Vivere nello spazio in totale autonomia. E per realizzare questo progetto che la Nasa sta studiando diverse tecnologie tra cui la tecnologia a Phytofy RL di Osram per ottimizzare la crescita ortofrutticola nello spazio.

La tecnologia si basa su illuminazione LED che permette attraverso una radiazione con luce a diverse lunghezze d’onda, di controllare e accelerare il ciclo di crescita delle piante, ottenendo quindi maggior produttività e potendo raccoglierne i risultati più spesso o quando necessario.

Variando l’illuminazione si possono alterare le caratteristiche organolettiche e nutritive delle piante, oltre che favorirne la crescita realizzando delle vere e proprie “ricette” di luce. Steve Graves, Strategic Program Manager of Urban & Digital Farming di Osram Innovation (Americas Region) spiega a Canale Energia obiettivi e potenzialità del progetto.

Pensando al cambiamento climatico può avere un senso molto stringente progettare luce e impianti per la crescita di piante in ambienti estremi. In questa ottica che tipo di sfida rappresenta lo spazio?
Il progetto con la Nasa ha come obiettivo lo studio della crescita delle piante nello spazio, nello specifico nell’ambente della stazione Spaziale Internazionale, usando la luce artificiale.
Manipolando la luce i ricercatori possono influenzare la crescita, l’efficienza, i valori nutrizionali e anche il sapore di una coltivazione. Attualmente il sistema Phytofy RL è in uso in serre di crescita presso il Kennedy Space Center, in Florida in una serra che riproduce le caratteristiche della Stazione orbitante Internazionale. I LED si prestano bene per questa tipologia di applicazione sono robusti con caratteristiche termiche favorevoli e hanno un lungo decorso di vita.

Nello specifico che tecnologiche servono per far crescere l’agricoltura nello spazio?

La luce è certamente uno dei componenti più importanti per rendere possibile la coltivazione di piante nello spazio. La luce è l’elemento essenziale affinché esse possano crescere. Con la luce come ho già spiegato possiamo influenzare il sapore oltre che i tempi di crescita. Ad esempio con una determinata illuminazione una pianta di basilico può essere piccate o no.

Nello specifico ambienti confinati o a energia limitata richiedono una ottimizzazione di tutti gli elementi di forma e di efficienza energetica ed elettronica di ogni sistema anche quello di coltivazione.

Stiamo lavorando con un team di ricercatori della NASA e dell’università di Stato del Michigan (USA) per ottimizzare al meglio questo sistema di illuminazione e siamo fiduciosi che riusciremo a venire incontro alle esigenze degli orticoltori.

Quanto tempo vi ha dato la Nasa per terminare il progetto?
Abbiamo lavorato con la Nasa diversi mesi per individuare le necessità del progetto. L’istallazione del Phytofy RL è stata completata a Gennaio e le attività stanno continuando.

Di quanta energia ha bisogno questo sistema di illuminazione, più meno di quanta ne serve sulla terra?

Al momento il sistema è attivo al Kennedy Space Center, situato in Florida, non nello spazio, quindi non è possibile avere una idea dei consumi in altri ambiente.

Abbiamo parlato di orticoltura, ma sarà possibile arrivare a coltivare frutti?

Come l’insalata anche la frutta ha bisogno di luce per crescere. Il sistema di illuminazione si può testare in questo campo, specialmente rispetto ad una analisi dei processi di fotobiologia.

Un ultima domanda, considerato quanto si parla di turismo spaziale e visto quanto sarà essenziale l’aspetto di illuminazione state pensando a declinare la vostra tecnologia verso questo settore?

Come azienda guardiamo sempre al futuro. Stiamo sviluppando nuove e innovative tecnologie per diversi climi. La nostra esperienza spaziale ad oggi si basa con il lavoro su terra con il team di ricerca nel cibo della Nasa. Se il turismo spaziale prendesse piede allora si verrebbe a creare un intero nuovo mercato per lo sviluppo tecnologico e industriale, incluse le hight tech company come la nostra di Osram.

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.