L’inquinamento atmosferico in Lombardia non rappresenta soltanto una crisi sanitaria e ambientale da decenni, ma costituisce un vero e proprio salasso per la finanza pubblica. Secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo VALESOR (Horizon Europe), l’impatto del solo particolato fine (PM2.5) sulla salute della popolazione lombarda produce un costo economico complessivo pari a 33,4 miliardi di euro all’anno, cifra che equivale al 7,3% del PIL regionale e che si traduce in un peso teorico di 3.360 euro annuali per ogni residente, neonati compresi.
Di fronte a questi dati, l’associazione Cittadini per l’Aria ETS ha depositato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Lombardia, chiedendo di accertare le responsabilità erariali dei vertici del governo regionale succedutisi dal 2010 a oggi per le “condotte omissive e le scelte politiche inadeguate” in materia di qualità dell’aria.
Il peso economico della salute compromessa
L’analisi condotta dai ricercatori Joseph Spadaro e Francesco Forastiere, riferita ai dati del 2023, scompone l’impatto economico dello smog tra costi sanitari diretti (ricoveri, farmaci, visite specialistiche), perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita (disutility).
Dalla ricerca emerge che il solo Servizio Sanitario Regionale spende 1,4 miliardi di euro l’anno per trattare patologie evitabili collegate alla cattiva qualità dell’aria. La patologia che pesa maggiormente sulle casse pubbliche e sulle famiglie è la demenza, i cui costi correlati all’inquinamento sfiorano i 2,4 miliardi di euro annui, seguita dalla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), che incide per circa 899 milioni.
“Chiediamo alla magistratura contabile di valutare gli eventuali profili di responsabilità erariale personale e di esercitare le azioni necessarie per il risarcimento del danno pubblico”, ha dichiarato Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria.
Le contestazioni: infrazioni UE e politiche agricole
L’esposto ripercorre la cronistoria dei rilievi europei a carico dell’amministrazione regionale. La Lombardia è infatti interessata da tre procedure d’infrazione attive e da tre condanne già pronunciate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Tra gli elementi contestati figurano:
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Il rigetto delle “scusanti orografiche”: nel maggio 2022 la Corte UE ha chiarito che la conformazione della Pianura Padana avrebbe dovuto spingere l’amministrazione ad adottare piani d’azione ancora più rigorosi e tempestivi, anziché giustificare il mancato raggiungimento dei target.
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Aggiornamenti e deroghe: i ritardi nella pianificazione del PRIA (Piano Regionale Interventi per la qualità dell’Aria) e la concessione di proroghe, come quella che nel 2021 ha consentito l’uso continuativo di vecchi impianti di riscaldamento a biomassa legnosa poco efficienti.
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Pressioni dal comparto agricolo: l’aumento di circa 130.000 capi bovini registrato negli allevamenti lombardi tra il 2016 e il 2020, fattore che ha incrementato le emissioni di ammoniaca, principale precursore del PM2.5 secondario.
Il confronto con il modello francese
Per sostenere la tesi dell’efficacia dei vincoli giudiziari, l’esposto analizza il caso della Francia. Tra il 2015 e il 2023, il Conseil d’Etat transalpino ha sanzionato lo Stato per un totale di 45 milioni di euro a causa dei superamenti dei limiti di inquinamento. Questa pressione ha portato all’attuazione di riforme strutturali che hanno ridotto la mortalità da PM2.5 del 66,4% tra il 2005 e il 2023. In Italia, nello stesso arco temporale, il calo si è fermato al 43,4%, lasciando al Paese il primato negativo in Unione Europea per decessi prematuri legati alle polveri sottili (circa 43.000 all’anno).
L’iniziativa legale si inserisce nel quadro delle attività di advocacy di Cittadini per l’Aria, associazione nata a Milano nel 2015, orientata a promuovere interventi normativi e strutturali per garantire il rispetto dei parametri sanitari europei e internazionali.
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