Batterie, raccolta al 31,14%: verso il nuovo Regolamento UE

La fotografia nel rapporto Cdcnpa

Con un tasso di raccolta delle batterie al 31,14%, il nostro Paese affronta il cambio delle metriche di calcolo e l’introduzione di cinque nuove categorie merceologiche. A certificarlo sono i dati del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori nell’ultimo rapporto sul tasso della raccolta con riferimento al 2025. Il documento offre una panoramica statistica elaborata in stretta conformità con il Regolamento europeo 2023/1542. Questa complessa normativa dell’Unione Europea ha completamente azzerato il vecchio quadro di riferimento, determinando una vera e propria rivoluzione burocratica e strutturale che ha trovato piena attuazione nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo numero 29 del 10 febbraio 2026, entrato ufficialmente in vigore il 7 marzo scorso.

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Foto di Roberto Sorin su Unsplash.

La rivoluzione della tassonomia

Il fulcro della nuova impostazione normativa risiede in una profonda metamorfosi metodologica. Il Regolamento europeo ha infatti abrogato la storica direttiva del 2006, recepita a suo tempo in Italia tramite il Decreto Legislativo 188 del 2008, la quale poggiava su una classificazione estremamente semplificata a tre sole macro-categorie, ossia le batterie portatili, quelle industriali e quelle per autoveicoli.

Il nuovo impianto normativo, al contrario, estende e frammenta la tassonomia introducendo ben cinque raggruppamenti merceologici, definiti con vincoli stringenti legati sia al peso specifico che alla composizione chimica dei dispositivi. A fare il loro ingresso nel panorama ufficiale sono le categorie dedicate ai mezzi di trasporto leggeri, i cosiddetti accumulatori Lmt, e quelle destinate ai veicoli elettrici puri.

La nuova formula del tasso e il verdetto per le portatili

Applicando questo schema per l’annualità 2025, il tasso di raccolta per le sole batterie portatili – ossia i dispositivi sigillati di uso quotidiano con peso inferiore o uguale a 5 chilogrammi, come le pile stilo, quelle a bottone o gli accumulatori integrati in smartphone e laptop – si è attestato al 31,14%. Il totale raccolto è di 8.868.248 chilogrammi a fronte di una media triennale di immesso sul mercato, calcolata sugli anni dal 2022 al 2024, pari a 28.476.038 chilogrammi.

Più nello specifico, il mercato italiano delle portatili aveva registrato una parabola discendente nei volumi posizionati sul mercato dai produttori, passando dai quasi 32 milioni di chili del 2022 ai circa 28 milioni del 2023, fino a stabilizzarsi poco sopra i 25 milioni di chilogrammi nel corso del 2024.

La raccolta delle batterie in Italia

Il dato percentuale del 31,14% va proiettato verso il prossimo futuro, dato che il Regolamento europeo impone scaglioni di crescita decisamente ambiziosi, fissando l’asticella delle performance di recupero al 63% entro il termine del 2027, per poi spingersi fino al 73% entro la fine del 2030.

L’attuale fotografia sconta una parzialità dei dati, dal momento che il tasso calcolato include esclusivamente i quantitativi gestiti dai sistemi formalmente iscritti e partecipanti all’organismo nazionale. Ciononostante, l’effettivo azzeramento di questa distanza nei prossimi tre anni sarà subordinato non solo alla reattività operativa dei produttori e dei consorzi, ma anche all’efficacia e alla piena entrata a regime di tutte le nuove misure di intercettazione previste dai recenti decreti attuativi nazionali.

La radiografia del mercato nazionale: le cinque categorie

Spostando l’attenzione sui volumi complessivi che i produttori iscritti ai sistemi di gestione del Centro hanno immesso sul territorio italiano nel corso dell’intero anno 2025, la cifra totale raggiunge l’imponente quota di 451.638.368 chilogrammi. Questa enorme massa di dispositivi si distribuisce tra le cinque nuove categorie previste dalla legge. La quota di gran lunga maggioritaria è rappresentata dalle batterie destinate all’avviamento, all’illuminazione e all’accensione dei veicoli tradizionali, le cosiddette batterie Sli, che da sole pesano per ben 218.598.907 chilogrammi sul totale nazionale.

Al secondo posto si posizionano le batterie industriali, un segmento ampio che include sia i sistemi dedicati all’accumulo energetico sia quelli per la trazione di mezzi meccanici speciali, registrando un peso complessivo di 134.737.784 chilogrammi e fungendo anche da categoria residuale per tutti i dispositivi superiori ai cinque chili non catalogabili altrove. Il comparto dei veicoli elettrici puri, che comprende le batterie di peso superiore ai venticinque chilogrammi installate su automobili, autobus, furgoni e autocarri, si attesta invece a quota 71.601.869 chilogrammi.

Le batterie portatili immesse sul mercato nel 2025 segnano l’ago della bilancia a 24.478.048 chilogrammi, mentre la neonata categoria dei mezzi di trasporto leggeri, siglata Lmt, fa segnare un volume di 2.221.759 chilogrammi. In quest’ultimo raggruppamento rientrano i sistemi di accumulo sigillati inferiori ai 25 chili progettati appositamente per la trazione di e-bike, monopattini elettrici, hoverboard e scooter, tutti segmenti della micromobilità in forte espansione ma ancora ridotti in termini di peso complessivo rispetto ai colossi dell’automotive tradizionale.

La road map verso la rendicontazione del prossimo anno

Il rapporto specifica che i dati raccolti e rielaborati per il 2025 costituiscono una prima e fondamentale base conoscitiva indispensabile per tarare gli strumenti di raccolta in vista delle scadenze legali imminenti. In virtù di quanto disposto dal Regolamento di esecuzione europeo 2025/2289, il vero e proprio debutto della rendicontazione ufficiale vincolante avverrà con i dati relativi all’anno 2026.

I prossimi mesi rappresenteranno dunque un banco di prova per testare la tenuta dei canali di conferimento e per sensibilizzare i consumatori, i quali restano l’anello determinante per avviare a corretto riciclo i milioni di accumulatori che ogni giorno alimentano la tecnologia quotidiana del Paese.

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