Quando il prossimo allarme energetico? I blackout estivi e le soluzioni strutturali che nessuno adotta

A tutti è nota la limitazione attuale della nostra rete elettrica nazionale. Ci troviamo di fronte a un’infrastruttura strutturalmente sovraccaricata dall’incremento esponenziale di utenze altamente energivore: data center, colonnine di ricarica per veicoli elettrici, e la massiccia elettrificazione dei consumi termici attraverso pompe di calore e condizionatori. Tutto questo sta avvenendo in assenza di una pianificazione strategica che avrebbe dovuto provvedere al potenziamento della rete prima di autorizzare gli allacci di tali utenze. A complicare il quadro, oggi, si aggiungono le tensioni geopolitiche internazionali che rendono i mercati energetici instabili.

blackout estivi

Non appena la prossima ondata di calore metterà in crisi il sistema, saremo invasi da talk show, tavole rotonde e speciali giornalistici pronti a spiegare perché sia successo, proponendo i soliti slogan e i rassicuranti programmi di decarbonizzazione per il 2050. Il solito film pre-estivo a cui assistiamo da anni.

Ma di concreto cosa si sta facendo? Quali sono gli interventi attivabili da subito, o nel brevissimo periodo, da parte delle istituzioni per limitare un uso distorto e iper-energivoro della rete, senza per questo vietarne l’utilizzo? Al momento, la risposta sembra essere: nessuno di significativo.

A parere di chi scrive, esistono almeno due linee di azione applicabili con efficacia immediata:

1. Controlli a campione e sanzioni nel terziario

È necessario avviare controlli a campione sulle temperature ambientali, sia in inverno (su generatori a gas e pompe di calore) sia in estate (su condizionatori elettrici), dedicati alle utenze del terziario, del commercio e della Pubblica Amministrazione. Non serve un controllo capillare: sono sufficienti forti sanzioni economiche “esemplari” destinate alle aziende e ai manutentori non accorti, nonostante il loro ruolo legale di Terzo Responsabile.

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L’obiettivo è porre fine allo spettacolo inaccettabile di ambienti aperti al pubblico con temperature polari in estate (e tropicali in inverno), spesso con le porte d’accesso spalancate in presenza di personale di vigilanza, ma senza alcuna gestione termica logica. Quando in un negozio salta la corrente, pochi clienti e commercianti si chiedono: “Ho contribuito anche io a questo blackout?”. Per l’operatività, si potrebbero impiegare i corpi di Polizia Locale affiancati da laureandi in materie scientifiche, che potrebbero sviluppare tesi di laurea sperimentali su queste attività di audit sul campo.

2. Tariffe dissuasive basate sui profili di consumo

Le utenze commerciali e industriali (in genere con potenza superiore a 15 kW) dispongono di contatori intelligenti che registrano i consumi su base oraria, già utilizzati per la fatturazione legata al PUN orario. Questa mole di dati reali dovrebbe essere utilizzata dallo Stato e da ARERA per fissare dei sovrapprezzi in caso di palesi sprechi. Ad esempio, se un’utenza incrementa i propri consumi in fascia F1 (dalle 8:00 alle 18:00 dei giorni lavorativi estivi) di oltre il 15-20% rispetto al mese di maggio e secondo un profilo accettabilmente stabile nei mesi non estivi (valore medio mensile) , è evidente che sta facendo un uso smodato e inefficiente del condizionamento.

Un meccanismo analogo, basato sui consumi storici mensili, potrebbe essere applicato alle utenze residenziali (dove anche lo smart work non può portare a variazioni l% del tipo suddette). Non si tratterebbe di una nuova tassa, bensì di una sanzione indiretta e di un rimborso dei maggiori oneri di stabilità richiesti alla rete. Del resto, le leve economiche governano l’attenzione pubblica molto più dei kWh.

Se gli incassi derivanti da questi sovrapprezzi venissero vincolati per legge al potenziamento della rete di trasmissione e al finanziamento delle fonti rinnovabili, i cittadini ne apprezzerebbero l’impatto reale. Cosa ne pensano le istituzioni? Di certo, dal punto di vista burocratico, la risposta sarà la creazione di un nuovo Gruppo di Lavoro, l’avvio di audizioni con le associazioni di categoria e lunghe concertazioni. E allora, nell’attesa, auguri al prossimo blackout.

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Energy manager, Ege ed ex Dirigente presso Intesa Sanpaolo