In un momento cruciale per la definizione delle future strategie energetiche nazionali, il quadro evolutivo del settore gas è stato delineato con estrema precisione dal direttore generale di Proxigas, Marta Bucci, intervenuta in audizione presso la X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati. L’occasione è stata l’esame dello schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2024/1788, relativa a norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno. L’analisi presentata muove dalla necessità di conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione con la stabilità di un sistema che, negli ultimi anni, ha dimostrato una notevole capacità di adattamento e resilienza.
Resilienza del mercato e nuovo baricentro mediterraneo
I dati esposti durante l’audizione evidenziano come, dopo la forte flessione registrata durante la crisi energetica del biennio 2022-2023, la domanda di gas in Italia si sia stabilizzata, avviandosi verso una graduale ripresa. Nel 2025 i consumi nazionali hanno raggiunto i 63,4 miliardi di metri cubi (bcm), segnando un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è trainata in particolare dal comparto termoelettrico, che ha registrato un aumento del 4,7% per compensare la variabilità intrinseca delle fonti rinnovabili. Anche i dati del primo trimestre 2026 confermano questa tendenza, con un aumento del 2% nel termoelettrico e consumi civili e industriali che restano costanti nonostante le condizioni climatiche miti.
Parallelamente alla tenuta dei consumi, l’Italia ha radicalmente trasformato la propria geografia degli approvvigionamenti. Se nel 2021 la Russia era il principale fornitore, oggi il baricentro si è spostato stabilmente verso il Mediterraneo centrale. Nel 2025, le rotte provenienti da sud, ossia Nord Africa e Azerbaijan, coprono circa il 50% del fabbisogno nazionale, mentre il ruolo del Gnl è esploso, passando da una quota del 12,7% nel 2021 a oltre il 30% nel 2025, con una crescita del 41% solo nell’ultimo anno.
Limiti strutturali all’elettrificazione e centralità delle infrastrutture
Un punto cardine della presentazione ha riguardato la capillarità della rete infrastrutturale italiana, che conta oltre 270 mila chilometri di condotte, raggiunge il 90% dei Comuni e serve 22 milioni di utenti. Il gas naturale riscalda oggi il 70% delle abitazioni italiane e copre la medesima percentuale dei consumi legati al teleriscaldamento. Secondo l’analisi di Proxigas, ipotizzare una sostituzione massiccia delle caldaie a gas con pompe di calore si scontra con ostacoli tecnici ed economici insormontabili per gran parte della popolazione.
Per quanto riguarda le reti di distribuzione locale, i dati confermano la stabilità dei consumi residenziali. “Le prospettive di diffusione dell’elettrificazione nel comparto abitativo italiano appaiono limitate: secondo uno studio commissionato dalle associazioni di settore, su oltre 16 milioni di abitazioni in classe energetica F–G, meno di 2 milioni presentano condizioni tecniche ed economico-sociali tali da consentire l’elettrificazione dei consumi termici” ha dichiarato in audizione il direttore generale Marta Bucci. Alla luce di tali evidenze, ha aggiunto, “risulta difficile ipotizzare in Italia una dismissione, anche parziale, delle reti di distribuzione del gas naturale, rendendo sostanzialmente non applicabili le relative previsioni contenute nella Direttiva”.
Proposte per un recepimento pragmatico della direttiva UE
Sul fronte normativo, l’associazione ha espresso la necessità di calibrare con attenzione il divieto di stipula di contratti di lungo termine per gas fossile oltre il 2049, previsto dall’art. 10 della Direttiva. In questo contesto, il recepimento del cosiddetto gas package rappresenta un passaggio cruciale per accompagnare l’evoluzione del settore verso la decarbonizzazione, attraverso una crescente integrazione dei gas rinnovabili e dell’idrogeno. “Al tempo stesso, è essenziale che il nuovo quadro continui a garantire la diversificazione e la sicurezza degli approvvigionamenti: la norma che vieta i contratti di gas fossile non abbattuto oltre il 2049 va quindi declinata con la massima flessibilità nel rispetto della Direttiva stessa” ha sottolineato la DG Bucci.
Proxigas suggerisce inoltre di specificare che all’abbattimento delle emissioni possano concorrere anche i crediti di carbonio internazionali e di applicare il divieto solo ai contratti con consegna in Italia stipulati dopo l’entrata in vigore del decreto. Per quanto riguarda lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, l’associazione propone di estendere le deroghe in materia di unbundling anche alle reti che trasportano miscele di metano e gas verdi per finalità di sperimentazione, favorendo così l’immissione di quote crescenti di idrogeno nei sistemi esistenti.
Gas, verso un modello di decarbonizzazione sostenibile
In conclusione, Proxigas ribadisce la necessità di un approccio equilibrato al recepimento della normativa europea, che sappia coniugare gli obiettivi di decarbonizzazione con quelli di sicurezza energetica e sostenibilità economica e che sia coerente con il contesto energetico reale. Il gas naturale, insieme ai gas rinnovabili e all’idrogeno, continuerà a svolgere un ruolo centrale nella transizione energetica del Paese, “richiedendo politiche pragmatiche, flessibili e adeguate alle specificità del sistema energetico nazionale”.
La sfida non risiede dunque nella dismissione delle infrastrutture esistenti, ma nella loro valorizzazione come veicolo per i nuovi gas low-carbon, garantendo altresì la tutela dei consumatori attraverso obblighi informativi sul mercato retail gestiti in modo coerente da Arera.
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