L’Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev) ha sollecitato una ripartenza del settore eolico offshore che sia fondata su una visione pragmatica e concreta delle potenzialità industriali italiane. Per troppo tempo, lo sviluppo di questa filiera è rimasto ostaggio di incertezze normative e complessità autorizzative che ne hanno frenato il decollo. In questo scenario, la ricerca scientifica assume un ruolo di garanzia fondamentale: lo studio Valutazione degli impatti economici, occupazionali e sociali derivanti dallo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante in Italia, commissionato al Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Energetica della Sapienza di Roma, ha ricevuto il prestigioso avallo internazionale attraverso la pubblicazione di due articoli scientifici su altrettante riviste di alto profilo come Elsevier Energy e Mdpi Energies.

Questi contributi non solo quantificano i benefici economici e l’accettabilità sociale della tecnologia, ma offrono anche un confronto tecnico rigoroso tra le diverse soluzioni ingegneristiche applicabili ai nostri mari.
L’orizzonte del galleggiante nel Mediterraneo
Lo studio pubblicato su Elsevier Energy analizza in profondità la tecnologia Floating Offshore Wind (Fow), ossia l’eolico galleggiante, identificandola come la soluzione elettiva per i bacini del Mediterraneo, dove le elevate profondità rendono impraticabili le fondazioni fisse. L’analisi economica evidenzia che, nel breve periodo, i costi di investimento (capex) si attestano tra i 4,85 e i 5,91 milioni di euro per megawatt (M€/MW).
Tuttavia, si prevede una sensibile riduzione nel medio termine fino a 4,13 M€/MW, grazie alla maturazione della catena di fornitura e all’industrializzazione dei porti trasformati in veri e propri energy hub. Questa evoluzione tecnologica si riflette direttamente sul costo livellato dell’energia (Lcoe), che potrebbe scendere da una forchetta iniziale di 150-280 €/MWh a valori compresi tra 125 e 200 €/MWh nel medio periodo.
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Eolico galleggiante e impatto sul mercato del lavoro
L’impatto sul mercato del lavoro è altrettanto rilevante: la ricerca stima che le fasi di produzione e installazione possano generare circa 14,4 dipendenti equivalenti a tempo pieno per ogni gigawatt installato. A questi si aggiunge circa 1 FTE/GW annuo per le attività di gestione e manutenzione. Un dato cruciale riguarda la localizzazione della filiera: un modello produttivo fortemente domestico permetterebbe di trattenere in Italia il 77% del potenziale occupazionale, contro un modesto 39% in caso di dipendenza massiccia dalle importazioni.
Sul fronte sociale, l’indagine rivela che l’accettazione pubblica dipende da un delicato equilibrio tra l’impatto visivo sul paesaggio marino e i benefici economici locali, come la creazione di posti di lavoro green.
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Tecnologie a confronto: efficienza e sfide tra fisso e galleggiante
Il secondo studio, apparso su Mdpi Energies, propone una comparazione sistematica tra l’eolico a fondo fisso (Fbow) e quello galleggiante (Fow) attraverso sei parametri tecnici ed economici chiave. Mentre la tecnologia fissa è ormai industrialmente matura, questa rimane confinata a fondali poco profondi, tipici del Nord Europa. Al contrario, i sistemi galleggianti sono in grado di operare a profondità che raggiungono i 1.550 metri, sbloccando l’accesso a risorse ventose superiori. L’analisi comparativa mostra che le turbine galleggianti tendono ad avere una capacità media maggiore (16 MW contro gli 11 MW delle fisse) e un fattore di capacità (CF) superiore, pari al 38% rispetto al 22% delle installazioni tradizionali.
Nonostante i costi operativi (opex) e di capitale iniziali siano attualmente più elevati per il galleggiante, i ricercatori sottolineano i vantaggi operativi a lungo termine, come la manutenzione tow-to-shore che permette di rimorchiare le strutture in porto per le riparazioni, riducendo la necessità di costosi interventi in mare aperto. Inoltre, l’eolico galleggiante si presta meglio all’integrazione con sistemi avanzati di power-to-X, come la produzione di idrogeno verde direttamente in mare, trasformando le farm eoliche in hub energetici multifunzionali. Questa sinergia non solo ottimizza la resa energetica, ma risolve anche le criticità legate alla trasmissione elettrica su lunghe distanze.
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Eolico offshore: un metodo scientifico per la pianificazione nazionale
In un panorama spesso dominato da stime frammentarie, i risultati ottenuti forniscono una base solida e attendibile per i decisori politici e gli investitori. La validazione internazionale di queste metodologie conferma che l’eolico offshore non è solo una scommessa tecnologica, ma una realtà industriale capace di generare miliardi di investimenti e migliaia di posti di lavoro qualificati.
Per concretizzare questo potenziale, gli studi suggeriscono la necessità di una visione integrata che unisca politiche di formazione specializzata, una pianificazione energetica coerente e il potenziamento delle infrastrutture portuali nazionali. Solo attraverso un approccio sistemico, l’Italia potrà trasformarsi da importatore di tecnologia a hub produttivo europeo per l’eolico di nuova generazione.
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