L’evoluzione tecnologica odierna, nel solco dell’intelligenza artificiale, non è soltanto una questione di software, ma affonda le sue radici in una trasformazione profonda dell’hardware e dell’energia necessaria a sostenerlo. Secondo quanto evidenziato da Stefano Mozzato, vice president marketing Emea di Vertiv, siamo di fronte a un cambio di paradigma in cui l’energia consumata dai data center non deve essere interpretata come un costo fine a se stesso, bensì come il carburante fondamentale che abilita servizi digitali precedentemente inimmaginabili.

Mozzato sottolinea come l’efficienza di queste strutture sia migliorata in modo straordinario nel tempo: sebbene i consumi assoluti siano in crescita, ciò avviene esclusivamente per supportare un aumento esponenziale della qualità e della quantità dei servizi erogati, rendendo la tecnologia un pilastro indispensabile per la sostenibilità economica dei modelli di business moderni.
Densità energetica e superamento dei limiti fisici

L’analisi tecnica condotta da Stefano Mozzato pone l’accento su un’evidente evoluzione fisica delle infrastrutture. Laddove in passato sistemi di calcolo modesti richiedevano intere stanze per operare, oggi potenze di calcolo immense vengono concentrate all’interno di singoli rack, raggiungendo densità energetiche che superano i 120–140 kW.
Questa concentrazione, osserva Mozzato, genera una conseguenza fisica inevitabile: la gestione del calore è diventata l’elemento critico per eccellenza. In questo scenario, le analisi chiariscono che i tradizionali sistemi di raffreddamento ad aria risultano ormai insufficienti, rendendo il raffreddamento a liquido una scelta obbligata per garantire la continuità operativa e prevenire il surriscaldamento di hardware il cui valore può toccare punte di milioni di euro.
Verso l’Unit of Computing e l’architettura OneCore
Uno dei punti cardine di questa visione riguarda il superamento della concezione del singolo server a favore della cosiddetta Unit of Computing. Questo concetto identifica un insieme integrato che fonde alimentazione elettrica, raffreddamento, distribuzione e controllo in un unico ecosistema IT. Mozzato cita in particolare l’architettura Vertiv OneCore come risposta strategica a questa necessità, spiegando che si tratta di un approccio progettuale che parte dal fabbisogno computazionale per costruirvi attorno l’intera infrastruttura.
Il vantaggio competitivo, in questo specifico caso, è la drastica riduzione dei tempi di realizzazione: mentre i data center tradizionali richiedono dai 24 ai 30 mesi per essere pronti, l’accelerazione dell’hardware di intelligenza artificiale — guidata da cicli di rilascio brevissimi — impone tempi molto più rapidi per non rischiare di inaugurare strutture già obsolete.
Intelligenza artificiale: il recupero del calore nobile
Approfondendo le dinamiche operative, Stefano Mozzato paragona la precisione richiesta nei moderni data center a quella della Formula 1. La distribuzione dell’energia e dei fluidi sopra i rack richiede sistemi ad alta capacità e competenze specialistiche di altissimo profilo. Un aspetto particolarmente innovativo riguarda la trasformazione del calore da scarto a risorsa. Le Gpu impegnate nei processi di intelligenza artificiale producono quello che viene definito calore nobile, capace di uscire a temperature prossime ai 50 °C.
Questa energia termica può essere direttamente impiegata per il riscaldamento di edifici o immessa nelle reti di teleriscaldamento urbano. Sebbene in Italia questa pratica sia ancora agli albori, l’analisi di Mozzato rileva una spinta crescente a livello europeo verso l’integrazione con le infrastrutture cittadine, previa una necessaria collaborazione tra enti pubblici e gestori delle reti.
Data center, scenari futuri e il ruolo strategico del Digital Twin
Lo sguardo si sposta poi sulle dimensioni delle infrastrutture del futuro, citando progetti francesi che mirano a raggiungere la scala del gigawatt, trasformando i data center in vere e proprie città energetiche. In questo contesto di gigantismo tecnologico, Mozzato identifica nel Digital Twin uno strumento indispensabile non solo per la progettazione, ma soprattutto per la gestione operativa. Attraverso l’uso di dati IoT in tempo reale, il gemello digitale permette di simulare scenari complessi e prevedere criticità prima che si verifichino.
L’obiettivo finale di questa tecnologia, secondo il vice president marketing Emea di Vertiv, è comprendere non solo cosa accade nel sistema, ma il perché accade, ottimizzando ogni singolo flusso energetico. In conclusione, la strategia delineata da Mozzato si fonda su tre pilastri: power ad alta densità, raffreddamento a liquido e gestione tramite AI, investimenti che Vertiv ha anticipato per garantire all’Europa la conservazione di competenze tecnologiche strategiche e la capacità di rispondere alle esigenze di domani.
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