Sono più di 820 milioni le persone che in tutto il mondo hanno sofferto la fame nel 2018. A dirlo è l’edizione 2019 dello State of Food Security and Nutrition in the World”, il  rapporto annuale sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo, realizzato dalle 5 agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di questioni legate alla nutrizione: FAO – IFAD – WFP- UNICEF- OMS.

Un fenomeno in crescita

Il fenomeno, secondo il report, registra purtroppo un trend di crescita continua su scala globale nell’ultimo triennio, con un aumento dell’11% rispetto al dato del 2017.

Africa e Asia le situazioni più critiche

Tra le aree del pianeta che registrano il più elevato tasso di denutrizione c’è l’Africa, dove il numero delle persone che non hanno un adeguato accesso al cibo è in crescita del 20%. In Asia invece è stato riscontrato il più alto numero, in termini di dati assoluti, di persone denutrite: oltre 500 milioni. L’area più interessata è in particolare la parte meridionale del continente.

Necessarie azioni più audaci

Le nostre azioni per affrontare questi trend preoccupanti dovranno essere più audaci, non solo per dimensione, ma anche in termini di collaborazione multisettoriale” spiegano nella prefazione alla relazione i responsabili delle organizzazioni Onu che hanno contribuito alla realizzazione del report.

Fame e basso reddito

Dal documento emerge inoltre come in quei paesi dove il fenomeno della fame è in aumento si rilevi anche una forte crescita della disparità di reddito tra certi ricchi e ceti più poveri. In questa situazione le persone più vulnerabili e meno abbienti fanno fatica a fronteggiare le criticità di una situazione economica difficile.

Promuovere trasformazione inclusiva

Dobbiamo promuovere una trasformazione strutturale pro-poveri, inclusiva e incentrata sulle persone e allo stesso mettere le comunità al centro per ridurre le vulnerabilità economiche intraprendendo un percorso volto a porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione”, hanno sottolineato i leader delle Nazioni Unite.

L’insicurezza alimentare

Per l’edizione 2019 il rapporto valuta anche un altro parametro: l’insicurezza alimentare. Viene, quindi, introdotto per la prima volta un secondo indicatore per monitorare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare l’obiettivo 2.1 sulla prevalenza dell’insicurezza alimentare moderata o severa. Dalle analisi è emerso che il 17,2% della popolazione mondiale, ovvero 1,3 miliardi di persone, non ha avuto accesso regolare a “cibo nutriente in maniera sufficiente”.  Anche se non soffrono necessariamente di fame, sono a maggior rischio di varie forme di malnutrizione e cattiva salute”, si legge nel rapporto.

Climate change e conflitti acuiscono la problematica dell’accesso al cibo

Secondo un’altra analisi realizzata dalla Food and Agricoltura Organization of the United Nations, i continui conflitti e le condizioni climatiche estreme sono tra le cause principali di alti livelli di insicurezza alimentare, fenomeno che interessa milioni di persone.  In particolar modo sono 41 i paesi che “continuano a necessitare di assistenza esterna per il cibo, un dato invariato rispetto a tre mesi fa”. Di questi 31 sono in Africa. 41 paesi sono: Afghanistan, Bangladesh, Burkina Faso, Burundi, Cabo Verde, Camerun, Repubblica centrafricana, Ciad, Congo, Repubblica popolare democratica di Corea, Repubblica democratica del Congo, Gibuti, Eritrea, Eswatini , Etiopia, Guinea, Haiti, Iraq, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Myanmar, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Repubblica araba siriana , Uganda, Venezuela, Yemen, Zimbabwe.

Regno Unito, una relazione sul nesso tra cibo di qualità salute e ambiente

Lasciando da parte le situazioni estreme evidenziate dai report dell’Onu e spostandoci nel Regno Unito, vediamo come il tema del cibo e del suo rapporto con l’ambiente sia al centro di una relazione diffusa in questi giorni dalla Food Farming & Countryside Commission. Secondo il documento, come si legge sul Guardian, un cibo poco salutare ha effetti negativi sia sulla salute pubblica sia sull’ambiente. La commissione sottolinea in particolare che bisognerebbe abbandonare modelli produttivi intensivi a favore di un approccio all’agricoltura più in linea con la natura. Tra le iniziative proposte anche la creazione di un servizio nazionale per offrire ai giovani opportunità di lavoro nelle campagne e la piantumazione di alberi per compensare le emissioni inquinanti. 

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