Sfruttare una patata geneticamente modificata per ridurre fino al 90% l’uso di pesticidi nella coltivazione di questi ortaggi. È la soluzione proposta di un gruppo di scienziati della Wageningen University e del Teagasc, l’agenzia irlandese per l’agricoltura e lo sviluppo alimentare. I test sono durati tre anni e si sono svolti in Irlanda e nei Paesi Bassi usando tre tipi di patate. La ricerca è stata pubblicata sull’European Journal of Agronomy.

L’approccio della ricerca

L’approccio della ricerca prevede che gli agricoltori non distribuiscano il fungicida a meno che una varietà di patata modificata geneticamente sia infettata da un fungo, anche questo passivo di mutazioni per riuscire a “colpire” il vegetale reso più forte. In particolare, sono state realizzate tre tipologie di patate con una resistenza crescente ai funghi sfruttando il processo di cisgenesi. Questa tecnica prevede che i geni vengano trasferiti artificialmente tra organismi strettamente correlati e che le patate vengano poi coltivate in maniera  tradizionale. Con questo metodo l’uso del fungicida è stato ridotto del 90%.

Tempi più veloci

La cisgenesi consente l’arricchimento delle varietà di patate esistenti in appena 3 anni rispetto agli attuali programmi di allevamento di patate che richiedono 10 anni o più per produrre una nuova varietà”, ha spiegato l’Università di Wageningen in una nota. “Oltre ad accelerare il processo di riproduzione, la cisgenesi è più accurata rispetto all’utilizzo di incroci e metodi di selezione convenzionali”.

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