La transizione energetica smette di essere solo un dovere morale o un costo da sostenere per trasformarsi in uno dei più potenti motori di crescita economica a disposizione del Paese. A certificarlo sono i dati della prima lettura integrata elaborata dal Centro Studi di EnergRed Renewables, che ha quantificato per la prima volta il ritorno sistemico degli investimenti nelle fonti rinnovabili, con particolare focus sulla generazione altamente distribuita.
I numeri parlano chiaro: per raggiungere gli obiettivi di capacità fotovoltaica fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) servirà un investimento complessivo di circa 37 miliardi di euro. Una cifra importante, ma capace di generare benefici economici complessivi per ben 220 miliardi di euro entro il 2040. In altre parole, ogni euro investito oggi è in grado di produrre fino a cinque euro di valore economico e sociale nei prossimi quindici anni. Un moltiplicatore industriale senza precedenti.
Scarchini (CEO EnergRed): «Basta considerarla un costo, è una scelta razionale»
“La transizione energetica continua a essere raccontata prevalentemente come una necessità ambientale o come un costo da sostenere. I numeri mostrano invece una realtà completamente diversa” commenta Moreno Scarchini, CEO di EnergRed Renewables. “Siamo di fronte a una delle più importanti opportunità di investimento produttivo oggi disponibili per l’economia italiana. La generazione distribuita consente di creare valore direttamente nei territori, rafforzare il tessuto delle PMI, attrarre capitali privati e ridurre strutturalmente la spesa energetica del Paese”.
Secondo Scarchini, in un contesto macroeconomico e geopolitico sempre più instabile, puntare sulle rinnovabili distribuite rappresenta “la scelta più razionale anche dal punto di vista strategico”.
Un beneficio da 11 miliardi l’anno: ecco chi ci guadagna
L’impatto positivo della generazione distribuita non si limita ai grandi attori dell’energia, ma si divide equamente su tre fronti principali, per un valore totale stimato in oltre 11 miliardi di euro ogni anno:
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Imprese e PMI (2,9 miliardi di euro l’anno): il risparmio diretto sulle bollette grazie all’autoproduzione energetica permette alle piccole e medie aziende italiane di liberare risorse fresche, pronte per essere reinvestite in innovazione, personale e crescita competitiva.
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La Collettività (5,3 miliardi di euro l’anno): è il valore economico legato al beneficio ambientale e sanitario delle emissioni di CO2 evitate. Il calcolo adotta una stima prudenziale del costo sociale dell’anidride carbonica pari a 100 euro per tonnellata equivalente.
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Il Capitale Privato (2,8 miliardi di euro l’anno): rappresenta il rendimento finanziario pulito e costante garantito a chi sceglie di investire fisicamente nelle infrastrutture e negli impianti fotovoltaici.
Un “Payback Period” da record per il Sistema Paese
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dallo studio riguarda la velocità di rientro del capitale. Il tempo di ritorno dell’investimento (payback period) per il sistema Paese è stimato in appena 3 o 4 anni.
Si tratta di un orizzonte temporale estremamente ridotto, soprattutto se confrontato con la vita utile garantita dei moderni impianti fotovoltaici, che oscilla tra i 25 e i 30 anni. Questo significa che, a fronte di pochissimi anni di ammortamento, l’Italia potrà godere di almeno un ventennio di energia a costo quasi zero, con effetti strutturali permanenti sulla resilienza energetica nazionale e sulla difesa del potere d’acquisto del sistema produttrivo.
Il fotovoltaico distribuito, conclude la ricerca, smette quindi i panni della semplice misura ecologica e assume a pieno titolo il ruolo di infrastruttura strategica nazionale, pilastro fondamentale per la stabilità e la competitività del Made in Italy nei mercati globali.
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