La gestione globale dei rifiuti di plastica e la spinta verso un’economia circolare nel settore agroalimentare pongono interrogativi urgenti e complessi sulla sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti (Fcm). Il recente rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), intitolato Food safety implications of recycled plastics and alternative food contact materials, accende i riflettori sui potenziali rischi chimici e microbiologici derivanti dall’impiego di plastiche riciclate e di soluzioni innovative.

Se da un lato il packaging alimentare riveste un ruolo fondamentale nella riduzione degli sprechi alimentari globali (stimati in oltre 1.000 miliardi di euro annui e responsabili dell’8-10% delle emissioni globali di gas serra), dall’altro l’assenza di standard globali armonizzati apre scenari di rischio per la salute dei consumatori che richiedono interventi normativi immediati e mirati.
Mercato del packaging e la sfida della sostenibilità
Il settore del confezionamento alimentare rappresenta il principale motore dell’industria degli imballaggi monouso, assorbendo oltre i due terzi di tutti i materiali prodotti a livello globale. Nel 2024, il mercato globale del packaging alimentare è stato stimato a circa 473 miliardi di euro, con previsioni di crescita fino a circa 763 miliardi di euro entro il 2032, guidato principalmente dall’area Asia-Pacifico.
All’interno di questo scenario, la plastica domina incontrastata con il 37% dei materiali utilizzati, seguita da carta e cartone al 34%, vetro all’11% e metalli al 6%. Nonostante la plastica garantisca leggerezza, durata ed efficienza logistica, la crisi globale dei rifiuti plastici ha imposto una revisione radicale delle politiche di produzione e recupero. Nel 2022 la produzione mondiale di plastica ha raggiunto 400 milioni di tonnellate, ma meno del 10% è stato reintrodotto nel ciclo produttivo sotto forma di plastica secondaria tramite riciclo meccanico.
L’obiettivo di raggiungere un’economia circolare si scontra tuttavia con ostacoli tecnici complessi, tra cui la degradazione dei polimeri, i costi di raccolta e selezione, e la contaminazione chimica dei flussi di rifiuti.
Complessità delle sostanze non intenzionalmente aggiunte
L’uso di plastiche riciclate nei materiali a contatto con gli alimenti, secondo l’analisi della Fao, introduce problematiche tossicologiche peculiari. Durante il ciclo di vita degli imballaggi, i polimeri possono assorbire contaminanti esterni o subire alterazioni dovute a usi impropri da parte dei consumatori, come la conservazione di solventi, carburanti o detergenti in contenitori destinati originariamente ad altri scopi.
Il rapporto evidenzia come nei materiali riciclati si registri spesso la presenza di quantità elevate di sostanze chimiche organiche e inorganiche, tra cui metalli pesanti, ritardanti di fiamma bromurati, inquinanti organici persistenti e ftalati, a livelli superiori rispetto alle plastiche vergini.
Un nodo cruciale riguarda le sostanze non intenzionalmente aggiunte (Nias) e quelle intenzionalmente aggiunte (Ias), come additivi, coloranti, stabilizzanti termici e lubrificanti. Molte di queste molecole possono migrare dagli imballaggi verso gli alimenti in base a fattori quali la temperatura, il tempo di contatto e la composizione della matrice alimentare.
Per valutare i potenziali rischi derivanti da una moltitudine di sostanze con dati tossicologici limitati, le agenzie regolatorie utilizzano l’approccio della soglia di preoccupazione tossicologica (Ttc), che definisce livelli di esposizione al di sotto dei quali il rischio per la salute umana è trascurabile. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Food and Drug Administration applica una soglia di regolazione basata su una concentrazione dietetica di 0,5 nanogrammi per grammo di cibo, pari a un’esposizione di 1,5 microgrammi pro capite al giorno.
Microplastiche, nanoplastiche e l’incognita sulla salute umana
La frammentazione dei materiali plastici lungo la catena di fornitura e nei processi di riciclo meccanico contribuisce in modo significativo alla generazione e dispersione di microplastiche (particelle inferiori a 5 millimetri) e nanoplastiche (inferiori a 100 nanometri). Recenti studi di monitoraggio biologico hanno confermato la presenza di particelle plastiche in vari tessuti e organi umani, tra cui sangue, latte materno, placenta, polmoni e cuore.
Sebbene sia ampiamente dimostrata l’esposizione umana attraverso gli alimenti e l’acqua potabile (con stime che indicano l’ingestione di decine di migliaia di particelle all’anno), le autorità sanitarie internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, rilevano che i dati attuali non sono ancora sufficienti per definire con precisione un nesso causale di rischio acuto o cronico per la salute umana, a causa della mancanza di metodi analitici standardizzati e validati.
Tuttavia, le ricerche indicano che le microplastiche derivate da plastiche riciclate possono rilasciare composti organici e inorganici in misura maggiore rispetto a quelle vergini, influenzando negativamente la vitalità cellulare e alterando potenzialmente il microbioma intestinale.
Bioplastiche, materiali alternativi e imballaggi intelligenti
Nell’ambito della transizione verso modelli più sostenibili, l’impiego di bioplastiche e materiali di origine biologica (come amido, cellulosa, chitosano, proteine vegetali e fibre naturali derivate da bambù o residui agricoli) sta crescendo rapidamente. Sebbene questi materiali offrano vantaggi in termini di neutralità climatica e biodegradabilità, secondo il report potrebbero presentano rischi chimici specifici legati alla materia prima di partenza. Nei materiali a base vegetale o naturale sono state rilevate tracce di residui di pesticidi, micotossine, metalli pesanti (come piombo e mercurio) e allergeni proteici originati dalla biomassa.
Parallelamente, lo sviluppo di imballaggi attivi e intelligenti (progettati per prolungare la conservazione degli alimenti mediante l’inserimento di nanomateriali antimicrobici o indicatori di freschezza in tempo reale) richiede un rigoroso controllo preventivo. L’incorporazione di nanoparticelle di ossidi metallici, come zinco o titanio, necessita di valutazioni di sicurezza mirate per esaminare la migrazione di forme ioniche o nanodimensionate, le quali possiedono proprietà tossicologiche uniche rispetto alle controparti macroscopiche.
Rapporto Fao: alimenti, packaging e prospettive future
Le conclusioni del rapporto della Fao sottolineano che il successo di un’economia circolare applicata al packaging alimentare non può prescindere da tre pilastri fondamentali: la colmabilità delle lacune di dati analitici sulle sostanze non intenzionalmente aggiunte; il perfezionamento dei test di migrazione e di decontaminazione (come i celebri challenge test industriali); l’adozione di elenchi positivi di sostanze chimiche autorizzate.
Soltanto attraverso una stretta cooperazione internazionale e la revisione costante dei quadri normativi sarà possibile coniugare gli obiettivi di riduzione dei rifiuti plastici con la tutela rigorosa della salute dei consumatori e la sicurezza del commercio globale.
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