Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Si tratta di un’occasione per riflettere su questioni chiave del settore come la lotta allo spreco alimentare, l’accesso al cibo e alla promozione di filiere produttive a basso impatto ambientale. Temi  questi su cui si concentrano diversi studi e iniziative a livello globale. Qui di seguito ne vediamo alcune.

Scegliere le verdure in mensa

Una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of The United States of America (PNAS), ha scoperto che le scelte fatte quando si mangia in mensa virano maggiormente verso piatti di verdure quando il numero di opzioni vegetariane è maggiore. In questi casi la percentuale di utenti che sceglie questi cibi aumenta addirittura di una percentuale compresa tra il 40 e l’80%. Si tratta di un esempio che mostra come iniziative in apparenza marginali, in realtà possano avere un effetto rilevante sulle scelte degli utenti, indirizzandole verso stili di vita più in linea con l’ambiente e la salute. “Passare a una dieta con più quantità di vegetali è uno dei modi più efficaci per ridurre l’impronta ambientale del cibo”,  sottolinea su sciencealert.com  Emma Garnett, dell’Università di Cambridge nel Regno Unito, tra gli studiosi che hanno firmato la ricerca.

Italia prima in UE per consumo di frutta

Per quanto riguarda il nostro Paese, i dati relativi al consumo di verdure sono estremamente positivi, stando ai dati di un report realizzato da Fondazione Barilla e lanciato in questi giorni a ridosso della Giornata internazionale dell’alimentazione. L’Italia è infatti prima in UE per consumo di frutta e terza per quello di verdura. I nostri connazionali scelgono in particolare frutta una volta al giorno nell’85% dei casi e verdura nell’80% dei casi. Tuttavia un progressivo distacco dal modello alimentare incentrato sulla dieta mediterranea ha fatto sì che il 58,5% degli italiani sia sovrappeso o obeso. Inoltre meno del 60% raggiunge livelli di attività fisica raccomandati. 

Cibo e consumo idrico

Un altro studio realizzato dalla “Australia’s National Science Agency”, ha invece analizzato il consumo idrico legato alla produzione di una serie di alimenti. Una questione centrale visto che il sistema alimentare rappresenta circa il 70 percento dell’utilizzo globale di acqua dolce. Secondo i dati raccolti, la  dieta media dell’australiano richiede il consumo di 362 litri di acqua al giorno, valore leggermente inferiore per le donne e per gli adulti di età superiore ai 71 anni. Nello specifico gli alimenti con la più alta impronta idrica sono mandorle (3.448 litri / kg), albicocche secche (3.363 litri / kg) e cereali per la colazione a base di riso soffiato (1.464 litri / kg). Specularmente gli alimenti con la minima impronta idrica sono pane integrale (11,3 litri / kg), avena (23,4 litri / kg) e ceci imbevuti (5,9 litri / kg)

Pesca e sostenibilità, un binomio vincente 

Un tema importante in ambito alimentare è poi quello dell’impatto ambientale della pesca. Secondo il nuovo rapporto relativo all’anno fiscale 2018 – 2019, il 15% del pescato globale è certificato secondo lo standard MSC, dato in aumento rispetto al 10% del 2014. Un trend che, secondo l’associazione, testimonia il crescente impegno green del comparto. Tra i tanti fattori che hanno contribuito a uno scenario di questo tipo una crescente domanda di sostenibilità da parte dei consumatori (83%) e una maggiore disponibilità di prodotti di prodotti frutto di filiere in linea con l’ambiente.  Accanto a questi scenari vanno poi considerati l’adesione crescente agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e un maggiore impegno dal mondo della pesca nei Paesi in via di sviluppo, da dove proviene oltre la metà dei prodotti ittici del mondo. In queste zone in particolare le attività di pesca certificate sono più che raddoppiate negli ultimi due anni (da 59 nel 2017 a 124 nel 2019), “anche grazie a progetti promossi da MSC in Messico, Indonesia e Sudafrica”, come sottolinea l’associazione in una nota.

Una magic box contro gli sprechi alimentari

Una questione di primaria importanza quando si parla di food è la lotta allo spreco. Per cercare di arginare il fenomeno tante sono le iniziative messe in campo. Un esempio è la collaborazione, in occasione della giornata mondiale del cibo, tra l’organizzazione umanitaria internazionale “Azione contro la Fame” e l’app antispreco Too Good To Go. In particolare, il 16 ottobre, per ogni Magic Box venduta, ovvero le bag con una selezione a sorpresa di prodotti invenduti “troppo buoni per essere buttati”, sarà possibile devolvere 1 euro in favore dei programmi di “Azione contro la Fame” che da 40 anni, in 50 Paesi del mondo, è attiva nella lotta contro la malnutrizione.

I mondeghili milanesi per combattere il food waste

Un’altra iniziativa che declina in maniera originale il tema della lotta allo spreco di cibo è quella promossa da Foorban, startup del food-tech, e da Food for Soul – l’associazione no-profit fondata dallo Chef Massimo Bottura e dalla moglie Lara Gilmore, nata per promuovere il recupero delle eccedenze alimentari. Protagonista in questo caso è un piatto tipico della cucina milanese: i “Mondeghili”. La startup e l’associazione, infatti, hanno deciso infatti di organizzare un’attività di “team building gastronomico” a sfondo benefico, tra i dipendenti di Foorban. Una sfida culinaria a base di eccedenze alimentari da cui eleggere il “primo piatto contro lo spreco alimentare”, ovvero “I mondeghili della tradizione”, piatto che sarà poi incluso nei menù di Foorban, con l’obiettivo di finanziare uno dei progetti di Food for Soul.

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