Nonostante rappresenti circa la metà della domanda finale di energia nell’Unione Europea, la produzione di calore continua a essere l’anello debole della transizione ecologica continentale. Oggi appena il 27% del fabbisogno termico europeo proviene da fonti rinnovabili. Un ritardo strutturale che l’associazione di categoria Solar Heat Europe ha riportato al centro del dibattito presentando a Bruxelles il nuovo rapporto Market Outlook 2025/2026.
I dati delineano un mercato a due velocità: da un lato la sofferenza del settore residenziale, frenato dall’incertezza e dai continui cambi di rotta normativi dei singoli Stati; dall’altro la forte espansione dei grandi impianti industriali e di teleriscaldamento urbano, a dimostrazione di come la tecnologia sia pronta a correre laddove trovi un quadro regolatorio e finanziario chiaro.
Un mercato a due velocità: residenziale in calo, teleriscaldamento record
Nel corso del 2025 in Europa sono stati installati 1,18 milioni di metri quadrati di nuovi collettori solari (pari a 830 MW), registrando una flessione del 6,5% rispetto al 2024. Nonostante la frenata, la capacità complessiva operativa sul continente si attesta a 43,6 GW, mantenendosi stabile su base annua.
La frammentazione delle politiche nazionali spiega l’andamento altalenante dei vari Paesi:
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In crescita: Cipro (+6%) e Francia (+3.9%) mostrano un trend positivo. Il picco straordinario spetta ai Paesi Bassi (+148,6%), spinti dall’entrata in funzione dell’imponente impianto di teleriscaldamento solare di Groninga.
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In contrazione: la Germania, storicamente il mercato leader in Europa, ha subito un calo del 30% a causa delle incertezze legate all’applicazione della legge sul riscaldamento negli edifici (Heizungsgesetz), solo parzialmente compensato dall’avvio di undici nuove centrali di teleriscaldamento.
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In stallo: la Grecia, altro pilastro del settore, ha registrato volumi piatti a causa dei ritardi burocratici nell’erogazione dei sussidi nazionali, che hanno congelato le installazioni per gran parte dell’anno.
Al contrario, i segmenti commerciali e industriali mostrano un forte dinamismo: nel solo 2025 sono stati avviati 50 nuovi progetti SHIP (Solar Heat for Industrial Processes) e grandi infrastrutture di teleriscaldamento cittadino a Groninga, Bracht, Stralsund, Tubinga e Lipsia.
Autonomia industriale ed “effetto scudo” per la rete elettrica
A differenza di altri settori della transizione energetica dipendenti dalle importazioni extra-UE, l’industria del solare termico vanta una filiera quasi interamente continentale: la manifattura europea soddisfa circa il 90% della domanda interna.
“I nostri produttori potrebbero facilmente triplicare la capacità produttiva, garantendo sicurezza energetica e prezzi stabili a cittadini e imprese”, ha dichiarato Guglielmo Cioni, Presidente di Solar Heat Europe. “L’Europa non ha bisogno di creare nuove dipendenze dall’estero per decarbonizzare il settore termico, perché possiede già una solida base industriale. Serve inviare i giusti segnali al mercato per sbloccare questo potenziale, specialmente in un momento in cui gli effetti della crisi climatica sono sotto gli occhi di tutti.”
Le prospettive di crescita restano ampie: oltre ai 12 milioni di tetti europei già dotati di impianti solari termici, il continente conta 16.000 reti di teleriscaldamento da convertire a fonti pulite. Inoltre, il solare termico offre un vantaggio sistemico fondamentale: integrandosi facilmente con le pompe di calore negli impianti ibridi, consente di produrre calore rinnovabile senza appesantire la rete elettrica, supportando così il processo di elettrificazione dei consumi.
La richiesta a Bruxelles: un piano d’azione urgente
Sulla scorta di queste evidenze, i produttori chiedono alle istituzioni europee un’accelerazione nell’attuazione del pacchetto Fit for 55 e il rapido varo di un piano d’azione dedicato a riscaldamento e raffrescamento (EU Cooling and Heating Action Plan).
“Il calore copre metà dei nostri consumi energetici, eppure rimane la parte più trascurata della transizione”, ha sottolineato Valérie Séjourné, Direttrice Generale di Solar Heat Europe. “Gli obiettivi climatici e di sicurezza energetica dell’UE potranno essere raggiunti solo valorizzando tutte le fonti pulite. Il solare termico — una tecnologia 100% europea, off-grid e competitiva — deve assumere un ruolo centrale nella strategia energetica dell’Unione.”
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