Il Mercosur rappresenta un traguardo in ottica di accordi internazionali importante. Può rafforzare il ruolo economico e geopolitico dell’Europa in una fase storica segnata da instabilità e competizione globale sempre più aspra. Ma come tutte le cose va fatto bene come ricorda Paolo De Castro, presidente di Nomisma: “gli agricoltori europei chiedono una concorrenza leale. Per questo la vera partita si giocherà nella fase di attuazione. Solo un controllo rigoroso alle frontiere, l’applicazione effettiva delle clausole di salvaguardia e la pretesa di standard equivalenti potranno infatti garantire che l’apertura dei mercati non si traduca in un danno irreversibile per chi produce secondo regole più severe”.
Al centro infatti i passi avanti fatti dalla agricoltura europea rispetto standard qualitativi e di sostenibilità molto elevati con il divieto assoluto all’uso degli ormoni della crescita negli allevamenti, norme stringenti sul benessere animale.
“Il risultato è una distorsione evidente della concorrenza – aggiunge De Castro -. Da un lato l’Europa chiede ai propri agricoltori sacrifici crescenti in nome della qualità e della sostenibilità, dall’altro consente l’ingresso di merci più economiche proprio perché prodotte con standard inferiori”.
Mobilitazione per la Pac a Strasburgo, basta aiutare di più i più ricchi
Intanto è prevista a Strasburgo una nuova mobilitazione che vedrà gli agricoltori europei in piazza a per chiedere una distribuzione migliore e più equa dei sussidi della PAC.
Un tema su cui Greenpeace denuncia come si aiuti chi ne ha meno bisogno. “Nei sei Stati membri considerati, due terzi dei fondi vengono destinati in media al 10% più ricco, mentre circa l’80% dei sussidi si concentra nelle mani del 20% più benestante. Nei Paesi Bassi, in particolare, si registra la concentrazione più elevata, con l’1% più ricco dei beneficiari che riceve il 40% dei sussidi PAC. Il nostro Paese risulta in linea con questo trend o leggermente sopra la media, considerato che in Italia lo scorso anno il 31% dei fondi erogati è finito nelle tasche dell’1% più ricco dei beneficiari, il 69% al 10% e l’82% al 20% dei più ricchi” dichiara in una nota Marco Contiero, direttore delle politiche agricole di Greenpeace Europa.
I maggiori beneficiari di questa distribuzione di fondi pubblici sono: gruppo AGROFERT del Primo ministro designato ceco Andrej Babiš, il più grande proprietario terriero italiano Bonifiche Ferraresi (BF Spa) e gli aristocratici della Casa d’Alba in Spagna.
Puntare su un maggior valore ecologico e sociale
In linea con le conclusioni del Dialogo Strategico sul Futuro dell’Agricoltura, Greenpeace chiede che la nuova PAC elimini gradualmente i pagamenti diretti basati sulla superficie, valutando invece il maggior valore ecologico e sociale, con una azione che metta dei tetti massimi ai sussidi. Infine che si destini almeno il 50% del budget PAC ad azioni ambientali e climatiche entro la fine del periodo di programmazione.
Alcuni numeri del rapporto per mettere in luce beneficiari e aziende ignorate:
- L’Institute for European Environmental Policy ha valutato come con le risorse destinate al solo gruppo AGROFERT di Babiš (16,6 milioni di euro nel 2024) si potrebbero sostenere fino a 7.703 piccole aziende agricole nell’adozione di pratiche più efficienti nell’uso dell’acqua.
- Mentre con i contributi pubblici incassati dalle prime due aziende italiane in classifica per pagamenti diretti, cioè BF Spa e Genagricola, ramo agricolo del gruppo Generali, si ottiene una cifra di oltre 6 milioni di euro, che potrebbe sostenere circa 2.500 piccole aziende nell’adozione di pratiche per il risparmio idrico.
Le garanzie per il settore agricolo comunitario
Per questo la fase finale del negoziato si è concentrata sul rafforzamento delle garanzie per il settore agricolo, con l’abbassamento della soglia della clausola di salvaguardia dall’8% al 5%. Si tratta di un meccanismo in grado di bloccare gli ingressi dei prodotti se incidessero troppo sull’abbassamento dei prezzi. Al contempo la UE ha rafforzato le risorse a sostegno del settore agricolo comunitario, recuperando fondi che nella proposta iniziale di luglio erano stati ridimensionati.
“Altro punto cruciale è il rafforzamento dei controlli alle frontiere, che dovrebbe evitare l’ingresso nel mercato unico a tutti quei prodotti che non rispettano gli standard UE: l’impegno ad aumentare verifiche e tracciabilità diventa fondamentale” sottolinea la nota di Castro.
Azzeramento su dazi ammoniaca
Un quadro che vede centrale anche la scelta di porrre, partire da gennaio 2026, una sospensione temporanea dei dazi all’importazione su ammoniaca e urea provenienti da Paesi extra-UE.
Si tratta di una misura, fortemente voluta dall’Italia e sostenuta da altre organizzazioni agricole, mira a calmierare i costi dei fertilizzanti, che incidono pesantemente sui bilanci delle aziende agricole europee.
“Ora diventa prioritario lavorare per la sospensione del “Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere” (CBAM), la tassa sul carbonio nei fertilizzanti, un provvedimento che mette a rischio non solo i bilanci delle imprese agricole ma la stessa sovranità alimentare dell’Unione” affermano in una nota Coldiretti e Filiera Italia.
Stando ai dati del Centro Studi Divulga i prezzi medi dei fertilizzanti per le imprese agricole italiane hanno già subito un aumento del 49% rispetto al 2019 a causa del conflitto in Ucraina.
- Si va dal +70% per il nitrato ammonico al +59% per l’urea agricola, dal +52% del perfosfato triplogranulare, fino al +20% del cloruro potassico. Una ulteriore impennata non sarebbe gestibile.
Coldiretti su questo tema è da anni impegnata per la promozione dell’uso del digestato. Si tratta di un sottoprodotto del biogas, per cui se si superassero le limitazioni imposte dall’Ue all’utilizzo, si potrebbe garantire maggiori strumenti per assicurare la fertilità del suolo.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















