

L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani delle Nazioni Unite. La ricorrenza non è solo un’occasione di sensibilizzazione, ma un invito all’azione. È un’opportunità per individui e comunità di tutto il mondo di unirsi negli sforzi per proteggere e preservare i nostri polmoni blu. Il tema di quest’anno è dedicato alla pesca sostenibile per garantire la salute e l’abbondanza delle risorse marine per la salute del Pianeta.

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Foto di Cristian Palmer su Unsplash.

La Giornata sarà celebrata a Nizza, in Francia, in vista della Conferenza Onu sugli Oceani (9-13 giugno). La coincidenza unica di due importanti eventi rappresenta un’opportunità senza precedenti per amplificare la visibilità e gli sforzi collaborativi a livello globale.

Il riscaldamento senza precedenti degli oceani

L’oceano fornisce servizi chiave come la regolazione del clima, attraverso il bilancio energetico, il ciclo del carbonio e dei nutrienti. Ospita una biodiversità che spazia dai microbi ai mammiferi marini, formando un’ampia varietà di ecosistemi. Le emissioni di carbonio, derivanti dalle attività umane, stanno causando il riscaldamento degli oceani, l’acidificazione e la perdita di ossigeno, con alcune evidenze di cambiamenti nel ciclo dei nutrienti e nella produzione primaria. Il riscaldamento degli oceani sta influenzando gli organismi marini a più livelli trofici, incidendo sulla pesca con implicazioni per la produzione alimentare e le comunità umane. C’è quindi la necessità di dare risposte tempestive di mitigazione e adattamento.

Altri fenomeni osservati riguardano l’espansione dell’areale di specie tropicali verso latitudini più elevate indotta dal riscaldamento globale che ha portato ad un aumento del pascolo verso barriere coralline e scogliere rocciose. Il riscaldamento, l’innalzamento del livello del mare e l’aumento dei carichi di nutrienti e sedimenti nei delta hanno contribuito alla salinizzazione e alla deossigenazione negli estuari, e hanno causato una ridistribuzione a monte delle specie bentoniche e pelagiche secondo i loro limiti di tolleranza.

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7 obiettivi del Decennio delle Scienze oceaniche dell’Onu

L’ultimo rapporto della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco (Unesco-Ioc) evidenzia scenari cruciali sulla salute dei nostri oceani. Tra le principali conclusioni:

  • gli oceani si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto a vent’anni fa, contribuendo in modo significativo all’innalzamento dei livelli del mare;
  • le zone costiere stanno registrando livelli di ossigeno ridotti, creando vere e proprie zone morte in cui la vita marina lotta per sopravvivere;
  • l’acidità degli oceani è aumentata del 30% rispetto all’epoca preindustriale, rappresentando una minaccia significativa per gli ecosistemi marini.

Il rapporto ha l’ambizione di informare i decisori politici e stimolare ricerca e azioni politiche, contribuendo all’Agenda 2030 e in particolare all’Sdg 14, nonché ad altri processi globali come l’Unfccc, la Convenzione sulla diversità biologica e il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi.

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Foto di Wexor Tmg su Unsplash.

In particolare, i contenuti del documento sono strutturati attorno ai sette obiettivi del Decennio delle Nazioni Unite per le Scienze Oceaniche per uno Sviluppo Sostenibile, che descrivono “l’oceano che vogliamo entro il 2030”. Quindi, un oceano:

  1. pulito in cui le fonti di inquinamento vengono identificate e ridotte o rimosse;
  2. sano e resiliente in cui gli ecosistemi marini siano compresi, protetti, ripristinati e gestiti;
  3. produttivo che supporti un approvvigionamento alimentare sostenibile e un’economia oceanica sostenibile;
  4. in cui la società comprende e può rispondere alle mutevoli condizioni oceaniche;
  5. sicuro, dove la vita e i mezzi di sussistenza sono protetti dai pericoli;
  6. con accesso aperto ed equo ai dati, alle informazioni, alla tecnologia e all’innovazione;
  7. stimolante e coinvolgente in cui la società comprende e valorizza l’oceano in relazione al benessere umano e allo sviluppo sostenibile.

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Da Sperlonga (LT) parte la campagna “Stop food oils & fats in the sea”

Proprio in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, viene lanciata da Sperlonga, perla del Tirreno in provincia di Latina, la campagna di comunicazione ambientale Stop food oils & fats in the sea. A promuovere l’iniziativa sono il Conoe, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, e l’azienda Nuova C Plastica, specializzata nella produzione di articoli per l’ecologia e l’ambiente.

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L’innovativo contenitore in plastica riciclata recuperata dagli oceani dove i diportisti possono raccogliere gli oli alimentari esausti.

La campagna ha l’obiettivo di sensibilizzare i diportisti a non sversare in acqua l’olio vegetale usato prodotto all’interno delle imbarcazioni. Per aiutare i proprietari di piccoli natanti a compiere un gesto di salvaguardia del mare, l’azienda mette a disposizione gratuitamente un contenitore innovativo in plastica di seconda vita certificata, inclusa quella recuperata dagli oceani, dove raccogliere gli oli alimentari esausti, prima di conferirli. Presso i porti che aderiranno all’iniziativa, verrà inoltre installata la stazione di raccolta Olivia, un punto strategico per il conferimento di questi materiali, garantendo un ciclo virtuoso nel rispetto dei principi dell’economia circolare.

“La campagna affronta una problematica ambientale spesso sottovalutata ma di grande impatto” evidenziano i promotori dell’iniziativa. Lo sversamento in mare di oli e grassi alimentari esausti può avere conseguenze gravissime sull’ecosistema marino: “Queste sostanze formano, infatti, una pellicola sulla superficie dell’acqua, ostacolando il naturale scambio di ossigeno e compromettendo la vita di numerose specie marine”. Se recuperati e riutilizzati, gli oli esausti possono essere trasformati in biodiesel o altre risorse preziose per la nautica, l’edilizia e l’industria manifatturiera, evitando sprechi e inquinamento.

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