Pompe di calore, nuova tassonomia contro caos dei dati

La proposta dell'Iea per un quadro di classificazione condiviso

Le pompe di calore rappresentano una delle opportunità tecnologiche più rilevanti per garantire un riscaldamento sicuro, accessibile e sostenibile a livello globale. Nei principali mercati mondiali della climatizzazione, come la Germania e gli Stati Uniti, questi sistemi alimentati prevalentemente a energia elettrica hanno già iniziato a superare le vendite delle caldaie a gas naturale, modificando strutturalmente le tendenze dei consumi energetici nel settore residenziale e dei servizi. Una soluzione scalabile in grado di offrire flessibilità persino alla rete elettrica in evoluzione. Tuttavia, questa transizione è frenato da un ostacolo di natura informativa: la frammentazione e l’incoerenza dei dati sulle installazioni a livello globale. A fare luce su questo scenario è il rapporto intitolato Technical note on a proposed common heat pump taxonomy, pubblicato dall’Iea che mette in evidenza come le pratiche di rendicontazione differiscano profondamente per ambito, definizioni e metriche utilizzate.

pompe di calore
Foto di Mike Hindle su Unsplash.

Si passa infatti dal conteggio delle pure unità vendute alla misurazione della capacità termica nominale installata, con livelli di trasparenza e frequenza di aggiornamento estremamente variabili. Tale mancanza di armonizzazione limita la possibilità di effettuare confronti affidabili tra i mercati ed impedisce una valutazione esatta del reale contributo delle pompe di calore al soddisfacimento della domanda termica globale.

L’anomalia del mercato cinese

Per colmare questo divario, il progetto guidato dall’Iea, sviluppato in collaborazione con i rappresentanti di oltre cinquanta istituzioni internazionali attraverso consultazioni scritte e tavoli tecnici, propone un quadro di classificazione comune. La tassonomia si concentra inizialmente sui sistemi utilizzati come impianti di riscaldamento primario negli edifici, catalogandoli in base al settore di applicazione, alla tipologia di combustibile, alla sorgente naturale sfruttata, al pozzo termico e al modello di prodotto, introducendo soluzioni specifiche per risolvere i nodi interpretativi legati ai dispositivi reversibili e ai sistemi ibridi.

L’analisi si concentra sui quattro mercati chiave che insieme superano il 90% delle vendite mondiali: Cina, Stati Uniti, Europa e Giappone. Ciascuna regione si muove però secondo logiche proprie. In Cina, il più grande mercato, esiste una forte asimmetria tra i dispositivi registrati propriamente come pompe di calore e i condizionatori domestici tradizionali. Poiché i condizionatori residenziali includono i sistemi reversibili aria-aria in grado di riscaldare, anche una minima quota di questi ultimi, se impiegata come riscaldamento primario, finisce per rappresentare la maggioranza assoluta dei sistemi termici venduti nella regione, pur rimanendo sommersa nei dati ufficiali.

Pompe di calore, nodi irrisolti della classificazione

Negli Stati Uniti, la rilevazione è affidata all’istituto di categoria che monitora le spedizioni e gli standard prestazionali, supportato dalle indagini periodiche sui consumi energetici degli edifici commerciali e residenziali curate dall’agenzia statistica governativa. Sul fronte europeo, l’Associazione Europea delle Pompe di Calore funge da hub centrale coordinando i dati delle sezioni nazionali, tra cui l’italiana Assoclima. In Giappone, infine, le spedizioni mensili sono tracciate dall’associazione industriale di refrigerazione accanto alle indagini sulla produzione industriale del Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria.

Questa molteplicità di canali genera forti barriere internazionali legate a metodologie di indagine disallineate e a una scarsa accessibilità dei dati. Le stime indicano che appena il 35% delle vendite globali mensili risulta accessibile pubblicamente su base regolare. Se si estende l’orizzonte alle pubblicazioni annuali la copertura dei dati disponibili sale a circa il 50%, ma la piena apertura dei registri di Cina ed Europa consentirebbe di raggiungere immediatamente la quasi totalità del mercato mondiale, toccando la quota del 90%.

L’indagine condotta su trenta istituzioni nazionali e regionali ha rivelato l’utilizzo attivo di circa novanta espressioni uniche per descrivere tecnologie, configurazioni impiantistiche e prestazioni, a fronte di oltre duecento etichette commerciali e tecniche censite nei materiali ufficiali. Una simile diversità terminologica ostacola l’interoperabilità dei sistemi e complica i processi di conformità normativa per i prodotti commercializzati su scala internazionale.

Impianti ed effettivo bilancio operativo: fattori di complicazione

Al momento, l’unico protocollo strutturato per stimare la quota destinata al riscaldamento primario è stato sviluppato in Europa da Ehpa e Assoclima, combinando analisi teoriche sulle vendite per fascia climatica con i risultati di indagini demoscopiche condotte sul campo in Italia, successivamente estese al resto del continente. Un ulteriore fattore di complicazione è rappresentato dai refrigeratori d’acqua reversibili, i cosiddetti chiller, che a seconda delle aree geografiche e degli standard applicati cambiano denominazione.

Un medesimo macchinario industriale viene commercializzato come refrigeratore reversibile sul mercato giapponese e come pompa di calore aria-acqua sul mercato europeo, falsando i conteggi comparativi se le fonti non vengono ricondotte a una matrice comune. I sistemi ibridi, definiti dall’Iea come la combinazione di una pompa di calore elettrica e una caldaia a combustibile fossile gestite da una strategia di controllo ottimizzata unica, mantengono quote di mercato ridotte, localizzate prevalentemente in Italia, nei Paesi Bassi, in Giappone e in Canada.

Anche in questo caso i modelli di vendita non permettono di verificare l’effettivo bilancio operativo, ovvero se l’impianto funzionerà massimizzando l’apporto elettrico della pompa di calore, configurata spesso per coprire il carico termico di base, o se farà ampio ricorso alla caldaia durante i picchi di freddo. Infine, i sistemi non elettrici o basati su cicli termochimici di assorbimento e adsorbimento, pur offrendo il vantaggio di utilizzare fonti di calore rinnovabili dirette o cascami termici riducendo la dipendenza dalla rete elettrica, restano confinati ad applicazioni speciali o alla teloriscaldamento, con una presenza statistica quasi nulla nei report delle associazioni residenziali.

I cinque punti dell’Iea per l’armonizzazione dei mercati

Per uscire dall’impasse metodologica, l’Iea ha tracciato una tabella di marcia articolata in cinque azioni pratiche immediate, concepite per guidare i governi e le associazioni industriali verso la convergenza dei sistemi di monitoraggio. La prima linea d’intervento impone l’inclusione sistematica e la categorizzazione delle unità reversibili aria-aria all’interno dei bilanci termici. Isolare la quota di questi dispositivi destinata al riscaldamento primario permetterà di valutare l’effettivo apporto alla diversificazione del mix energetico e al risparmio di energia primaria.

La seconda azione prevede lo sviluppo di metodologie di rendicontazione dedicate ai sistemi ibridi e alle tecnologie emergenti non basate sul ciclo a compressione di vapore, intercettando segmenti di mercato ad oggi quasi invisibili ma essenziali per la decarbonizzazione profonda. Al terzo posto l’ente internazionale colloca l’introduzione obbligatoria della doppia metrica, che richiede di affiancare al numero di pezzi venduti la relativa capacità termica espressa in chilowatt o megawatt. Questo passaggio permetterà di misurare l’effettivo impatto della tecnologia sulla domanda di picco e sulle infrastrutture di rete, abilitando confronti transregionali scientificamente fondati.

La quarta raccomandazione suggerisce l’avvio di una fase pilota per testare la tassonomia su base volontaria all’interno di mercati selezionati, modificando i modelli di rilevazione e integrando le lezioni apprese prima di procedere a un’adozione legislativa su vasta scala. La quinta azione guarda al futuro, ipotizzando l’estensione del quadro metodologico oltre i confini del comparto edilizio per mappare le pompe di calore nei processi industriali e nelle reti di teleriscaldamento, ampliando al contempo gli indicatori monitorati fino a includere l’efficienza stagionale e l’impatto climatico dei refrigeranti utilizzati.

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