Svolta UE sulla sostenibilità: meno burocrazia per le imprese

L'obiettivo del Consiglio Europeo è salvaguardare la competitività del mercato unico

In un momento cruciale per l’economia continentale, l’Unione Europea ha impresso una decisa virata verso la semplificazione normativa in tema di sostenibilità aziendale. Con l’adozione formale della nuova direttiva, il Consiglio ha dato il via libera definitivo a un pacchetto di misure volte a ridurre drasticamente il carico amministrativo che grava sulle imprese in materia di rendicontazione di sostenibilità e due diligence. L’intervento legislativo non mira a smantellare gli obiettivi del Green deal, ma a renderli più sostenibili per il tessuto produttivo, innalzando sensibilmente le soglie dimensionali che determinano l’obbligatorietà degli adempimenti.

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Foto di wen qiao su Unsplash.

Nuovi confini per la rendicontazione Csrd

Il perimetro della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) subisce una restrizione significativa, con l’obiettivo di concentrare gli obblighi solo sulle realtà che hanno un impatto ambientale e sociale davvero rilevante. Le nuove soglie stabiliscono che l’obbligo di rendicontazione individuale scatterà esclusivamente per le aziende che superano i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di euro di fatturato netto annuo.

Anche per le imprese di paesi terzi operanti nell’Unione sono previsti criteri più stringenti: i requisiti si applicheranno solo se la capogruppo genera oltre 450 milioni di euro nell’UE, mentre per le filiali la soglia è fissata a 200 milioni. Questa scelta riflette la volontà di non penalizzare le medie imprese che, pur essendo strutturate, non dispongono delle risorse necessarie per assorbire i costi di una compliance così complessa.

Due diligence e catene del valore: la flessibilità come priorità

Parallelamente, la direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (Cs3d) vede innalzare i propri paletti d’ingresso a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. L’approccio europeo si fa più pragmatico: le aziende coinvolte potranno concentrare le proprie attività di analisi e prevenzione degli impatti avversi sulle aree della catena del valore dove il rischio è più probabile o severo.

In caso di criticità distribuite su più fronti, viene concessa la flessibilità di dare priorità ai rapporti diretti con i partner commerciali. Per ridurre ulteriormente la burocrazia, è stata eliminata l’obbligatorietà per le aziende di adottare un piano di transizione per la mitigazione del cambiamento climatico nell’ambito della Cs3d, integrando tali sforzi in modo più organico con gli standard di rendicontazione esistenti.

Sostenibilità, protezione delle PMI e regimi transitori: verso il 2028

Uno dei pilastri della riforma è la creazione del concetto di impresa protetta, ossia quelle realtà con meno di 1.000 dipendenti che operano all’interno della catena di fornitura di un grande gruppo. Le grandi aziende non potranno più esigere dai fornitori protetti informazioni che superino gli standard volontari definiti dalla Commissione, e le Pmi avranno il diritto legale di rifiutarsi di fornire dati eccedenti tali limiti.

Sul fronte delle tempistiche, il legislatore europeo ha deciso di concedere più ossigeno al sistema: il termine ultimo per il recepimento nazionale della Cs3d è stato posticipato al 26 luglio 2028, con la piena conformità richiesta alle aziende solo a partire dal luglio 2029.

Responsabilità, sanzioni e standard di garanzia semplificati

La revisione normativa tocca anche gli aspetti legali e sanzionatori. È stato rimosso il regime di responsabilità armonizzato a livello UE, lasciando agli Stati membri il compito di definire le sanzioni per la mancata corretta applicazione delle norme, pur prevedendo un tetto massimo pari al 3% del fatturato mondiale netto della società.

Anche sul fronte dell’audit, si passa a un approccio più snello: i requisiti per le società di revisione che si occupano di sostenibilità saranno meno onerosi rispetto a quelli per la revisione finanziaria classica, e la Commissione adotterà standard di garanzia limitata entro il luglio 2027, rinunciando alla richiesta di standard di garanzia ragionevole per evitare un eccessivo aumento dei costi per le imprese.

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