Giornata Mondiale dell’Alimentazione: si riduce la spesa per il cibo

Le sfide educative e sulla tavola e l'appello di Slow Food Italia

Promossa annualmente il 16 ottobre dalla Food and Agriculture Organization (Fao), la Giornata Mondiale dell’Alimentazione rappresenta un momento centrale di riflessione multilaterale sulle sfide globali legate alla sicurezza alimentare, alla malnutrizione e alla sostenibilità ambientale dei modelli produttivi. Gli obiettivi strategici definiti dall’agenzia delle Nazioni Unite puntano ad assicurare un accesso equo e universale a risorse nutritive adeguate, promuovendo la trasformazione dei sistemi agroalimentari verso modelli in grado di tutelare i beni naturali fondamentali, quali il suolo, l’acqua e la biodiversità.

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Foto di Martijn Baudoin su Unsplash.

In questa cornice di riconversione globale, l’Unione Europea ha tracciato una traiettoria normativa stringente attraverso la strategia Farm to Fork (Dal produttore alla tavola), pilastro del Green Deal europeo. Le direttive comunitarie impongono target precisi in materia di impatto ambientale dell’agricoltura, prevedendo entro il 2030 la riduzione del 50% dell’uso e del rischio dei pesticidi chimici di sintesi e un calo di almeno il 20% nell’impiego dei fertilizzanti, accompagnati da una riduzione del 50% delle perdite di nutrienti nel terreno e dalla destinazione di almeno il 25% della superficie agricola alla produzione biologica. L’attuazione di questi punti programmatici deve tuttavia misurarsi con profonde criticità economico-sociali che penalizzano sia le famiglie che i produttori, generando evidenti contraddizioni lungo l’intera filiera.

Il paradosso del carrello della spesa in Italia

Nel contesto italiano, la stabilità economica dei consumatori appare fortemente incrinata dalle dinamiche dei prezzi. In base ai rilevamenti del Sole 24 Ore, tra il 2021 e il 2026 il costo del carrello alimentare ha registrato un incremento del 29,5%. Parallelamente, i dati dell’Istat evidenziano una progressiva contrazione della spesa complessiva dedicata al cibo. Nell’ultimo anno, il 29,4% dei nuclei familiari ha dichiarato di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati. Ciò ha determinato una capillare diffusione di alimenti a basso costo, frequentemente ultra-processati o derivanti da pratiche agricole che trasferiscono sulla collettività i costi ambientali e sanitari.

La riduzione della spesa per la nutrizione riflette sia un generale impoverimento economico, sia un deficit strutturale negli strumenti di scelta consapevole. L’alimentazione ha subito un ridimensionamento nelle priorità dei consumatori, penalizzata dalla carenza di un’educazione alimentare integrata nei percorsi scolastici. Si assiste così al calo degli acquisti di ingredienti sfusi, freschi e stagionali, a favore di cibi confezionati ed elaborati la cui apparente convenienza si scontra con la presenza di imballaggi plastici, additivi e conservanti, con un profilo nutrizionale scarso o potenzialmente dannoso.

Alimentazione: le distorsioni di filiera e la forbice dei prezzi

All’impennata dei costi al dettaglio per i consumatori non fa riscontro un corrispondente miglioramento dei redditi per la classe agricola. I produttori primari affrontano crescenti difficoltà operative dovute all’aumento dei costi delle materie prime, dei carburanti agricoli e al parallelo impatto dei fenomeni climatici estremi.

Il divario tra i prezzi ripartiti alla produzione e i valori finali di vendita evidenzia un’asimmetria commerciale netta. Le rilevazioni comparative effettuate presso punti vendita della grande distribuzione nella provincia di Cuneo, rilanciate da Slow Food Italia, mostrano come le zucchine, liquidate agli agricoltori a valori compresi tra 0,65 e 1,45 euro al chilogrammo a seconda della varietà, vengano proposte al dettaglio a circa 4 euro al chilogrammo. L’uva da tavola, pagata alla produzione 0,62 euro al chilogrammo, raggiunge sui banchi di vendita i 3,49 euro al chilogrammo.

La forbice si amplia ulteriormente nel segmento della IV gamma: l’insalata lavata e confezionata in busta viene venduta tra i 10 e i 20 euro al chilogrammo, a fronte di un prezzo all’origine riconosciuto ai coltivatori fluttuante tra 0,80 e 1,30 euro al chilogrammo.

L’analisi di Slow Food Italia e le iniziative civiche europee

In merito alla struttura dei mercati agroalimentari è intervenuta, in una nota stampa, Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, sottolineando come i sistemi alimentari dominanti rispondano prioritariamente a dinamiche finanziarie e industriali. Tra i passaggi più significativi della sua analisi, ha espresso direttamente la necessità di un cambio di paradigma: “Una terra sana e fertile è la base per l’agricoltura del futuro e per la nostra salute, e dovrebbe quindi essere l’obiettivo primario di un’estesa e forte alleanza tra mondo produttivo, consumatori e istituzioni. Invece la disperazione per l’aumento dei costi, spesso, porta al paradosso di un assurdo scontro fra le istanze ambientali e quelle del mondo rurale”.

Secondo Milano, l’inseguimento di produttività e competitività finisce per compromettere le risorse naturali indispensabili quali suolo, acqua e biodiversità, aumentando gli sprechi e trascurando la salute della popolazione. La direttrice di Slow Food Italia evidenzia come tali meccanismi “concentrano la ricchezza in pochi luoghi (con molti territori sempre più abbandonati) e in poche mani, impoverendo sia chi produce il cibo (gli agricoltori), sia chi lo acquista”. Sarebbe questo fenomeno a determinare il progressivo abbandono dei territori e l’impoverendo sia dei produttori primari che dei consumatori finali.

Al fine di ristabilire equità e sostenibilità all’interno delle filiere, Slow Food Italia conferma il proprio sostegno all’Iniziativa dei cittadini europei denominata Il cibo è un diritto umano per tutti!, invitando a firmare per promuovere riforme legislative volte a garantire un’alimentazione sana, giusta e accessibile a livello comunitario.

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