Sfruttare l’acquaponica, una combinazione di coltura idroponica e allevamento di pesce d’acqua dolce, per ottenere risultati rilevanti in termini di risparmio idrico ed energetico. E’ questa la scommessa di BLUEGRASS, il progetto transfrontaliero Italia-Slovenia avviato grazie a un finanziamento Interreg V-A  2014-2020. Nell’ambito dell’iniziativa, della durata  complessiva di 30 mesi, saranno realizzati due impianti pilota rispettivamente vicino a Porcia, nel pordenonese, e a Koper, in Slovenia. Strutture che permetteranno di far crescere, da una parte, i pesci, dall’altra, le piante condividendo l’acqua attraverso meccanismi circolari e sostenibili.

In particolare l’obiettivo del progetto è quello di dare vita a una produzione di scala medio piccola (“una produzione di nicchia”) di pesci come carpe o trote e ortaggi come zucchine, pomodori o melanzane, il tutto con risultati notevoli in termini di efficienza. Si parla infatti di un risparmio idrico massimo del 90% rispetto alle coltivazioni tradizionali, un vantaggio a cui si aggiunge anche l’eliminazione di pesticidi e fitofarmaci e una consistente riduzione delle emissioni di CO2, risultato che si ottiene quando il sistema entra in equilibrio. Proprio quest’ultimo aspetto sarà uno dei temi centrali su cui si concentrerà l’attenzione dei ricercatori durante la sperimentazione per capire quali parametri modulare per creare processi sempre più performanti.

A promuovere il progetto è un consorzio creato ad hoc e formato dalle Università di Ca’ Foscari (leader partner) e di Liublijana, dallUTI (Unione Territori Intercomunali) del Noncello, dalla cooperativa KZ-Agraria e da Shoreline, cooperativa insediata in AREA Science Park, che si dedicherà alla gestione dei gruppi di lavoro e collaborerà al monitoraggio delle acque negli impianti sperimentali.

Insieme a Marco Francese di Shoreline, responsabile del workpage 3.3 inerente i gruppi di lavoro, abbiamo approfondito alcuni aspetti del progetto.

Quando ha avuto inizio il progetto e in che fase di sviluppo vi trovate?

Il progetto è partito a ottobre. Adesso stiamo svolgendo l’indagine di mercato per sondare il livello di conoscenza dell’acquaponica. Diciamo che come primi risultati abbiamo potuto verificare come non ci sia molta competenza su questi temi, sono presenti ancora molti preconcetti. In questo momento in particolare stiamo concludendo l’indagine di mercato e si stanno creando i gruppi di lavoro. Dopo aprile questi gruppi cominceranno a lavorare per realizzare, entro l’estate, i due impianti pilota. I team, composti da stakeholder sloveni e italiani, ci affiancheranno durante la realizzazione dei progetti pilota confrontandosi su tecnica e risultati.

Negli ultimi 6 mesi del progetto verranno istituiti dei target group attraverso i quali ci rivolgeremo in primis al mondo dei consumatori e delle istituzioni, in seguito anche al mondo dei produttori, ovvero chi può valutare un investimento su questa tipologia di progetti. Infine parleremo a studenti e lavoratori del settore.

L’acquaponica è una tecnica che per sua natura richiede impianti di taglia medio – piccola. Chi sono gli utilizzatori di un sistema simile?

L’acquaponica strutturalmente non è un impianto intensivo concepito per essere applicato su grande scala. Non si può pensare di realizzare impianti di produzione con elevate quantità di pesci, perché la proporzione necessaria tra il volume di acqua, il pesce di vasca e il campo verticale necessario è 1:10. Un allevamento intensivo di pesce realizzato con questo sistema dovrebbe infatti avere estensioni molto rilevanti. Questo tecnica è invece pensata proprio per i piccoli agricoltori, ma soprattutto è idonea in regioni in cui c’è carenza di risorsa idrica. Può sembrare strano, ma in Slovenia, nelle parti pedemontane, l’acqua non è sempre così disponibile, perché viene sfruttata molto sia per la potabilità sia per altri usi. Lo stesso vale anche per l’Italia, molti allevamenti ittici regionali emungono l’acqua dalla falda, con un consumo idrico notevole.

Come funziona questo progetto di impianto simbiotico e come si compone?

Le componenti di un impianto sono due: l’allevamento ittico, ad esempio una vasca in cui c’è il pesce allevato, e la struttura in cui sono presenti le piante. L’acqua passa per un biofiltro che trattiene le parti grossolane, mentre i batteri nitrificatori trasformano i residui azotati dell’allevamento ittico in nutrienti che le piante possono assorbire, ovvero nitrati e nitriti. A quel punto quest’acqua ricca di nutrienti viene fatta confluire sulle radici delle piante con diversi sistemi (cuscinetti di crescita, a gocciolamento, con film d’acqua sottile etc) . Il mangime dato ai pesci può avere anche alcune aggiunte, sostanze che possono servire alle piante. E’ invece impossibile usare pesticidi sulle piante, perché questo ucciderebbe l’allevamento ittico.

Nella vostra attività di monitoraggio quali elementi prenderete in considerazione?

Monitoreremo soprattutto le concentrazioni di nutrienti, quindi: nitriti e nitrati, il ph, la temperatura, l’ossigeno – che serve sia ai pesci sia alle piante –  e poi ovviamente anche la luce.

L’assenza di pesticidi è una dei vantaggi di questa tecnica insieme alla riduzione di emissioni di CO2 e di utilizzo di acqua. Quali sono invece le criticità da gestire?

C’è solo un rischio dalle nostre parti e riguarda il raggiungimento dell’equilibrio del sistema. Uno stato particolare che è influenzato dalle temperature, sia quelle estive che possono essere troppo calde, sia quelle invernali, che possono essere molto fredde. Questa sarà un aspetto su cui dovremo lavorare.

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