Senza un’inversione di tendenza nella gestione degli allevamenti animali, adottare una dieta vegana potrebbe essere la scelta più utile da fare per ridurre  notevolmente le emissioni causate dall’industria alimentare. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science a cui ha partecipato anche il Dipartimento di Zoologia e Ambiente dell’Università di Oxford.

USA, consumo pro- capite carne tre volte superiore a media globale

Negli USA, un Paese dove si registra un consumo pro-capite di carne tre volte superiore alla media globale, puntare su un’alimentazione vegana potrebbe ridurre le emissioni dell’industria alimentare di una percentuale compresa tra il 61% e il 73%. In questo modo si riuscirebbe inoltre a ridurre il terreno agricolo globale di circa 3,1 miliardi di ettari.

Diete vegane, il miglior modo per ridurre l’impatto

In questo momento, è meglio cambiare ciò che si consuma piuttosto che cercare di acquistare prodotti animali sostenibili, quindi le diete a base di vegetali  sono il modo migliore per ridurre l’impatto sui prodotti alimentari”, afferma su NewsWeek Joseph Poore, Dipartimento di Zoologia e Ambiente, Università di Oxford, e coautore dello studio pubblicato su Science.

Qualche numero

Ma cerchiamo di fare qualche esempio. Rispetto ai coltivatori di piselli, gli allevatori di bovini (quelli che limitano l’impatto ambientale) usano 36 volte più terra e emettono sei volte più CO2. Inoltre il 15% della produzione di carne bovina utilizza circa 950 milioni di ettari di terra in tutto il mondo e genera circa 1,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente.

Il latte vaccino

Non fanno eccezione neanche i prodotti come il latte vaccino. Questo prodotto, realizzato mediante filiere a basso impatto, produce comunque il doppio delle emissioni e utilizza quasi il doppio della terra rispetto alla stessa quantità di latte di soia.

Cambiare i nostri consumi

“La produzione alimentare crea enormi oneri ambientali”, sottolineano i ricercatori, “ma questi oneri non sono una conseguenza necessaria dei nostri bisogni, possono essere ridotti drasticamente cambiando il modo in cui produciamo e consumiamo”. 

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