ricicloL’Italia è il secondo paese in Europa per recupero e riciclo di rifiuti, con un tasso del 49% contro una media UE del 46%, e per i tassi di crescita nel recupero della frazione organica, per il quale partiva ultima nel 2007 e oggi è seconda pari merito con l’Inghilterra. Sono alcuni dei dati contenuti nell’Analisi dei modelli di gestione dei servizi di igiene ambientale nei principali Paesi europei realizzata da PricewaterhouseCoopers per Utilitalia e presentata oggi alla Fiera di Rimini nell’ambito di Ecomondo (7-10 novembre).

Le città sopra i 45 mila abitanti

Il report scatta una fotografia della situazione eureopea concentrandosi sulle realtà con oltre 45 mln di abitanti: Germania, Italia, Regno Unito, Francia  e Spagna. La Germania è prima in classifica per materiale recuperato (65%) registra tassi superiori alla media europea per l’incenerimento (35% contro il 27%) e una bassa percentuale di invio in discarica (0,2%), mostrando che se diminuisce il ricorso alla termovalorizzazione aumenta lo smaltimento in discarica. Rapporto evidente nei risultati della Spagna che registra il 33% di materiale recuperato, il 12% incenerito e un picco del 55% inviato in discarica. L’Italia, come detto, è seconda per recupero e riciclo e consegue il 21% di incenerimento e il 30% di discarica. Il Regno Unito e la Francia, altre best practice a livello internazionale, registrano, rispettivamente, con il 45 e il 40% di recupero, il 32% e il 35% di incenerimento e il 23 e 26% di discarica.

Il panorama è molto variegato, come evidenzia Pietro D’Alema, Senior Advisor di PwC che ha curato lo studio, “dai sistemi di governance del settore ai modelli di organizzazione dei servizi ai regimi tributari e tariffari“. Unico fil rouge rispetto agli assetti dell’industria in tutti i Paesi “il tendenziale trasferimento della ‘titolarità delle funzioni’ dai singoli Comuni a strutture sovracomunali”, nonchè “il ruolo ancora prevalente delle gestioni pubbliche nella gestione dei rifiuti urbani, anche in quei Paesi storicamente avanzati nella liberalizzazione dei servizi”, conclude D’Alema.

I dati delle capitali

A Berlino con i suoi 3,4 mln di abitanti va la medaglia d’oro per la raccolta differenziata con un tasso del 43%, seguono Roma (2,8 mln di abitanti) con il 39% e Londra (8,7 mln di abitanti) 34%. Infine Parigi (2,3 mln di abitanti) con una percentuale nettamente più bassa del 19% e Madrid (3,2 mln di abitanti) con il 17%.

Gli impianti di incenerimento

In Germania sono presenti 103 impianti con una capacità media annuale di 250 mila ton ciascuno, in Francia 126 impianti con una capacità media di 116 mila ton, in Italia 41 impianti (13 in Lombardia, 8 in Emilia Romagna e 5 in Toscana, le prime tre Regioni) con una “bassa” capacità di trattamento che si attesta su una media di 172 mila ton, in Inghilterra 36 con una capacità di 280 mila ton, in Spagna 10 (capacità di 273 mila tonnellate l’anno).

Le sfide del recupero in Italia

Spostando lo sguardo al futuro, tante le lacune per l’Italia da colmare, riassunte nel commento in nota stampa del Vicepresidente di Utilitalia Filippo Brandolini: l’importanza della “regolazione di un’Authority indipendente” che “supporterebbe entrambi i processi” del settore energia e idrico; delle “aggregazioni tra gestori e un sistema tariffario coerente con la sostenibilità economica e ambientale del servizio”; di “una tariffa modellata su principi di equità, trasparenza, flessibilità” per “responsabilizzare tutti gli attori: le istituzioni, le imprese e anche i cittadini, cui va il merito di aver migliorato la raccolta differenziata nel Paese”.

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