- In base a un emendamento entrato nell’ultima manovra di bilancio, è ora possibile abbattere animali selvatici nei centri urbani.
- Secondo il WWF, questa norma accentua i rischi di incidenti.
- L’ENPA propone soluzioni alternative.

“Non chiamateli incidenti: consentire ai cacciatori di sparare persino nelle aree urbane determina un oggettivo aumento del rischio per l’incolumità dei cittadini”. Questo l’allarme lanciato dal WWF in seguito all’episodio avvenuto nei primi giorni dell’anno a Fonte Nuova, in provincia di Roma, dove un uomo di settant’anni ha esploso un colpo di fucile dalla finestra di casa colpendo un’auto di passaggio, fortunatamente senza conseguenze per il conducente. Il settantenne si è giustificato dicendo che stava pulendo l’arma, poi sequestrata dai carabinieri.
Diverse le tragedie correlate alla caccia
Secondo il WWF, non si tratta di un caso isolato: l’organizzazione ambientalista riporta infatti che in Abruzzo il 6 gennaio ha perso la vita un uomo di 64 anni, in Calabria l’8 gennaio un cacciatore di 61 anni è stato ferito all’addome, nel Lazio lo scorso 9 gennaio un cinquantenne ha subito l’amputazione di due dita dopo avere ricevuto un colpo di fucile al piede.
Ha poi fatto scalpore la notizia del cinquantaduenne fermato nelle vicinanze della riserva naturale della Marcigliana, in provincia di Roma, in possesso di balestra, frecce, coltello e pugnale. L’uomo, stando alle forze dell’ordine, era a caccia di cinghiali. Si tratta secondo il WWF di un effetto del governo Meloni che, con un emendamento presente nell’ultima manovra di bilancio, ha reso possibile abbattere animali selvatici anche nei centri cittadini (compresi lupi, orsi e volpi).
Leggi anche: La maggior parte dei fast food non garantisce il benessere dei polli
ENPA e ISPRA concordano, servono dati omogenei e aggiornati
Secondo il WWF, le nuove norme incrementano i rischi per la sicurezza pubblica; l’organizzazione si aspetta che i decisori politici cambino rotta. Tante altre associazioni sono concordi nel ribadire la necessità di trovare soluzioni alternative: in merito all’aumento del numero di cinghiali, l’Ente nazionale protezione animali (ENPA) propone: censimenti di verifica sull’entità della popolazione; divieto di ripopolamento; controlli nelle aziende che allevano i suidi a scopo alimentare; divieto di allevamento allo stato brado e di foraggiamento; miglioramento della gestione dei rifiuti.
1,5 milioni di #cinghiali in Italia (stime 2021). In 7 anni, abbattimento aumentato del 45%. Danni all’agricoltura per 12 milioni di euro.
Sono i risultati dell’indagine #Ispra sulla gestione del cinghiale (2015-2021).
Comunicato stampa integrale: https://t.co/zNvaPhBOUz pic.twitter.com/5fZHdMBq8B— ISPRA (@ISPRA_Press) January 13, 2023
Il 13 gennaio, l’Ispra ha pubblicato i risultati dell’indagine nazionale sulla gestione del cinghiale in Italia nel periodo 2015-2021. In questo arco di tempo, i danni all’agricoltura sono stati intorno ai 14-18 milioni di euro l’anno, mentre il prelievo di esemplari è aumentato del 45 per cento (in media sono stati abbattuti circa 300mila capi l’anno). In base alle ultime stime, nel Paese ci sarebbero circa 1,5 milioni di cinghiali. Elemento chiave di una strategia di gestione dei suidi, secondo l’Istituto, è “la creazione di un sistema omogeneo di raccolta dei dati a scala nazionale, che integri anche le informazioni relative agli interventi di prevenzione e agli incidenti stradali, e renda possibile monitorare l’andamento in tempo reale”.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















