Settembre è il mese della formazione. Il 14 è stato il primo giorno di scuola per tanti bambini e ragazzi dopo mesi di isolamento forzato per la pandemia di Covid-19. Anche le Università hanno riaperto i battenti e sono nati nuovi master, incubati nel periodo di lockdown.

Per quanto riguarda i settori dell’energia, per dare qualche spunto, è partita la laurea magistrale in Tecnologia e produzione della carta e del cartone all’Università di Pisa. Il Consorzio Tutela Pecorino Toscano DOP organizza un corso di aggiornamento dedicato ad alcuni aspetti tecnico – pratici della produzione. L’Università Cattolica ha lanciato il corso Altis in Gestione strategica dell’economia circolare. È partita la scuola di alta formazione per le imprese siderurgiche, metallurgiche e metalmeccaniche Metal University, promossa da Riconversider, AQM e ISFOR.

In questo tramonto d’estate, per l’Italia della ricerca e della conoscenza arriva un importante riconoscimento. I professori dell’Università di Torino Luca Cocolin, del dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentarie, e Dario Peirone, del dipartimento di Giurisprudenza, sono stati nominati coordinatori dei consorzi europei del settore Food dall’Istituto europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (Eit).

L’ateneo ha contribuito attivamente alla crescita dell’Eit e del suo Sistema di innovazione regionale (Ris), progettato per gli Stati membri dell’UE e per i Paesi associati al programma Horizon 2020 in Europa. Realtà che, secondo lo European innovation scoreboard, sono innovatori moderati e vanno spinti ad accrescere il network per l’innovazione. Il Centro-Sud Italia e la Valle d’Aosta sono comprese in queste realtà.

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I docenti dovranno coordinare centinaia di studenti e aziende in molti paesi d’Europa coinvolti in laboratori di didattica innovativa, come lo Startup Creation Lab, e in progetti. Saranno il punto di riferimento anche del master in Food systems e l’European food system education and training (Efset). Consorzi ai quali partecipano alcune prestigiose Università, come Cambridge, Technion, Varsavia e Aarhus, e imprese nel settore del food.

Alla fine del percorso, saranno elaborate idee imprenditoriali innovative sui temi della nutrizione, dell’economia circolare e sul tracciamento digitale della catena di produzione degli alimenti. Gli studenti acquisiranno una mentalità imprenditoriale, sviluppando capacità di lavoro di gruppo tra studenti con background molto diversi.

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Maggiori dettagli nell’intervista doppia ai professori Cocolin e Peirone.

L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (Eit) dell’Unione europea vi ha attribuito il ruolo di coordinatori dei consorzi europei del settore Food a due docenti dell’Università di Torino. Come siete riusciti a conquistare questo riconoscimento e quale valore assume per il nostro Paese?

L’Università di Torino è attivamente partecipe alle diverse iniziative promosse e finanziate dall’EIT ed è un membro fondatore del progetto Eit Food, dove è stato l’unico ateneo italiano presente nel consorzio, rappresentando così la formazione superiore italiana. In questi anni di attività, i docenti e ricercatori di UNITO sono stati in grado di creare un proprio network di contatti e di competenze che ha permesso loro di tessere una rete unica nel suo genere. Nello specifico, il settore Education di EIT Food vuole dare una sempre maggiore importanza all’educazione all’imprenditorialità degli studenti.

Tali competenze non sono ancora molto diffuse in ambito universitario ed anche gli studi sull’economia d’impresa sono spesso insegnati in maniera tradizionale. Sono diversi i progetti Eit Food che si basano su questa interazione positiva tra diverse discipline, come per esempio il master in Food Systems e il progetto European Food System Education and Training. Nel caso di Unito, il Prof. Peirone porta inoltre avanti da ormai 6 anni un’esperienza di didattica innovativa sull’imprenditorialità, che ha coinvolto più di 600 studenti e gran parte dell’ecosistema d’innovazione nazionale. Nel suo complesso, le esperienze maturate nell’ambito di Eit Food e quelle pregresse dell’ateneo ha convinto l’EIT Food a selezionare i due progetti coordinati da Cocolin e Peirone.

UniTo coordinerà sia progetti di professional development che summer school nei Paesi e nelle Regioni Ris. Potete farci qualche esempio?

Paesi come Polonia, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia meridionale, Spagna e Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia.

Attraverso questo lavoro quale sarà la direzione che imprimerete al settore dell’agricoltura? 

Il punto di riferimento sono le strategie della UE e la loro attuazione sui territori, attraverso il collegamento con le Smart Specialization Strategies regionali e nazionali. Le summer school derivano da progetti già in essere presso i partner coinvolti, che sono università, imprese e centri di ricerca ed hanno come target specifico gli studenti. Il Professional Development invece ha come obiettivo la formazione professionale, andando a canalizzare le attività nei confronti di imprenditori, addetti alla ricerca e sviluppo nell’industria alimentare, sia medio-piccola che grande, oltre che agli agricoltori. Indubbiamente nel momento in cui si cambia l’audience dell’attività formativa, cambierà anche il quadro delle competenze di apprendimento.

Non è un approccio top-down ma bottom-up. Tutto il progetto è aperto al contributo degli attori sul mercato. La linea è però sempre quella decisa a livello europeo. Se la normativa europea promuove l’economia circolare, è evidente che si cercherà di dare una formazione che aiuti studenti e imprese ad innovare in quella direzione. Se in un territorio è importante l’acquacoltura oppure la difesa dei prodotti locali, si proporranno delle attività formative utili a questo fine, certamente non sono progetti che possono prescindere dall’interazione con le istituzioni dei territori europei che verranno coinvolti.

Quali consigli vi sentite di dare alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro e pensano a spolverare, forse meglio dire innovare, la filiera del food?

L’ambito agroalimentare italiano ed internazionale è profondamente mutato negli ultimi 20 anni. Da concetti di filiera si è passati recentemente ad un sistema del cibo, dove tutti gli attori responsabili della produzione, trasformazione, distribuzione, consumo, ma anche dal punto di vista normativo, sono strettamente interconnessi per creare un contesto  tale da affrontare le sfide correnti e future in modo integrato. Questo cambio di approccio ha creato delle opportunità importanti nel settore food, quali la collaborazione con ambiti, in passato non considerati perché considerati non rilevanti. Alcuni esempi sono quelli della digitalizzazione, delle tecnologie innovative e dell’analisi dei big data. L’implementazione di questi strumenti abilitanti renderà il sistema agroalimentare più competitivo, resiliente e capace di affrontare, con ancor più efficacia, periodi di emergenza, come quello che sta caratterizzando l’anno 2020, con il Covid-19.

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