L’approvazione al Senato del Disegno di legge delega sul nucleare continua a far discutere, spaccando il fronte tra i sostenitori della transizione atomica e le associazioni ambientaliste. Da un lato, il secco “no” delle principali sigle ecologiste; dall’altro, la posizione pragmatica degli Amici della Terra sulla produzione interna di gas.
Greenpeace, Legambiente, WWF e Kyoto Club: “Il nucleare è un’illusione”
In una nota congiunta, Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club bocciano senza appello il provvedimento, definendolo “una scatola vuota e piena di false promesse”. Secondo le associazioni, l’aggettivo “sostenibile” inserito nel titolo della legge sarebbe privo di fondamento, dal momento che la tecnologia nucleare disponibile oggi è sostanzialmente la stessa di quindici anni fa, bocciata dai referendum popolari.
Nel mirino delle organizzazioni finiscono diversi punti chiave del DDL:
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I piccoli reattori modulari (SMR): vengono definiti un mero artificio retorico. Secondo le analisi tecniche, i piccoli reattori non risolverebbero i problemi di sicurezza ma finirebbero per moltiplicarli, aggravando anche la questione delle scorie radioattive.
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Tempistiche e costi incompatibili: i critici ricordano che i tempi di realizzazione sono incompatibili con le urgenze energetiche attuali (richiedendo almeno 15 anni, come dimostrano i cantieri aperti in Europa), senza contare la totale dipendenza estera dall’uranio, spesso controllato da Paesi politicamente instabili o rivali come la Russia.
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La gestione delle scorie e la geopolitica: riaprire il dossier scorie e disseminare il territorio nazionale di obiettivi sensibili in un contesto geopolitico globale così instabile viene giudicato un rischio inaccettabile.
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Il paradosso della celerità: le associazioni ironizzano sulla promessa del Governo di accelerare sui decreti attuativi del nucleare, quando lo stesso esecutivo mostrerebbe lentezza e blocchi nei confronti delle vere fonti pulite, come le rinnovabili e l’eolico offshore.
Amici della Terra: “Il gas nazionale è più sostenibile e sicuro”
Sullo sfondo del dibattito energetico, si inserisce la memoria inviata all’8ª Commissione del Senato da Amici della Terra, che sposta l’attenzione sulla necessità di rivalutare le fonti fossili di transizione, in particolare l’estrazione interna di gas naturale.
Basandosi sui dati elaborati a partire dalle rilevazioni dell’IEA, l’associazione evidenzia un dato spesso trascurato: l’intensità emissiva — ovvero il rapporto tra le emissioni di metano e i volumi di gas immessi in rete — della produzione nazionale italiana risulta inferiore rispetto a quella della maggior parte dei grandi Paesi fornitori dell’estero, tra cui Algeria, Qatar, Russia, Stati Uniti e Libia (fatte salve poche eccezioni virtuose come Norvegia e Azerbaigian).
Per gli Amici della Terra, dunque, finché l’Italia avrà bisogno di gas naturale, la scelta di estrarre sul territorio nazionale (nel rigoroso rispetto del Regolamento UE sulle emissioni di metano) rappresenta non solo una garanzia di sicurezza degli approvvigionamenti in tempi di crisi, ma anche una scelta ecologicamente più efficiente per abbassare l’impronta emissiva complessiva dei consumi nazionali.
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