
Ciclo dei rifiuti: l’audizione di Arera sui termovalorizzatori
Camera: via libera al Documento di finanza pubblica e focus sulle infrastrutture
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Ambiente (VIII Commissione): Ha espresso parere favorevole sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026 (in vista del passaggio alla V Commissione Bilancio) e sul disegno di legge in materia di protezione civile (C. 3076, approvato dal Senato). Ha inoltre continuato l’esame dello schema di decreto legislativo per l’attuazione della direttiva UE sulla qualità dell’aria ambiente.
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Trasporti (IX Commissione): Ha affrontato diverse interrogazioni ministeriali su temi cruciali, dal rinnovo del contratto autoferrotranvieri-internavigatori alla continuità dei servizi logistici e al monitoraggio dei ritardi ferroviari. In sede referente prosegue inoltre l’iter sul riordino della governance portuale e il rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche di trasporto marittimo (C. 2925).
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Agricoltura (XIII Commissione): Parere favorevole espresso sul Documento programmatico di finanza pubblica e spazio all’indagine conoscitiva sulle prospettive del settore vitivinicolo, con l’audizione della Conferenza delle regioni e delle province autonome. Prosegue inoltre l’esame delle proposte di legge per la tutela degli equidi.
Senato: intelligenza artificiale nella giustizia e stop alla nomina al Parco del Gargano
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Giustizia e AI: È proseguita l’indagine conoscitiva sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore della giustizia, arricchita dall’audizione dell’avvocato Alessandro Gentiloni Silveri.
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Bocciata la presidenza del Parco del Gargano: La Commissione competente ha esaminato la proposta di nomina del dottor Vincenzo D’Errico a presidente dell’Ente parco nazionale del Gargano. Respinta la richiesta di rinvio avanzata da parte dell’opposizione, la votazione a scrutinio segreto si è chiusa con un parere contrario (11 voti contrari e 4 schede nulle), confermando l’orientamento illustrato dal relatore.
Caro bollette: per le famiglie italiane il gas pesa di più a causa delle accise
Il quadro emerso dall’audizione di Proxigas alla Camera: tra barriere strutturali all’elettrificazione, tetti energetici e il futuro peso dell’ETS2, il gas naturale resta una risorsa centrale e difficilmente sostituibile per il Paese.
Il dibattito sulla transizione energetica e sull’elettrificazione dei consumi si scontra con una realtà economica e strutturale ben precisa. A fare il punto della situazione è Proxigas, attraverso le parole del Presidente Pier Lorenzo Dell’Orco, intervenuto in audizione presso la XIV Commissione della Camera dei deputati nell’ambito dell’esame della proposta di Regolamento UE di modifica della disciplina del mercato elettrico (Reg. UE 2019/943).
Al centro dell’analisi c’è un divario che penalizza i consumatori: in Italia, il peso delle accise sulla bolletta del gas è già oggi superiore a quello che grava sulla bolletta elettrica, persino quando l’energia viene utilizzata per il riscaldamento domestico. Una disparità destinata ad accentuarsi ulteriormente nei prossimi anni con l’introduzione del sistema ETS2 sui consumi civili di gas.
Il carico fiscale: bollette del gas a confronto con quelle elettriche
I dati illustrati da Proxigas evidenziano una netta sproporzione nel prelievo fiscale:
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Gas naturale: per un consumo annuo stimato di 1.100 metri cubi (dedicato a cottura e riscaldamento), il peso delle accise si attesta a circa 174 euro all’anno.
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Energia elettrica (uso domestico base): per un consumo di 2.000 kWh limitato a elettrodomestici e illuminazione, l’impatto scende ad appena 4,5 euro all’anno.
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Energia elettrica (con pompa di calore): introducendo l’uso del riscaldamento elettrico e stimando un consumo di 5.000 kWh, il valore sale a 113 euro all’anno, restando comunque inferiore rispetto alla spesa fiscale sostenuta da chi utilizza il gas.
A questo scenario si aggiunge la prospettiva dell’estensione del meccanismo ETS2 al settore civile, che rischia di caricare ulteriormente i costi sui consumatori di gas, penalizzando famiglie e imprese per le quali non esistono alternative immediate.
Un pilastro essenziale per il sistema Paese
Nonostante la volatilità e le tensioni registrate sui mercati negli ultimi anni, i consumi finali di gas (sia industriali sia domestici) si sono mantenuti stabili. Come sottolineato da Pier Lorenzo Dell’Orco, “ciò dimostra quanto sia difficile, nel nostro contesto, sostituire il gas, risorsa essenziale per soddisfare i propri fabbisogni energetici”.
Il gas naturale può contare su un’infrastruttura capillare nel Paese:
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Una rete di distribuzione lunga oltre 270 mila chilometri.
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Una copertura pari a quasi il 90% dei Comuni italiani, al servizio di circa 22 milioni di clienti.
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Un ruolo chiave nel riscaldamento, che alimenta il 70% delle abitazioni e copre circa il 70% del fabbisogno degli impianti di teleriscaldamento.
Inoltre, molti comparti del settore industriale hard to abate (ad alto consumo energetico e basati su alte temperature di processo) non possono essere elettrificati con le tecnologie attuali, rendendo il gas un elemento indispensabile per la continuità produttiva.
I limiti strutturali all’elettrificazione in Italia
Le peculiarità del patrimonio edilizio e del contesto socio-economico italiano pongono barriere significative alla transizione totale verso il riscaldamento elettrico.
Dei circa 16 milioni di abitazioni collocate nelle classi energetiche inferiori (F e G):
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L’installazione di pompe di calore è tecnicamente fattibile in meno di 6 milioni di case.
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Il numero scende a meno di 2 milioni se si considerano i limiti economici legati al reddito delle famiglie.
Il paradosso del mix energetico: elettrificare non elimina il gas
Un ulteriore nodo cruciale riguarda il legame profondo tra la generazione elettrica da fonti rinnovabili (FER) e l’utilizzo del gas. Negli ultimi anni il gas ha sostenuto la produzione di energia elettrica per bilanciare l’intermittenza delle rinnovabili. Sebbene la quota di generazione da FER sia cresciuta (passando dal 33% del 2019 al 41% nel 2025), essa sconta una forte variabilità stagionale.
Le pompe di calore, in particolare, assorbono i maggiori volumi di elettricità durante i mesi invernali e nelle ore serali. In quei momenti, tuttavia, la rete elettrica è alimentata in prevalenza da impianti a gas, con una quota rinnovabile effettiva che oscilla tra il 28% e il 35%.
Sostituire una caldaia tradizionale con una pompa di calore, dunque, non equivale a eliminare il consumo di gas, ma sposta semplicemente la richiesta energetica a monte, confermando la necessità di un approccio equilibrato e pragmatico alla transizione ecologica.
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