L’energia eolica offshore in Italia sta completando il passaggio strategico dalla fase teorica dei progetti a quella concreta delle infrastrutture, degli investimenti industriali e dello sviluppo occupazionale. Un segnale tangibile di questa evoluzione è rappresentato dall’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale per il parco eolico situato al largo di Civitavecchia, che prevede l’installazione di 28 turbine galleggianti da 18 MW ciascuna, per una capacità complessiva di 504 MW e una produzione stimata di circa 1,7 miliardi di kWh di energia pulita all’anno. Tuttavia, la sfida energetica nazionale non si limita alla sola capacità di generazione elettrica, ma impone la costruzione di una filiera industriale completa, capace di progettare, installare, gestire e manutenere complessi impianti in mare aperto.
Trasformazione del mercato del lavoro
Questa evoluzione del mercato del lavoro emerge con chiarezza dalle analisi condotte nell’ambito di Shorewinner, la comunità dell’Europa meridionale per l’energia eolica offshore cofinanziata dall’Unione Europea, che ha esaminato nel dettaglio l’evoluzione e la domanda di nuove figure professionali nel settore delle rinnovabili marine. La mappatura realizzata dal progetto ha individuato ben 83 profili professionali lungo l’intera catena del valore, di cui 58 analizzati in modo approfondito: dalle figure specializzate in ingegneria, progettazione e sicurezza, fino al personale tecnico degli impianti e ai profili dedicati alle operazioni in mare.
Tra queste rientrano specialisti in ingegneria elettrica, strutturale e navale, project manager, responsabili della sicurezza Hse, tecnici specializzati nelle turbine e nelle reti elettriche, oltre a personale altamente qualificato per le attività offshore.
Ciononostante, l’attuale offerta formativa italiana sconta ancora un ritardo di specializzazione, rimanendo prevalentemente concentrata sulle fonti rinnovabili onshore, sui percorsi tradizionali marittimi e sul settore navale, con carenze evidenti in ambiti cruciali come la logistica navale, il disegno industriale, la manutenzione specialistica e il monitoraggio ambientale.
Sinergie formative tra università e imprese per colmare il divario
Per colmare questo divario strutturale tra fabbisogni aziendali e percorsi di studio, il progetto ha dato vita al CoVE Italia per l’energia eolica offshore, una rete di collaborazione che unisce l’università Politecnica delle Marche, l’ente di formazione Ifoa, il Polo Nazionale per lo Shipping (Formare) e la società Deep Blue. L’iniziativa vuole a mettere in sinergia la formazione accademica e professionale, la ricerca applicata, l’innovazione tecnologica e le imprese, strutturando programmi di aggiornamento continuo, career days, tirocini e opportunità di mobilità internazionale.
Anche il sistema universitario è chiamato a rinnovarsi, integrando contenuti specifici sull’energia offshore nei corsi di ingegneria energetica e sviluppando competenze avanzate nell’area dell’Ocean Engineering, affiancate da attività di orientamento e Summer Camp Stem per avvicinare le nuove generazioni alle carriere tecnico-scientifiche, con particolare riguardo alla partecipazione femminile.
Come sottolineato nella nota stampa da Mara Marzella, senior consultant di Deep Blue, l’eolico in mare rappresenta una sfida complessa e in rapida evoluzione che richiede di anticipare i fabbisogni formativi, coniugando competenze tecniche e abilità trasversali come la sicurezza e la capacità decisionale in contesti complessi.
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Potenziale tecnologico dell’eolico offshore galleggiante nei mari italiani
Il modello di sviluppo tecnologico su cui punta il Paese è fortemente orientato verso l’eolico offshore galleggiante, una soluzione tecnologica che prevede l’installazione delle turbine su piattaforme ancorate ai fondali marini anziché ricorrere a strutture fisse. Questa opzione risulta particolarmente vantaggiosa e adatta alle caratteristiche dei mari italiani, caratterizzati da profondità che renderebbero complessi i sistemi tradizionali.
Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima fissa a circa 900 MW l’obiettivo di eolico offshore da raggiungere entro il 2030, tracciando un percorso che richiederà competenze specializzate nella progettazione di piattaforme e ancoraggi, nella posa di cavi sottomarini e nelle attività operative di manutenzione.
Porti e logistica come pilastri strategici della nuova filiera
A supporto di questa imponente crescita industriale, anche il sistema portuale e la logistica assumono un ruolo di primo piano, trasformandosi in componenti strategiche della filiera. Scali marittimi come Taranto, Ravenna, Brindisi e Civitavecchia sono stati individuati come poli chiave in grado di gestire componenti di dimensioni eccezionali, operazioni di assemblaggio e cantieristica avanzata.
La competitività della nuova economia energetica in mare dipenderà pertanto dalla capacità di far procedere in modo sinergico lo sviluppo degli impianti, il rafforzamento delle infrastrutture portuali, la crescita della filiera industriale e la preparazione di competenze professionali qualificate.
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