Idrogeno in Uk tra ambizione strategica e incertezze normative

Focus su The State of the Hydrogen Nation Report

L’economia dell’idrogeno nel Regno Unito si trova ad affrontare un passaggio cruciale per il proprio futuro strategico ed industriale. La pubblicazione del rapporto annuale The State of the Hydrogen Nation Report, condotto e stilato dalla Hydrogen Energy Association (Hea), offre una fotografia dettagliata e priva di filtri sulle prospettive, sulle criticità e sul sentiment degli operatori. Basato su un’indagine diretta che ha coinvolto 142 aziende rappresentative dell’intera catena del valore britannica — dai produttori ai fornitori di tecnologia, fino agli utilizzatori finali e agli investitori — il documento traccia il bilancio di un settore pronto a scalare, ma frenato da colli di bottiglia normativi, incertezza sulla domanda e ritardi nelle decisioni pubbliche.

idrogeno

Il quadro generale e le percezioni del mercato in Uk

Dall’analisi emerge un’evidente dicotomia tra la volontà di investimento delle imprese e la fiducia nel contesto politico-istituzionale. Se da un lato l’84,4% delle organizzazioni intervistate dichiara di voler aumentare o quantomeno mantenere stabili i propri investimenti dedicati all’idrogeno nei prossimi dodici mesi, dall’altro lato la fiducia complessiva del business registra una flessione. Rispetto a un anno fa, il 43,5% degli operatori ritiene che la fiducia nel mercato britannico sia peggiorata, a fronte di un 31,1% che segnala un miglioramento e di un 25,4% che non rileva variazioni sostanziali.

Le ragioni di questa cautela non derivano da un ridimensionamento del ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica, bensì dai ritardi operativi nell’attuazione delle politiche di supporto, nell’erogazione dei fondi dedicati e nello sviluppo delle infrastrutture abilitanti. La percezione dell’impegno del Governo britannico è indicativa: il 49% degli intervistati ritiene che il sostegno pubblico si sia indebolito rispetto ai dodici mesi precedenti, mentre solo il 23% osserva un rafforzamento.

Ciononostante, il Regno Unito continua a mantenere una posizione di rilevanza nello scacchiere globale, figurando come la seconda destinazione più attraente al mondo per gli investimenti nell’idrogeno nei prossimi tre anni (indicata dal 30% dei rispondenti), preceduta soltanto dalla Germania (41%) e seguita dai Paesi Bassi (17%), dalla Spagna (12%) e dalla Francia (11%).

Idrogeno, prospettive occupazionali e sfida delle competenze

Il contributo del settore dell’idrogeno all’occupazione rappresenta uno dei punti di maggiore impatto economico. In base alle stime elaborate dal report, sul campione di aziende intervistate, l’attuale traiettoria delle politiche pubbliche porterebbe alla creazione di circa 3.800 nuovi posti di lavoro diretti entro il 2030. Tuttavia, un quadro normativo e programmatico ottimizzato — caratterizzato da maggiore chiarezza, decisioni più rapide e incentivi sul lato della domanda — consentirebbe alle medesime imprese di generare oltre 17.000 posti di lavoro nello stesso arco temporale.

La crescita della forza lavoro si scontra con precise strozzature sul fronte delle competenze professionali.

Le figure di più difficile reperimento sul mercato del lavoro britannico riguardano:

  • ingegneria meccanica, elettrica e chimica, in particolare con esperienza nei processi industriali o nell’energia (indicata dal 35,2% delle aziende)
  • ingegneria di processo e integrazione di sistemi (32%)
  • specialisti in sicurezza, standard e regolamentazione per aree a rischio di esplosione (28,7%)
  • ricerca, sviluppo e innovazione (26,4%)

Molte aziende evidenziano come i profili con esperienza diretta sull’idrogeno siano rari, costringendo il settore a reclutare da ambiti adiacenti come l’oil & gas, il petrolchimico e l’automotive, sostenendo ingenti costi interni di riqualificazione.

La mappa geografica degli investimenti in H2 nel Regno Unito

L’attrattività per gli investimenti lungo il territorio britannico si concentra prevalentemente nelle aree caratterizzate da risorse rinnovabili ed eredità industriale. La Scozia si posiziona al primo posto come regione più attraente per i prossimi tre anni, grazie a un contesto politico regionale favorevole, alla disponibilità di abbondante energia da fonti rinnovabili e a una catena di fornitura consolidata derivante dai settori energetici tradizionali.

idrogeno-2

Al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente il Nord-Est e il Nord-Ovest dell’Inghilterra. Il Nord-Est beneficia della presenza del Tees Valley Industrial Cluster — a cui si riconosce una produzione del 50% dell’idrogeno commerciale del Paese — e da un denso tessuto di industria pesante ad alto consumo energetico, come acciaierie, vetrerie e cementifici. Il Nord-Ovest fa leva sull’avanzamento del progetto HyNet e sullo sviluppo della prima rete di trasporto sotterranea di idrogeno del Regno Unito.

Le dinamiche della catena del valore e i colli di bottiglia

Analizzando le singole fasi della filiera, emergono difficoltà diffuse nel far progredire le iniziative commerciali verso le decisioni finali di investimento. Sulla stipula dei contratti di vendita dell’idrogeno prodotta, l’81% delle organizzazioni impegnate nelle negoziazioni riferisce che trovare e concordare accordi a lungo termine con i clienti finali risulta complesso. Tra le cause principali figurano l’assenza di politiche di supporto lato domanda (62,5%), l’incertezza sui prezzi futuri e sui costi a lungo termine (43,8%) e la riluttanza dei clienti a vincolarsi con contratti duraturi. Per quanto riguarda lo stoccaggio e la distribuzione, il 78% degli operatori riscontra elevate difficoltà nello sviluppo delle infrastrutture. Le barriere prioritarie comprendono l’incertezza sui tassi di utilizzo della rete (66,7%) e gli elevati costi di capitale iniziale per condotte e terminali (44,4%).

Sul fronte dell’adozione negli usi finali, quasi il 60% degli utenti attuali o potenziali individua forti ostacoli nell’integrazione dell’idrogeno nelle proprie attività. La carenza di infrastrutture dedicate, come stazioni di rifornimento e gasdotti (70,8%), unitamente ai costi di fornitura incerti o non competitivi rispetto ai combustibili fossili (66,7%), rappresenta il freno principale per la conversione dei trasporti e dei processi termici industriali.

Infine, per i produttori di tecnologia e apparecchiature, oltre l’84% segnala criticità nello scalare la produzione industriale, citando la domanda lenta e incerta (62,5%) e la carenza di fondi prevedibili per la ricerca e la dimostrazione commerciale (43,8%).

Pressioni sui costi e barriere strutturali

L’andamento economico delle imprese del settore riflette margini commerciali ristretti. Nell’ultimo anno, il 60,7% delle aziende ha mantenuto i propri ricavi legati all’idrogeno invariati, mentre il 48,3% riporta margini di redditività immutati e il 20,8% rileva una riduzione della marginalità.
I fattori di costo destinati ad intensificarsi nei prossimi dodici mesi includono la spesa salariale e il reperimento di competenze (indicato dal 37,7% delle aziende), i costi energetici per la produzione (36,9%) e il prezzo di acquisto di macchinari e tecnologie avanzate (36,1%).

Richiesti di indicare i principali ostacoli che impediscono l’impiego di ulteriore capitale, gli operatori pongono al vertice l’incertezza politica e normativa (63,1%), seguita dall’incertezza sulla domanda dei clienti (55,7%), dagli elevati costi di capitale e dalle sfide di finanziamento (48,4%), dal costo dell’energia (27%) e dai ritardi nelle autorizzazioni e nella pianificazione urbanistica (20,5%).

Requisiti operativi e prospettive di sviluppo

Nonostante le criticità evidenziate, l’industria mantiene una tendenza propulsiva. Le aziende pianificano di concentrare i propri investimenti futuri soprattutto nella ricerca e sviluppo (52%), nella formazione del personale (43%) e nelle spese in conto capitale per impianti e infrastrutture (38%).

idrogeno-3

Il rapporto della Hydrogen Energy Association conclude sottolineando che la risoluzione dei colli di bottiglia non richiede un aumento indefinito dei sussidi, bensì la rapida attuazione dei meccanismi già annunciati (come le tornate di allocazione Har2 e Har3), la creazione di incentivi vincolanti sul consumo finale, il rafforzamento dei collegamenti tra ministeri e la semplificazione delle procedure autorizzative. L’allineamento tra la pianificazione pubblica e la capacità esecutiva dell’industria privata rimane l’elemento determinante per consolidare la posizione del Regno Unito nella transizione energetica globale.

Leggi anche Idrogeno, la crisi geopolitica accelera la transizione


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.