Soluzioni nature-based per i vigneti UNESCO del Prosecco

Carbovit ed EnoBee: i progetti che guidano l'innovazione sostenibile nell'agricoltura del Prosecco Superiore DOCG.

Foto Credits @beatricepillotto
foto credits @beatricepillotto

Sono molteplici i progetti di agricoltura sostenibile e innovativa che vengono avviati sulle colline del Prosecco, quelle che nel 2019 hanno ricevuto la qualifica di Patrimonio Unesco. Per la maggior parte, le aziende del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene sono consapevoli della necessità di vedere gli investimenti in questo senso non come un costo ma come una strategia per il futuro. Tanto più che il ricambio generazionale dei produttori locali di Prosecco è tra i più alti d’Italia. Di padre in figlio, come si suol dire.

L’esplosione che ha avuto il Prosecco a livello globale negli anni Duemila ha, sì, creato un indotto multimilionario per questi luoghi, ma ha anche imposto un must imprescindibile: quello di preservare una filiera di eccellenza che deve essere protetta contro le incertezze dei mercati internazionali (vedi dazi), ma anche e soprattutto contro i crescenti stress climatici.

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A questo scopo, e anche a seguito delle restrizioni UE, il Consorzio di Tutela si è dotato di un protocollo viticolo che promuove un approccio sempre più attento alla sostenibilità ambientale e alla sostituzione di prodotti fitosanitari e azoto di sintesi con sostanze organiche, spesso in collaborazione con istituti di ricerca e università.

“Partiamo dal presupposto che non esiste un solo luogo al mondo dove si può fare viticoltura senza trattare. Ma già nel 2012 il Consorzio ha realizzato il protocollo viticolo su base volontaria, che è stato seguito dall’80% dei nostri viticoltori. Si dettavano le regole per utilizzare solo prodotti poco impattanti. Già dall’inizio prodotti come Mancozeb e Folpet venivano totalmente esclusi. Dal 2012, le fasce dei prodotti ammessi si sono impoverite sempre di più perché l’UE ha cominciato a escludere i principi attivi. Quindi, se erano 100, oggi ne sono rimasti 10”, commenta Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene.

Viticoltura sostenibile per il Prosecco alcuni casi pratici

Canale Energia ha incontrato i protagonisti di alcuni progetti innovativi, tra cui spiccano un progetto pilota di Carbon Sequestration e uno di monitoraggio ambientale tramite api sentinella come indicatori di salubrità. Vediamoli da vicino.

 

Il Conegliano-Valdobbiadene spinge sul Carbon Farming

Approvato dalla Regione Veneto nell’ambito del CRS 2023-2027 (Completamento Regionale per lo Sviluppo rurale), l’iniziativa C.A.R.BO.VIT si è aggiudicata un finanziamento di oltre 400.000 €. È frutto di una collaborazione strategica capitanata da PSR Innovazione Veneto in collaborazione con il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, DAFNAE UNI Padova e Coldiretti Treviso.

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Rilievo delle Colline del Prosecco Superiore DOCG Conegliano Valobbiadine

È un partenariato che punta all’innovazione in agricoltura. Il termine sta per Carbonio e Azoto da agricoltura Rigenerativa mediante tecniche BiOsostenibili in VIgneTo. Un po’ contorto, forse, ma l’acronimo funziona. In sostanza, il progetto insegna ai viticoltori come adottare pratiche di gestione del suolo che consentano alle viti di catturare più anidride carbonica dall’aria e di immagazzinarla stabilmente nel terreno. In altre parole, si può pensare al suolo del vigneto come a un serbatoio naturale di carbonio. Tre gli obiettivi principali:

  1. Aumentare la capacità del suolo di immagazzinare carbonio (noto come carbon farming), riducendo così la CO2 atmosferica e migliorando la qualità del suolo.
  1. Sostituire i fertilizzanti azotati sintetici con sostanze organiche naturali e pratiche come il sovescio (seminare piante tra i filari che vengono poi interrate per arricchire il terreno).
  2. Rendere le viti e il terreno più resilienti alla siccità e condizioni climatiche estreme.

Oltre a ridurre l’uso di sostanze chimiche e il bilancio emissivo, queste pratiche mirano a migliorare fertilità e resilienza dei vigneti contro stress idrici e climatici.

Dal campo alla certificazione

Per garantire la replicabilità, C.A.R.BO.VIT adotta l’approccio cosiddetto OFE (On-Farm Experimentation). Quindi non solo teoria: il test avviene direttamente in sette aziende vinicole del Conegliano Valdobbiadene, creando un modello misurabile che, se validato, potrà essere adottato da altri agricoltori della regione e oltre.

Uno degli elementi più innovativi è l’impegno a rendere queste pratiche accessibili e monetizzabili per gli agricoltori. In che modo? Il progetto intende mettere a punto un sistema verificabile di stima del carbonio stoccato nel suolo (carbon farming), basato su modellazione e dati sperimentali. Questo protocollo sarà fondamentale per la futura certificazione dei crediti da terze parti indipendenti.

I risultati attesi includono una baseline georeferenziata dei vigneti, Linee Guida operative per la sostituzione dell’azoto di sintesi e il rafforzamento delle competenze degli imprenditori.

Le api-sentinella del Prosecco DOCG

Noi abbiamo in tutto 220 arnie. Il progetto è partito nel 2018, 43 le aziende aderenti. Di media, sono i colli orientali e la zona del Prosecco. Dal 2018 al 2025 c’è stato un miglioramento. E sai perché? Perché nasce l’attenzione. Cioè: Attenzione, c’è il progetto. Anche chi non voleva comportarsi bene … è sotto la lente”, spiega Maria Grazia De Belli, perito agronomo che si occupa delle arnie del vigneto Arpanta, azienda Bottega, aderente al progetto EnoBee.

viticoltura sostenibile Prosecco
Api Sentinealla_ vigneto Arpanta_Foto AB Comunicazione

Si tratta di un’iniziativa pionieristica che colloca la viticoltura di questi luoghi all’avanguardia nell’integrare produzione di alta qualità e tutela ambientale. Nato nel 2018 e coinvolgendo inizialmente 43 aziende aderenti, il progetto si svolge nel cuore delle Colline UNESCO del Prosecco e in altre aree, mirando a stabilire un modello di convivenza virtuosa tra vigneto ed ecosistema.

L’elemento centrale è l’inserimento di arnie con api all’interno dei vigneti, trasformando questi insetti in vere e proprie “sentinelle ambientali”, in grado, cioè, di fungere da indicatori di salubrità. Il concetto chiave è la stretta correlazione tra salute delle api e salubrità dell’ambiente circostante. Se le api denotano un malessere, questo è un segnale di allarme che investe non solo il singolo vigneto, ma l’intera area. La presenza di colonie forti e vitali è, al contrario, una garanzia di qualità e salubrità dell’ambiente e delle uve prodotte. Una morìa attenzionale scatta se si registrano oltre cento unità al giorno, a seconda del momento stagionale.

La precisione del monitoraggio è garantita da una bilancia digitale installata sotto l’arnia, pilotata da un pannello solare. Il sistema registra costantemente diversi parametri:

  • Temperatura e umidità all’interno dell’arnia.
  • Peso della famiglia (indicatore di forza e presenza di scorte).
  • Numero di voli effettuati (entrate e uscite).

Funzione ecologica e impatto sul territorio

L’implementazione del progetto EnoBee ha portato a un significativo miglioramento nella consapevolezza e nelle pratiche fitosanitarie delle aziende, anche grazie al fatto che la presenza delle arnie pone le attività sotto una “lente” di attenzione. I trattamenti fitosanitari sono eseguiti con particolare attenzione e avvengono di notte. Questo protocollo è importante perché:

  • Di notte, gli insetti (sia quelli dannosi che quelli utili, come le api) sono rientrati nelle loro dimore e sono quindi in protezione.
  • Il trattamento, se effettuato in assenza di vento e lontano dalle infiorescenze, riduce al minimo l’impatto.

La presenza delle api in vigneto non è solo un meccanismo di controllo, ma svolge un ruolo ecologico essenziale. Un esempio di questo è l’impollinazione: grazie alla carica elettrostatica dei loro peli, le api veicolano il polline in modo estremamente efficiente ai fini della biodiversità e produzione agricola. Un’altra ricaduta positiva della loro presenza in vigna è la protezione stessa delle uve: a differenza di altri insetti, non veicolano muffe che portano l’uva alla marcescenza, e quindi contribuiscono indirettamente alla salubrità finale del raccolto.

Nel video i commenti.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.