L’ondata di caldo intenso che sta stringendo l’Italia costringe milioni di famiglie a un utilizzo massiccio e prolungato di condizionatori e ventilatori per rendere abitabili le proprie case. Tuttavia, la possibilità di proteggersi dalle temperature estreme non è uguale per tutti. Federconsumatori evidenzia come stia emergendo con forza la cosiddetta cooling poverty, ossia la povertà energetica legata al raffrescamento estivo, una nuova e preoccupante frontiera della disuguaglianza sociale. Secondo l’associazione, questa dimensione di vulnerabilità non si limita solo alla capacità economica di pagare le bollette, ma abbraccia la possibilità di riqualificare gli immobili, l’accesso a impianti ad alta efficienza, la presenza di reti di supporto sociale e il possesso di informazioni adeguate per difendersi dalla canicola.

Il peso economico dell’inefficienza: rincari e installazioni
La differenza di spesa tra chi ha potuto investire nella tecnologia e chi è rimasto indietro è netta e penalizzante. I calcoli dell’associazione, basati su un nucleo familiare composto da tre persone che utilizza due climatizzatori per sette ore al giorno, rivelano una forbice allarmante. Chi dispone di un impianto datato e poco efficiente si trova a spendere ben 159,20 euro al mese, una cifra che supera del 140% l’esborso mensile di 66,40 euro sostenuto da chi possiede apparecchi di ultima generazione ad alta efficienza energetica.
Mettersi al riparo dall’afa richiede un investimento iniziale che è diventato più oneroso nell’ultimo anno. Il monitoraggio effettuato dall’osservatorio nazionale Federconsumatori segnala un aumento medio dei prezzi dei prodotti per il raffrescamento pari al + 2,4% rispetto al 2025. Nel dettaglio dei condizionatori fissi mono split, i modelli in classe energetica A++ oscillavano l’anno scorso tra i 289,00 e i 499,00 euro, mentre quest’anno si attestano tra i 299,00 e i 529,00 euro, registrando incrementi compresi tra il 3% e il 6%.
La spesa sale sensibilmente per i modelli più performanti in classe A+++, i quali nel 2025 costavano tra i 949,00 e i 1.454,00 euro e oggi richiedono un budget compreso tra i 999,00 e i 1.499,00 euro, con variazioni tra il 3% e il 5%. A tali somme vanno aggiunti i costi di installazione per singolo elemento, lievitati del 3% rispetto all’anno scorso, passando da una forbice di 150,00-349,00 euro a una di 155,00-360,00 euro a seconda della complessità dell’intervento.
Alternative e prezzi di deumidificatori e ventilatori
L’analisi a tutto campo fotografa variazioni diffuse anche per gli altri strumenti di refrigerazione. Per quanto riguarda i deumidificatori, i modelli con serbatoio da 2 litri partono quest’anno da 49,90 euro per arrivare a 169,00 euro, evidenziando un aumento del 2% sul prezzo minimo rispetto ai 49,00 euro del 2025. Quelli con serbatoio da 5 litri mostrano un prezzo minimo in crescita del 5%, passando da 179,90 a 189,00 euro, mentre il prezzo massimo scende lievemente dall’importo di 448,00 euro registrato lo scorso anno ai 445,49 euro attuali. Anche il comparto dei ventilatori mostra dinamiche rialziste, pur rimanendo l’opzione più economica. I modelli classici a tre velocità mantengono un prezzo di partenza stabile a 19,90 euro ma vedono il prezzo massimo salire dell’1%, toccando i 99,99 euro rispetto ai 99,00 euro precedenti.
I sofisticati ventilatori a venti velocità registrano un incremento del 3% sul prezzo minimo, passando da 119,00 a 122,49 euro, rimanendo invece stabili sul picco massimo di 279,00 euro. I ventilatori a soffitto crescono in modo omogeneo, con il prezzo minimo in salita del 3% da 289,00 a 299,00 euro e quello massimo in aumento del 2% da 338,00 a 345,00 euro. Infine, i piccoli dispositivi portatili registrano un incremento del 5% sulla base minima, da 5,70 a 5,99 euro, e del 2% sul prezzo massimo, che passa da 19,60 a 19,90 euro.
Italia nella morsa del caldo: strumenti di sostegno fiscale
Per mitigare l’impatto di queste spese, i cittadini possono fare affidamento su alcune agevolazioni statali. La prima opzione è l’Ecobonus, che garantisce una detrazione fiscale del 50% su una spesa massima di 30.000 euro per l’installazione di pompe di calore ad alta efficienza nell’abitazione principale. In questo perimetro rientrano i condizionatori inverter provvisti di funzione di riscaldamento, a condizione che sostituiscano un vecchio impianto a combustibile fossile e soddisfino i requisiti tecnici ministeriali; l’agevolazione si riduce al 36% se applicata alle seconde case o ad altre tipologie immobiliari.
Federconsumatori ricorda che per beneficiare della detrazione è tassativo effettuare il pagamento tramite bonifico parlante, specificando la corretta causale normativa. In alternativa, il Conto Termico 3.0 gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse) offre un contributo diretto capace di coprire fino al 65% delle spese ammissibili in base all’intervento. Questa misura non prevede limiti legati al reddito del richiedente, ma non è cumulabile con altri incentivi per le stesse voci di spesa.
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Focus Federconsumatori: reti in crisi e diritto ai rimborsi
L’impennata dei consumi energetici per contrastare l’afa sta mettendo a dura prova le infrastrutture di distribuzione elettrica, provocando interruzioni di corrente causate da guasti tecnici. I disagi maggiori si stanno concentrando in grandi aree urbane come Torino, Napoli, Milano e le zone limitrofe. Qualora il blackout si protragga per molte ore, scattano i meccanismi di tutela stabiliti dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera). I consumatori domestici hanno diritto a un indennizzo automatico forfettario, accreditato direttamente dal venditore nella bolletta elettrica. Il diritto al rimborso si attiva dopo 8 ore consecutive di interruzione nei Comuni con oltre 5.000 abitanti, e dopo 12 ore consecutive nei centri urbani con popolazione inferiore.
L’importo di partenza per le utenze domestiche è di circa 30 euro, con un incremento di 15 euro per ogni successivo blocco di 4 ore di blackout, fino a un tetto massimo di 300 euro. L’erogazione avviene d’ufficio, a patto che l’utente sia in regola con i pagamenti ordinari. Federconsumatori precisa infine che, qualora l’interruzione di corrente abbia provocato un danno materiale concreto e dimostrabile, i cittadini possono presentare un reclamo scritto per chiedere un risarcimento supplementare, usufruendo del supporto degli sportelli dell’associazione attivi sul territorio nazionale.
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