Marco Angelini porta l’energia dello spazio a Bruxelles: la tecnologia diventa pittura con “Rizomi di energia e materia”

Ispirandosi al concetto di rizoma di Deleuze e Guattari, l'artista romano trasforma pannelli e celle fotovoltaiche in un nuovo linguaggio plastico. Dal 18 settembre al 9 ottobre 2026, l'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles ospita la personale curata da Jan Kozaczuk.

Se la seconda metà del XX secolo ha visto l’Arte Povera ridefinire i confini estetici introducendo materiali tangibili della quotidianità industriale ed ecologica, la pittura del XXI secolo trova una nuova frontiera nella transizione energetica. Dal 18 settembre al 9 ottobre 2026 (inaugurazione il 17 settembre alle ore 18:00), l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles ospita “Rizomi di energia e materia”, la mostra personale dell’artista Marco Angelini, curata dal sociologo e curatore Jan Kozaczuk.

Marco Angelini, arte
Opera di Marco Angelini

L’esposizione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di ricerca che Angelini conduce da oltre un decennio al confine tra arte, natura, tecnologia e sostenibilità, proseguendo la riflessione avviata con la recente antologica al Museo d’Arte Contemporanea di Wrocław (MWW).

La cella fotovoltaica come medium del XXI secolo

Al centro della ricerca dell’artista c’è la smontaggio e la risignificazione dei pannelli e delle celle fotovoltaiche.

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Sottratti alla loro funzione esclusivamente tecnica di generatori di elettricità, questi elementi vengono frammentati, ricomposti e integrati nelle tele dell’artista, trasformandosi in pura materia pittorica, campitura geometrica e segno estetico.

“La storia dell’arte si è sempre evoluta in stretta relazione con il mutamento dei materiali. Marco Angelini dimostra che il vero medium del XXI secolo è l’energia”Jan Kozaczuk, curatore della mostra.

Nelle opere di Angelini, la tecnologia non si contrappone alla natura e non viene usata con toni di allarmismo ecologico: diventa, al contrario, un’estensione per comprendere le dinamiche biologiche. La luce supera la dimensione fisica e si fa sostanza narrativa, elevando la cella fotovoltaica a simbolo culturale del nostro tempo.

Il percorso espositivo: fili, cuori 3D e paesaggi sonori

L’allestimento si articola come una rete non gerarchica di connessioni, richiamando direttamente il modello del rizoma teorizzato dai filosofi Gilles Deleuze e Félix Guattari:

  • Ciclo Rhizomes: dipinti da cui si sviluppano fili di lana gialli e blu che si propagano nello spazio fisico della galleria, trasformando il quadro in una mappa tridimensionale di relazioni sociali, tecnologiche ed energetiche.

  • Le installazioni sul cuore: opere che mettono in dialogo la biologia e la tecnologia. Tra queste, una piramide in plexiglas custodisce al suo interno una cella fotovoltaica e un cuore stampato in 3D, ponendo l’attenzione sull’energia della vita, la memoria emotiva e la dimensione collettiva.

  • L’opera video Solaris in fabula: un filmato in cui i suoni e i rumori della vita urbana (passi, voci, traffico) riattivano la memoria e dialogano direttamente con le immagini delle opere pittoriche dell’artista.

  • Installazione Salita verso il cielo / Il futuro è stupido: chiusura simbolica della mostra che invita a guardare all’avvenire recuperando il senso etimologico del termine “stupido” (dal latino stupere, provare stupore). Il futuro non viene inteso come una rigida conseguenza del progresso tecnico, ma come uno spazio aperto alla meraviglia e all’imprevedibile.

Note sull’artista

Marco Angelini (Roma, 1971) vive e lavora tra Roma e Varsavia. Laureato in Sociologia, ha sviluppato un linguaggio espressivo unico che intreccia arte, scienza, memoria e dimensione del sacro. È riconosciuto tra i pionieri dell’arte contemporanea nell’uso strutturale dei dispositivi fotovoltaici all’interno della pittura.


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