Le recenti tragedie di San Felice sul Panaro (Modena) e di via Marturano a Palermo hanno riacceso un faro drammatico sulla sicurezza nei lavori in quota. Il cedimento di un braccio meccanico o il ribaltamento di una piattaforma non sono quasi mai eventi imprevedibili, ma il sintomo di un sistema di prevenzione che ha fallito.
Con una lettera aperta congiunta, ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Assodimi/Assonolo (Associazione Distributori e Noleggiatori) e Ipaf (International Powered Access Federation) si rivolgono a istituzioni e imprese con un messaggio perentorio: la sicurezza è un investimento, non un costo burocratico.
Il “nodo” dei 10 anni: una richiesta di modifica normativa
Uno dei punti più critici sollevati dalle associazioni riguarda la vetustà dei mezzi. Attualmente, la legge italiana prevede l’obbligo di verifica strutturale per le macchine di sollevamento dopo 20 anni di esercizio.
Le associazioni denunciano questa norma come obsoleta e pericolosa:
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Lo standard tecnico: le norme costruttive internazionali prevedono un’aspettativa di vita di 10 anni, oltre la quale è necessaria una riverifica approfondita.
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La richiesta: è urgente armonizzare la legislazione nazionale agli standard tecnici, portando il limite temporale per i controlli strutturali a 10 anni.
Manutenzione vs “Fai-da-te”
La lettera sottolinea come i cedimenti meccanici siano spesso l’esito di un’usura progressiva o di segnali d’allarme ignorati. In contesti domestici o di piccoli cantieri, il rischio del “fai-da-te” e l’uso di mezzi obsoleti o manomessi aumentano esponenzialmente le probabilità di stragi.
“Un macchinario sicuro non è solo quello che funziona, ma quello che rispetta rigorosamente i cicli di manutenzione previsti dal costruttore.”
Responsabilità condivisa: dal noleggiatore al committente
Il documento definisce con chiarezza i doveri di ogni attore della filiera:
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Noleggiatori e Proprietari: devono garantire macchine efficienti e controllate, specialmente in un mercato dove i mezzi passano di mano frequentemente tra operatori diversi.
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Operatori: il “patentino” non deve essere un semplice pezzo di carta. La formazione deve garantire la capacità reale di valutare rischi come la pendenza del terreno o la forza del vento.
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Committenti: la scelta del fornitore non può basarsi esclusivamente sul prezzo più basso. È dovere di chi commissiona il lavoro verificare che i mezzi non siano vetusti e che il personale sia in regola.
L’appello alle Istituzioni
Nel 2026, l’idea che si possa morire per il cedimento di una piattaforma aerea è definita “inaccettabile”. ANFIA, Assodimi e Ipaf chiedono alle autorità un cambio di marcia:
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Controlli più severi: non solo verifiche documentali, ma ispezioni tecniche e reali sui cantieri e sui parchi macchine.
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Potenziamento della formazione: rendere l’addestramento più incisivo e orientato alla pratica.
La sicurezza non può restare uno slogan da utilizzare dopo ogni tragedia. La lettera si chiude con un richiamo al dovere morale: garantire che ogni operatore, dopo aver lavorato a 20 o 30 metri di altezza, possa tornare a casa sano e salvo.
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