Acquistavano pellet da alcune società dell’Est Europa e, prima di trasportarlo in Italia, lo vendevano a due ditte “filtro” che sparivano, insieme al debito di imposta maturato verso lo Stato, una volta ottemperati gli obblighi doganali. Con questo meccanismo cinque piemontesi, tra cui un commercialista, e due cittadini russi hanno sottratto alle casse dell’Erario circa 11 milioni di euro.

L’operazione Perniciosa Flagrantia

La filiera illecita del pellet è stata ricostruita grazie all’operazione Perniciosa Flagrantia partita nel 2017 e condotta dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. È stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Paola De Franceschi.

L’inizio delle indagini

Il sospetto è sorto due anni fa con l’identificazione di un anomalo flusso di pellet arrivato in Friuli tramite due aziende locali guidate dai trentottenni russi B.A. e N.S. da due anni trapiantati a Udine. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Udine e i funzionari del locale ufficio delle dogane hanno scoperto la contraffazione del marchio di certificazione di qualità del pellet e hanno sequestrato in più fasi alcuni carichi presso gli spazi doganali del Nord Est.

Criticità su versamento Iva e dazi doganali

I finanzieri e i doganieri hanno poi seguito gli scambi commerciali della filiera di importazione e vendita del combustibile. Hanno così individuato alcune criticità sulla determinazione e sul versamento dell’Iva e dei dazi doganali. Gli investigatori sono risaliti ai proprietari delle due ditte “filtro”: l’eporediese di 65 anni C.N.M e il vercellese di 50 anni T.B.. I due uomini avevano contraffatto i documenti di identità e si facevano chiamare, rispettivamente, Monteanu Iulian e Costea Firona per confondere la catena degli approvvigionamenti e ottenere fidi bancari e conti correnti. In dogana i finti romeni esibivano fatture di acquisto con valori inferiori a quelli ottenuti. Il vantaggio, così, era duplice: da un lato, la riduzione del dazio e, dall’altro, la compensazione dell’Iva con inesistenti crediti d’imposta.

30 società fittizie

In questa filiera illecita altre società intestate ad alcuni prestanome si interponevano tra le aziende che avevano acquistato e importato il prodotto e i reali acquirenti finali per azzerare il debito fiscale. La frode non avveniva solo con il contrabbando e la sottofatturazione di pellet proveniente dall’Est Europa. Le società fittizie, 30 in totale con sede in Austria, Slovacchia e Slovenia, compravano anche metalli e automobili per incrementare i passaggi della filiera commerciale.

L’operazione, si legge nella nota stampa della Guardia di Finanza, ha previsto indagini, tecniche e finanziarie, l’esame di numerosi apparati informatici, i riscontri internazionali ottenuti nei paesi in cui le società avevano la sede.

Le disposizioni del gip

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto le richieste del pubblico ministero e degli investigatori e disposto gli arresti domiciliari di C.N.M e l’interdizione dall’esercizio di impresa per un anno a carico dei russi B.A. e N.S.. Inoltre, ha disposto il sequestro per valori e beni pari a 3,5 milioni di euro a carico degli 11 soggetti colpevoli della frode.

Pellet sequestrato a comunità bisognose

I 750.000 chili di pellet sequestrati nei controlli del 2017 e negli spazi doganali saranno devoluti a organizzazioni umanitarie per distribuirle alle popolazioni colpite da eventi di calamità naturale.

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