Antartide: un santuario per la memoria glaciale del pianeta

Inaugurato il primo archivio climatico del ghiaccio per resistere all’emorragia di dati

Lo chiamano Sanctuary e non è un caso. Una grotta lunga 35 metri e larga 5 scavata nella neve compatta a cinque metri sotto la superficie. Siamo in Antartide, stazione italo-francese di Concordia. E’ un luogo destinato a conservare per secoli le “reliquie” dei ghiacci montani: carote di ghiaccio a beneficio delle generazioni future per la memoria del clima passato.

L’inaugurazione di questo archivio glaciale, realizzato con il supporto della Ice Memory Foundation, segna il culmine di un percorso iniziato nel 2015 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università a Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera).

Salpati a metà ottobre 2025, due campioni estratti dai ghiacciai del Monte Bianco (Francia, 2016) e del Grand Combin (Svizzera, 2025) hanno affrontato un lungo viaggio a bordo della rompighiaccio Laura Bassi. Da Trieste al cuore dell’altopiano antartico, la traversata sembra uscita da un romanzo di Jules Verne. Il carico è stato mantenuto a una temperatura di -20°C mentre attraversava Mar Mediterraneo, Oceano Atlantico, Oceano Pacifico e Oceano Meridionale, per raggiungere infine la Stazione Mario Zucchelli in Terra Vittoria. Principale avamposto scientifico italiano in Antartide, la stazione è situata in posizione strategica sulla costa settentrionale del Mare di Ross. Ma non finisce qui: un volo speciale reso possibile dall’ENEA (senza riscaldamento in stiva per non alterare la matrice dei ghiacci) ha sorvolato il continente antartico, prima di depositare i campioni alla stazione Concordia, 3.233 metri di altitudine.

Inaugurazione
Inaugurazione dell’apertura dell’Ice Sanctuary, Il team di ricercatori davanti all’entrata

“Sotto i nostri piedi ci sono 3.200 metri di ghiaccio che raccolgono una quantità enorme di informazioni sul clima passato”, ha dichiarato Riccardo Scipinotti, station leader di ENEA, in collegamento da Concordia con il suo team di scienziati. L’isolamento estremo della stazione, nota come “Marte bianco”, permette all’ESA di simularvi missioni spaziali sul pianeta rosso.

Una coalizione internazionale

E’ lunga la lista di attori che, direttamente o indirettamente, è stata coinvolta nel progetto, a partire dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), che ha gestito le operazioni di trasporto. A dimostrazione del valore geopolitico e scientifico dell’iniziativa, l’evento ha visto la partecipazione di importanti figure di rilievo: dal Principe Alberto II di Monaco, presidente onorario della Fondazione, a rappresentanti dell’UNESCO e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO); dai vertici della ricerca italiana e francese (CNR, ENEA e CNRS) ai rappresentanti ministeriali di Italia e Francia.

Principe Alberto II Di Monaco Presidente Onorario Ice Memory
Principe Alberto II di Monaco, Presidente Onorario Ice Memory

La stazione non è solo un magazzino per il ghiaccio, ma un hub scientifico globale: “Stiamo costruendo un archivio globale aperto a tutta la comunità scientifica internazionale, e voglio sottolineare la parola aperto”, ha commentato il principe Alberto di Monaco, durante il suo intervento.

Non nostalgia, ma preparazione

Perché questo archivio è così importante per l’umanità? Perché le informazioni perse non possono più essere recuperate. Il punto centrale del discorso è decostruire l’idea di archivio come luogo del passato. Preservando le carote di ghiaccio, la scienza permette ai ricercatori del futuro di comprendere non solo cosa è cambiato, ma quanto velocemente e perché: tracce di inquinamento umano, eventi vulcanici, composizione atmosferica codificati nel ghiaccio sono la base per il monitoraggio del domani.

E’ questo lo scopo primario di tutta l’operazione. Alla domanda risponde direttamente Thomas Stocker, geoscienziato, presidente Ice Memory Foundation, Università di Berna. “I carotaggi provenienti dai ghiacciai di tutto il mondo vanno perduti a causa del riscaldamento globale causato dall’attività umana. Con essi, perderemo risorse idriche e le informazioni ambientali conservate in questo ghiaccio prezioso.”

L’iniziativa risponde a un’urgenza: la perdita irreversibile delle informazioni climatiche intrappolate nei ghiacci. Ghiaccio come archivio biologico che, se fuso, priverebbe le generazioni future della capacità di comprendere il passato del nostro pianeta.

Grand Combin 2025 R Selvatico15.42.03
Grand Combin 2025 R Selvatico15.42.03

Emorragia dei dati

“La scienza è chiara, la responsabilità è condivisa e il momento di agire è adesso”. Il contributo di Celeste Saulo, segretario generale World Meteorological Organization (WMO), si apre con una statistica inquietante: dal 1975 a oggi, i ghiacciai del pianeta hanno perso oltre 9.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Un blocco di ghiaccio grande quanto l’intera Germania e spesso 25 metri. Anche negli scenari più ottimistici, quasi la metà dei ghiacciai mondiali potrebbe scomparire entro la fine del secolo.

Da parte sua, Carlo Barbante, climatologo e vicepresidente della Ice Memory Foundation, aggiunge una dimensione d’urgenza parlando di una corsa contro il tempo per gli scienziati. Lo fa con una testimonianza relativa alla spedizione 2025 sul Grand Combin, quando i ricercatori hanno scoperto un fenomeno allarmante. “A soli 25 metri di profondità, il ghiacciaio era già compromesso. Un fiume di acqua di fusione scorreva all’interfaccia tra la neve e il ghiaccio, praticamente cancellando ogni segnale climatico”.

Questo fenomeno, osservato anche alle isole Svalbard, conferma che i nostri archivi naturali stanno scomparendo molto più velocemente del previsto. Da qui la necessità di un congelatore naturale come l’Ice Sanctuary, dove la temperatura media di -52°C garantisce l’immortalità del dato.

Ghiaccio bene comune

L’obiettivo è quello di recuperare 20 carote di ghiaccio in 20 anni. Con dieci successi ottenuti nel primo decennio, la fase successiva prevede che la collaborazione sia estesa anche a Giappone, Stati Uniti e Cina. L’accesso ai campioni non sarà limitato, ma aperto a tutta la comunità scientifica internazionale, rendendo il ghiaccio un bene comune protetto dal Trattato Antartico.

RV Laura Bassi ITA MZS Map

Il “grande gioco” in Antartide

Se per gli scienziati si tratta di campioni tecnici, per le istituzioni è un’operazione di diplomazia climatica. Come dichiarato da Gianluigi Consoli, rappresentante del Ministero dell’Università e della Ricerca italiano, il sito è ‘molto più di una struttura di stoccaggio’. Chi controlla questi dati controlla la base scientifica delle future decisioni politiche globali, poiché fornisce le prove empiriche necessarie per agire in modo responsabile. In altre parole, l’archivio è elevato a disciplina “forense” e il finanziamento all’iniziativa diventa una scelta politica di lungo periodo.  L’asse si sposta dal presente al futuro remoto, garantendo che, anche quando i ghiacciai alpini o andini saranno scomparsi, il loro codice genetico potrà essere consultato in Antartide.

L’intervento di Olivier Poivre d’Arvor, ambasciatore francese per i Poli, sposta il baricentro verso una dimensione geopolitica. L’ambasciatore collega l’impegno francese alla grande tradizione nazionale di esplorazione e ricerca, sottolineando come i poli debbano essere considerati territori di conoscenza condivisa. Per la Francia, l’inaugurazione del Santuario rappresenta il pilastro di una strategia nazionale sancita nel Paris Appeal for the Poles and Glaciers del 2023. Un impegno che si colloca in una cornice internazionale più ampia, che vede la Francia – insieme all’Italia e all’UNESCO – come capofila nel lancio del Decennio d’azione per le scienze della criosfera. In questo contesto, l’Ice Sanctuary diventa uno strumento di vero multilateralismo, laddove la cooperazione scientifica si trasforma nell’unico antidoto contro la manipolazione dei dati. In un commento contro il negazionismo climatico, Poivre d’Arvor  ha dichiarato “Gli scienziati sono in prima linea… Sono anche minacciati da coloro che dubitano della scienza e vogliono imbavagliarla. Il cambiamento climatico non è uno scherzo, come dicono il Presidente Trump e altri. Non è affatto uno scherzo”.

Team Concordia
Il Team Concordia guidato da Riccardo Scipinotti

 


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.