Il settore globale dell’energia sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Con una domanda elettrica destinata a crescere di circa 1.000 TWh ogni anno fino al 2035, ossia l’equivalente di aggiungere 500 milioni di veicoli elettrici alla flotta mondiale annualmente, il modello tradizionale basato esclusivamente sull’aumento dell’offerta non è più sostenibile. In questo scenario, emerge con forza il concetto di flessibilità della domanda, ossia la capacità di adattare i tempi e l’entità del consumo elettrico in risposta alle esigenze del sistema.

A tal proposito, il policy brief dell’Iea, sviluppato nell’ambito dell’iniziativa Digital Demand-Driven Electricity Networks (3Den), rivela che questa strategia non è solo uno strumento tecnico per evitare blackout, ma un pilastro per l’efficienza economica e climatica.
Cambio di paradigma: efficienza al primo posto
Storicamente, la gestione delle reti elettriche si è concentrata quasi esclusivamente sulla produzione: quando la domanda aumentava, si attivavano centrali supplementari, spesso meno efficienti e più costose. La flessibilità della domanda ribalta questa logica, incentivando consumatori industriali, commerciali e domestici a ridurre o spostare i consumi lontano dai picchi di stress della rete. Secondo i dati dell’Iea, un approccio basato sulla flessibilità può aumentare l’efficienza complessiva del sistema fino al 30%.
Questo accade perché spostare il carico riduce la dipendenza dagli impianti di picco, come le turbine a gas a ciclo semplice, che operano con un’efficienza inferiore di circa il 30% rispetto agli impianti a ciclo combinato usati per il carico di base. Inoltre, la flessibilità permette di recuperare energia rinnovabile che altrimenti andrebbe sprecata: solo nel 2024, nell’Unione Europea, sono andati perduti oltre 10 TWh di energia pulita a causa dei vincoli di rete, una quantità sufficiente ad alimentare tre milioni di case per un anno.
Flessibilità per gestire la congestione di rete: focus Italia
Nelle analisi dei dati riportate nel brief, l’Italia viene inclusa tra i Paesi che stanno attuando riforme per integrare la flessibilità. Il documento evidenzia come, in mercati europei interconnessi come quello italiano, la flessibilità sia fondamentale per gestire la congestione di rete che nel 2024 è costata all’Unione Europea circa 3,85 miliardi di euro. Inoltre, il nostro Paese è parte integrante degli sforzi europei per ridurre lo spreco di energia rinnovabile, che lo scorso anno ha raggiunto i 10 TWh nell’UE, una quantità di energia che avrebbe potuto alimentare tre milioni di case.
L’Italia, inoltre, in quanto Stato membro dell’UE, è attivamente impegnata nell’implementazione del Network Code on Cyber Security. Il brief sottolinea che, con l’aumento dei dispositivi connessi necessari per la flessibilità (stimati in 30 miliardi a livello globale entro il 2030), la protezione delle reti italiane diventa una questione di sicurezza nazionale. Il rafforzamento dei quadri normativi per contrastare attacchi informatici, che nel settore energetico sono triplicati dal 2020, vede l’Italia in prima linea nell’adozione di standard di resilienza sempre più rigorosi.
Energia: sicurezza energetica e risparmio per le famiglie
La flessibilità non è solo una questione di efficienza, ma di vera e propria resilienza nazionale. Eventi recenti in California, Australia occidentale e Francia hanno dimostrato come la risposta rapida dei consumatori possa scongiurare crisi sistemiche. In Francia, durante una giornata particolarmente fredda nel 2022, i cittadini hanno ridotto la domanda di 800 MW in pochi minuti, evitando blackout a catena.
Sul fronte economico, i benefici per i singoli sono tangibili: l’adozione di tariffe dinamiche può far risparmiare alle famiglie tra il 5% e il 15% sulle bollette elettriche. Su scala di sistema, fornire capacità alla rete tramite la flessibilità può costare fino a tre volte meno rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture di generazione. Si stima che sbloccare 200 GW di flessibilità nei soli Stati Uniti potrebbe generare risparmi per circa 13 miliardi di euro entro il 2030.
La sfida della digitalizzazione e i rischi informatici
Il cuore pulsante di questa trasformazione è la tecnologia digitale. Strumenti di intelligenza artificiale, smart meter e dispositivi connessi (che si prevede, come detto, raggiungeranno i 30 miliardi di unità entro il 2030) sono essenziali per automatizzare la risposta dei consumatori senza compromettere il comfort. Tuttavia, questa interconnessione espande la superficie di attacco per i cybercriminali.
I dati sono allarmanti: gli attacchi informatici contro le utility statunitensi sono aumentati del 70% nel 2024, e a livello globale la media degli attacchi settimanali per organizzazione energetica è triplicata dal 2020 al 2024. Governi e autorità regolatrici stanno rispondendo con nuovi codici di sicurezza, come il Network Code on Cyber Security dell’UE, per garantire che la modernizzazione della rete non ne diventi il punto debole.
Flessibilità per l’energia nella rete: barriere per una transizione inclusiva
Nonostante il potenziale enorme, la flessibilità della domanda fatica ancora a scalare a causa di barriere normative e strutturali. Molti mercati sono ancora tarati su modelli che remunerano gli investimenti in infrastrutture fisiche (cavi e centrali) piuttosto che in soluzioni operative intelligenti. Esiste inoltre un rischio di divario di equità: le tecnologie abilitanti, come le pompe di calore intelligenti o i veicoli elettrici, sono spesso appannaggio delle fasce di reddito più alte. Senza politiche mirate, i vantaggi economici della flessibilità potrebbero restare preclusi ai più vulnerabili.
In conclusione, il policy brief dell’Iea sottolinea quindi la necessità di campagne di informazione pubblica per spiegare concetti complessi come l’aggregazione di carico e le tariffe basate sul tempo d’uso, costruendo la fiducia necessaria affinché i consumatori diventino i veri protagonisti del sistema energetico di domani.
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