Il settore dell’innovazione energetica sta vivendo una trasformazione profonda, guidata non solo dalla necessità di decarbonizzazione, ma sempre più da imperativi di sicurezza nazionale e competitività industriale. Secondo l’ultimo rapporto dell’Iea, The State of Energy Innovation 2026, l’80% degli esperti identifica nella sicurezza energetica il principale motore del cambiamento tecnologico per l’anno in corso.

In questo scenario, l’innovazione non è più solo una questione di sostenibilità, ma una corsa per il primato tecnologico che vede contrapporsi i grandi blocchi economici mondiali.
La frenata dei capitali privati e la tenuta pubblica
Il panorama dei finanziamenti per l’innovazione energetica mostra segnali di transizione dopo anni di crescita sostenuta. La spesa pubblica globale in ricerca e sviluppo (R&D) per il 2025 è stimata intorno ai 46 miliardi di euro, segnando una lieve contrazione del 2% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, il capitale di rischio (venture capital) ha subito una contrazione per il terzo anno consecutivo, scendendo a 22,8 miliardi di euro nel 2025.
Questa flessione è in parte dovuta alla forte concorrenza dei settori legati all’intelligenza artificiale, che hanno assorbito quasi il 30% dei finanziamenti venture capital totali, sottraendo risorse alle start-up energetiche meno mature. Nonostante ciò, settori emergenti come la rimozione dell’anidride carbonica, l’energia geotermica di nuova generazione e la fusione nucleare stanno compensando il calo degli investimenti nella mobilità elettrica, attirando un terzo dei finanziamenti totali nel 2025.
Innovazione tecnologica: il primato dei brevetti e la sfida delle batterie
L’attività brevettuale rimane il termometro più affidabile dell’innovazione tecnologica. Oggi, un brevetto su dieci a livello globale è legato all’energia, superando settori storici come la chimica o il farmaceutico. Il dominio assoluto è esercitato dalle tecnologie di stoccaggio: le batterie rappresentano ormai il 40% di tutti i brevetti energetici, una quota senza precedenti nella storia industriale.
In questo campo, la Cina ha consolidato la sua leadership, passando da una quota del 4% nel 2010 a quasi il 40% nel 2022 per quanto riguarda i materiali dei catodi, mentre il Giappone, pur restando un pioniere, ha visto la sua fetta di mercato ridursi drasticamente. Anche nel solare si osserva un cambio di guardia, con il crollo dei brevetti per il silicio cristallino a favore della perovskite, che ora rappresenta oltre il 70% delle nuove invenzioni nel campo delle celle solari.
L’Italia nel contesto europeo: eccellenza nella cattura della CO2
In un’Europa che spende circa lo 0,08% del proprio Pil in R&D energetica, l’Italia conferma il suo ruolo di attore rilevante, specialmente nei settori dell’efficienza e delle tecnologie a basse emissioni. Una delle rilevanze più significative per il sistema Paese, riportato nel report, riguarda l’impegno di Eni nel settore della cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs). L’azienda italiana ha infatti avviato la costruzione di un hub per il trasporto e lo stoccaggio di 5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nei campi di gas esausti al largo delle coste del Regno Unito, un progetto che punta alla piena operatività entro il 2029.
Questo intervento si inserisce in una più ampia partecipazione italiana alle reti di collaborazione internazionale, come dimostrato dai riconoscimenti ottenuti da enti di ricerca nazionali nello sviluppo di sistemi di teleriscaldamento di quinta generazione e nell’ottimizzazione delle reti intelligenti.
Verso il futuro: reti resilienti e il sogno della fusione
Le priorità per il prossimo futuro si concentrano sulla resilienza delle infrastrutture esistenti e sulla scommessa del lungo periodo. Il rapporto evidenzia come la modernizzazione delle reti elettriche sia diventata urgente a causa dei frequenti blackout legati a eventi climatici estremi; tecnologie come i trasformatori allo stato solido e l’accumulo di lunga durata sono ormai pronte per l’implementazione su larga scala.
Sul fronte della fusione nucleare, il 2025 ha segnato traguardi sperimentali storici in strutture finanziate pubblicamente in Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Sebbene la produzione di gigawatt connessi alla rete resti un obiettivo lontano, le start-up del settore hanno raccolto circa 8,5 miliardi di euro dal 2020, segnale di una fiducia crescente in una tecnologia che potrebbe ridefinire l’intero paradigma energetico globale.
Leggi anche L’Italia alla sfida dell’eolico offshore: la via indicata da Anev
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.













