Crisi idrica nel Mediterraneo: investire un euro oggi per salvarne sei domani

I dati dell'indagine commissionata dall'UN Global Compact Network Italy a The European House - Ambrosetti

La scarsità idrica è una realtà con cui bisogna fare i conti, e potrebbe convenire molto farlo. Difatti, da un’indagine commissionata dall’UN Global Compact Network Italy a The European House – Ambrosetti — che ha visto la partecipazione anche degli UNGC Country Network di Francia, Grecia, Portogallo, Egitto e Turchia — il valore di un investimento sul settore idrico è di 1 a 6. Per ogni euro investito, ne ritornano circa 6 in mitigazione del rischio. I dati sono stati esposti il 30 settembre nel corso del Forum Euromediterraneo in corso a Roma.

La giornata ha visto anche un confronto con le esperienze di alcune delle aziende che hanno partecipato all’indagine. Ne è emerso come la gestione idrica sia una tematica complessa che non può essere guardata da una sola angolazione, in quanto riguarda la vita e il sostentamento delle industrie su più fronti. Non a caso, come ha evidenziato lo studio, i conflitti sull’acqua sono in aumento, passando dai 24 del 2000 a 420 casi nel 2024.

geolocalizzazione e numero dei conflitti per l'acqua

L’acqua è un affare di tutti

Le esperienze condivise nel corso della tavola rotonda hanno visto la partecipazione di: Elena Guarnone, Head of Sustainability di Edison; Stavros Keramitsopoulos, Head of Operations & Water Resources Management del Nestos Hydroelectric Power Complex di Public Power Corporation S.A. (PPC S.A.); ed Ezgi Yavuzyılmaz, Sustainability Supervisor, insieme a Güner Duyak, Process Control, entrambe di WeSoda.

La partecipazione e la strutturazione di un network possono fare la differenza. Come dice il vecchio adagio, “insieme si va più lontano”: l’azione di WeSoda, ad esempio, per la riduzione del 50% dell’uso idrico è stata messa in atto in soli 9 mesi. Un traguardo che non sarebbe stato possibile senza uno sforzo e una coesione tra più stakeholder. È strategico, quindi, traguardare i confini dell’azienda. D’altronde, come tutti i player chiamati a confrontarsi nel panel hanno evidenziato — ognuno per la propria specificità —, i tempi di ritorno sono lunghi, ed è quindi fondamentale avere una visione di lungo periodo sui costi e saper aspettare.

Per questo Stavros Keramitsopoulos (Public Power Corporation) ha sottolineato la necessità di agire anche sui costi della risorsa idrica. Un concetto che va però di pari passo con l’efficienza e la capacità di fare sinergia tra più tecnologie, come evidenziato dall’altra società energetica presente nel panel, Edison. Con Elena Guarnone è emerso con forza un altro tema cruciale: la necessità di lavorare “sull’approccio culturale”, sia all’interno dell’azienda sia tra gli stakeholder coinvolti.

Un ruolo che l’UN Global Compact Network Italy può svolgere “nella creazione di un network che metta in relazioni istituzioni, società civile e imprese” evidenzia ai microfoni di Canale Energia Daniela Bernacchi, Executive Director, UN Global Compact Network Italy.

Uno sguardo che, nel complesso, non può esimersi dal fare i conti anche con l’aspetto regolatorio, chiamato in causa questa volta da aziende “oltre lo Stretto” come quelle di Turchia e Grecia. Un elemento che sottilmente ci rincuora perché, per finire con i detti, “tutto il mondo è paese”.

I dati dell’indagine

Gli impatti della scarsità idrica sul PIL si misurano fino al 19% nei Paesi più esposti, con ricadute che riguardano non solo le imprese ma soprattutto la società. Un contesto in cui, nel Mediterraneo, lo stress idrico è già oltre 12 volte la media mondiale.

La competizione per la risorsa è destinata ad aumentare: ai fabbisogni tradizionali si aggiungono quelli della transizione energetica e digitale. Entro il 2030, la domanda idrica potrebbe raggiungere livelli fino a 2,6 volte superiori agli attuali.

“Solo una azienda su dieci riesce a valutare correttamente l’impatto su proprio business case delle proprie catene del valore” un peccato sottolinea Adele Fusi, Senior Professional of Sustainability The European House Ambrosetti,  ma anche una opportunità perchè “se impariamo dalle aziende che lo fanno vediamo che c’è un business case e una leva di uno a sei”. Il che rappresenta un’opportunità importante.

Le aziende quantificano i rischi potenziali a un valore sei volte superiore rispetto al costo necessario per mitigarli. Eppure, il valore dell’acqua resta poco integrato nelle decisioni strategiche: in Italia si investono circa 51 euro pro capite l’anno, contro gli 82 euro della media UE.

Nel 2024, oltre 8.500 imprese hanno rendicontato a CDP Water Security, ma solo 426 (circa il 5%) dichiarano di utilizzare un prezzo interno dell’acqua; di queste, appena 290 incorporano fattori ulteriori rispetto alla tariffa, come la scarsità e il rischio idrico.

Nonostante vi sia la consapevolezza degli impatti, dei rischi e delle opportunità legati allo spreco idrico, non si evidenzia un’integrazione strategica all’interno delle aziende intervistate. Sul fronte dei consumatori, sebbene il 45,2% si dichiari non disponibile ad aumentare il costo della risorsa, vi è una quota del 35% di orientamento favorevole, all’interno della quale la maggioranza (21,7%) accetterebbe un incremento moderato (“un quarto di più di aumento”).

Dall’indagine emerge inoltre che in UE il raffreddamento per la produzione elettrica rappresenta circa il 33% dei prelievi, l’agricoltura il 31%, l’approvvigionamento idrico pubblico il 20% e la manifattura il 14%. Un dato che nel Mediterraneo è ancora più marcato, soprattutto per il peso dell’agricoltura: si tratta dell’87% dei prelievi in Turchia, dell’80% in Grecia, del 79% in Egitto e di circa il 50% in Italia. A livello UE, inoltre, l’agricoltura pesa per il 51% dei consumi netti, mentre l’81% del consumo complessivo avviene tramite autoprelievo diretto dalla fonte, al di fuori delle reti pubbliche.

A influire negativamente è anche il costo dell’acqua, storicamente troppo basso per attirare la reale attenzione delle aziende sul tema. Il che fa un po’ sorridere: è davvero vero che se non paghi non dai il giusto valore alle cose, neppure a ciò che distingue o meno la vita come la conosciamo oggi sul nostro Pianeta. L’indagine evidenzia che un aumento del 10% del prezzo della risorsa potrebbe ridurre i prelievi industriali del 5-6%, con effetti più marcati nei settori idroesigenti (water-intensive).

Eppure, a chiudere il quadro, emerge che rispetto al panel analizzato solo 1 azienda su 3 considera l’acqua una risorsa critica per la continuità delle proprie operazioni.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.