Raccogliere e rendere accessibili a tutti, gratuitamente, i dati contenuti nelle dichiarazioni non finanziarie redatte dalle principali aziende italiane, a partire dalle 211 relative al 2018. Sono questi gli obiettivi principali con cui è stato realizzato “l’Osservatorio DNF – Osservatorio delle Dichiarazioni Non Finanziarie (DNF) e delle Pratiche Sostenibili”, iniziativa frutto della collaborazione tra il dipartimento degli Studi aziendali e giuridici dell’Università di Siena e il CSR Manager Network, l’associazione italiana che riunisce oltre 150 professionisti che si dedicano a strategie e progetti di Sostenibilità. Elemento chiave del progetto è la “libertà di accesso” alla piattaforma online che ospita il database, dove è possibile reperire informazioni consultando le oltre 200 Dichiarazioni Non Finanziare raccolte. “L’idea è che gli utenti, imparando ad avere sempre maggior dimestichezza con questo strumento, possano contribuire ad arricchire il database di partenza e ritagliarsi il percorso di analisi che preferiscono”, ha spiegato a Canale Energia Fulvio Rossi, presidente del CSR Manager Network e Responsabile Sostenibilità di Terna SpA con cui abbiamo approfondito alcuni aspetti dell’iniziativa.

Come è nata l’idea di creare questo osservatorio?

Il progetto nasce da una consapevolezza, comune a noi e all’università di Siena, del fatto che, da un lato, il reporting sia uno dei compiti fondamentali delle funzioni di sostenibilità e, dall’altro, questo strumento stia registrando una crescita di interesse legata alle novità normative che hanno introdotto l’obbligo di redigere il DNF. Ci è sembrato pertanto utile fornire uno strumento di supporto a tutti coloro che lavorano su queste tematiche. Chi si occupa di sostenibilità di impresa, ma anche chi fa ricerca, potrà avere un punto di riferimento per accedere in modo libero e diretto a tutte le DNF pubblicate, ma anche a un database che ha già effettuato in qualche modo una prima classificazione. In sostanza questo progetto è un modo per iniziare a dare una risposta a un’esigenza conoscitiva che sta crescendo sempre di più.

I dati raccolti saranno poi usati come base per la realizzazione di ricerche oppure il focus del progetto è la raccolta dei dati?

Sicuramente l’università di Siena realizzerà delle ricerche e le metterà a disposizione degli utenti del sito. In generale la nostra esigenza è la classificazione delle dichiarazioni non finanziarie prodotte, con l’obiettivo di valutare, ad esempio, lo standard di rendicontazione, l’estensione del documento o la sua collocazione. Si tratta di aspetti che si focalizzano sulla modalità con cui queste dichiarazioni vengono redatte.

Dal mio punto di vista, però, tutto questo è solo un inizio. Ad esempio si può pensare a un’evoluzione del database, che consente a chi è interessato un accesso immediato alle informazioni, verso l’analisi di alcuni indicatori specifici. 

In generale sono tante le potenzialità di un progetto di questo tipo, elementi che devono ancora essere messi a fuoco completamente. E’ uno strumento di lavoro, ma anche un supporto per attività di ricerca che migliorerà sempre di più con l’aumento dei dati che man mano verranno classificati. Già con i nuovi dati dei report sul 2018 si potranno fare dei primi confronti in diacronia, analizzando le informazioni nell’ottica di un’evoluzione temporale.

Quale criterio avete adottato per selezionare le aziende?

Sulla piattaforma sono presenti tutte le dichiarazioni non finanziarie presentate alla Consob, secondo le indicazioni della norma.

Dai dati raccolti sulle DNF pubblicate nel 2018 quali evidenze sono emerse?

Le  analisi in questa prima fase si sono concentrate, per esempio, su eventuali differenze nella modalità di redazione dei documenti. Mi riferisco agli elementi caratterizzanti le società che hanno realizzato la dichiarazione finanziaria per la prima volta rispetto a quelle che invece hanno innestato questa novità normativa su un’attività di reporting volontaria già esistente. Chi già redigeva un rapporto di sostenibilità tipicamente ha fatto confluire la dichiarazione non finanziaria in questo documento. Chi invece non ce l’aveva prima ha scelto di produrre qualcosa di nuovo che tipicamente è stato inserito nella relazione finanziaria annuale. Un’altra differenza riscontrata è stata quella relativa alla quantità di parametri presi in considerazione e al numero delle pagine del documento.

È chiaro che, in generale, da questa prima analisi emerge un differente grado di maturità nella rendicontazione tra chi aveva già iniziato a realizzare il documento e chi ha iniziato dopo. Questa situazione può essere interpretata in chiave positiva: anche chi realizzava già il rapporto ha avuto infatti un’evoluzione rispetto alle sue prime esperienze. Noi ci aspettiamo, in prospettiva, anche da chi ha cominciato ora, un analogo arricchimento della mole e della qualità di informazioni fornite.

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