Cresce la sensibilità degli italiani in materia di sostenibilità anche a tavola, con il 58% che afferma di compiere scelte sostenibili quando acquista prodotti alimentari. Seppure il 52% sia fortemente convinto che l’impegno del singolo non sia sufficiente a proteggere l’ambiente, ma che occorra un reale impegno dell’industria.

Cosa si aspettano gli italiani dalle imprese

A rivelarlo i risultati della relazione di Nomisma presentata martedì 14 settembre all’evento “Verso Cop 26, il contributo della filiera agroalimentare agli obiettivi di neutralità climatica”, organizzato con il patrocinio del ministero della Transizione ecologica. Il documento rivela che gli aspetti ritenuti più importanti nel valutare la sostenibilità di un’azienda sono: per il 64% l’utilizzo di fonti rinnovabili, per il 60% l’utilizzo responsabile delle risorse e per il 37% la produzione sul territorio nazionale.

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E dalla filiera agroalimentare

Analizzando le azioni che il consumatore chiede di intraprendere alla filiera agroalimentare, il 62% chiede di ridurre i pesticidi e altre sostanze chimiche nei campi e negli allevamenti. Garantire il benessere degli animali è importante per il 41% del campione.

Alle aziende che producono packaging, il 45% chiede di utilizzare materie prime 100% riciclabili. All’industria alimentare di aumentare l’utilizzo di confezioni sostenibili (47%) e utilizzare fonti energetiche rinnovabili (42%). 

La distribuzione deve aumentare l’offerta di prodotti con pack sostenibili e rendere gli stessi punti vendita più sostenibili, aumentando le offerte riservate a questi prodotti.

La risposta delle aziende dell’agroalimentare

Tutti hanno concordato sul fatto che l’obiettivo non può essere produrre di meno, ma  eventualmente produrre meglio e beni di qualità. La sfida, come affermato dal presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari, “è di consumare meno ma producendo di più, facendo ognuno la propria parte”. “Per il packaging poi, i nostri sforzi sono massimi: stiamo riducendo la grammatura della plastica e la stiamo sostituendo con quella riciclata. Inoltre stiamo sostituendo la plastica dei vasetti di yogurt con la carta 100% riciclabile”. Il presidente Calzolari ha poi ribadito che per ridurre le emissioni e i farmaci per gli animali e monitorare i propri parametri, si debba digitalizzare l’azienda. Per questo robotica e agricoltura 4.0 stanno entrando nelle stalle.

Il packaging di Tetra Pak si dimostra sempre più attento in materia di piante, fonti rinnovabili e decarbonizzazione dei materiali. Per il latte fresco c’è un pacchetto costituito solo da cartone e canna da zucchero e quindi a impatto zero. Stiamo lavorando anche per le confezioni asettiche, per offrire un packaging sempre più sostenibile”, ha detto Francesco Faella. 

L’esperienza della filiera Barilla racconta di una sostenibilità economica messa in pratica attraverso i contratti di filiera, perché i cambiamenti qui si possono fare solo se si è dentro quest’ultima. La riduzione degli sprechi è uno dei vantaggi dei contratti di filiera: nemmeno un chicco di grano viene sprecato, si parte dal seme e si arriva al consumatore sulla base della quantità richiesta e quindi prodotta. Il contributo di questo tipo di contratti ha peso di rilievo anche all’interno del Pnrr. Come affermato da Leonardo Mirone, “l’azienda adotta dei sistemi avanzati come i tool che permettono di seminare la giusta varietà di grano che inquina di meno”.

Marco Padroni, rappresentante dei distributori presente al tavolo, sottolinea come ora ci sia una sostenibilità che è spesso più marketing che altro, “molti la comunicano ma non la fanno”. Ricorda di quando il marchio Coop si muovesse in questa direzione già negli anni ’80, eliminando il fosforo dai detersivi e i coloranti ben 25 anni fa, quando ancora di sostenibilità non si parlava.

“Ogni azienda e attività deve ridurre la CO2, ma investendo a monte. Ad esempio, le uova delle galline allevate a terra, per le quali ci vuole banalmente più terra, costano di più, ma se tutti allevassero in questo modo, il costo si ridurrebbe, perché si estenderebbe una buona pratica generale”. Continua Padroni: “Il consumatore ha due cuori: uno guarda al suo interesse e l’altro alla collettività, la sostenibilità non deve perciò diventare una cosa per ricchi, se le uova ostano 1 cent. in più va bene. Se costano 10 cent. in più allora non si arriva da nessuna parte. Il biologico si può fare, ma non al 70% in più, se no quel mercato non cresce, con un aumento ragionevole che vada dal 5 al 15% invece, forse ci sono buone probabilità che prenda piede”. 

Infine, un’azienda che fa del suo brand un motto contro lo spreco alimentare è Too good to godi Eugenio Sapora. Attraverso un’app aiuta i commercianti a non buttare l’invenduto rimasto. Ovviamente, afferma Sapora, “noi facciamo il primo step intervenendo in fase di retail. In realtà, nel 99% dei casi la gente butta il cibo perché c’è scritto ‘da consumarsi entro’. A questo proposito con Granarolo abbiamo fatto una label che dice per quanto ancora è buono il prodotto, evitando così inutili sprechi”.

Le istituzioni a supporto delle imprese di filiera

Andrea Accorigi, della segreteria tecnica del Ministero della Transizione ecologica, ha riferito nel corso del tavolo istituzionale che è stata fatta una proposta di piano di transizione ecologica. Questa non è ancora approvata, ma vuole agire per ridurre le emissioni climalteranti. Il documento è frutto della collaborazione trasversale e sistemica anche con altri ministeri. Sostanzialmente, prevede dei pacchetti di policy da attuare, che saranno monitorati sulla base di indicatori condivisi a livello Istat.

Marcella Mallen, copresidente di Asvis, è intervenuta affermando: ”Il sistema alimentare produce un terzo delle emissioni, ma è contemporaneamente un settore molto impattato dai cambiamenti climatici. Ha inoltre un forte legame con la salute e l’aumento demografico (…). La fame nel mondo potrebbe essere tranquillamente controbilanciata dagli sprechi alimentari che si possono evitare: è infatti necessario redistribuire”.

L’on. Manlio di Stefano, sottosegretario agli Affari Esteri, ha rivelato come la Farnesina stia lavorando sul sostegno alle imprese esportatrici, dedicandosi a diversi filoni. “Ora gestiamo ed abbiamo erogato 5,4 miliardi di euro in sostegni finanziari proprio per l’internalizzazione delle imprese, chiedendo loro di che tipo di sostegno hanno bisogno, con una quota riservata alla finanza verde”. Continua il sottosegretario: “Stiamo conducendo una battaglia sui temi dei nutri-score, dove si guarda ai risultati senza guardare ai processi e questo non ha senso. Io e il ministro Patuanelli ci stiamo battendo perchè non sia così, lavoriamo affinché le imprese italiane raggiungano livelli sempre più alti per essere pronte ad affrontare le sfide di un futuro sostenibile”.

Infine, la sen. Maria Alessandra Gallone, segretaria della 13° commissione permanente Territorio e Ambiente, sottolinea come in molte confezioni non è ancora indicata la modalità di smaltimento e riciclo dei materiali e che la normativa europea in merito non dovrebbe tardare ad arrivare. “In commissione ambiente ci stiamo lavorando sia affiancandoci alle direttive europee che con i nostri provvedimenti: i tempi non possono dunque essere biblici, al fine di evitare un packaging dannoso soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento del prodotto. È la prima volta che la UE cerca di progettare obiettivi e provvedimenti che coinvolgano l’intera filiera alimentare”. Conclude la sen. Gallone: “Per la filiera agroalimentare, ci vogliono investimenti mirati in ricerca e innovazione, saper gestire ed elaborare i dati e condividere la conoscenza, ci vuole molta condivisione, oltre a innovazione e formazione”.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.