Elettrificare l’industria chiave per decarbonizzare 70% dei consumi

Rapporto Iea: cuore della rivoluzione, pompe di calore e caldaie elettriche

L’industria globale si trova di fronte a una svolta decisiva che potrebbe cambiare radicalmente il volto dei consumi energetici manifatturieri mondiali. Il rapporto Renewables for Industry: electrification of low-temperature heat and steam, pubblicato dall’Iea, evidenzia come l’elettrificazione del calore e del vapore, a bassa temperatura, rappresenti una delle opportunità più immediate ed economicamente vantaggiose per la decarbonizzazione industriale.

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Nonostante l’attenzione mediatica si sia spesso concentrata su giganti energivori come l’acciaio e il cemento, esiste un vasto ecosistema produttivo, che comprende i settori alimentare, tessile, chimico e cartario, responsabile di circa il 70% del consumo energetico industriale totale. In questi comparti, la maggior parte della domanda di calore può essere già soddisfatta da tecnologie elettriche mature e disponibili sul mercato, segnando il passaggio da una dipendenza storica dai combustibili fossili a un mix energetico dominato dalle rinnovabili.

Trasformazione strutturale nei consumi di calore

Il panorama energetico attuale vede l’industria come protagonista negativa, essendo responsabile del 30% dei consumi energetici globali finali, alimentato ancora oggi prevalentemente da fonti fossili. Nel 2023, i settori che dipendono dal calore a bassa temperatura hanno emesso quasi 3 gigatonnellate di anidride carbonica diretta, una cifra che rappresenta circa la metà di tutte le emissioni industriali dirette a livello mondiale.

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Il rapporto Iea sottolinea che, sebbene le emissioni siano calate dell’8% dal 2013, il ritmo della transizione deve accelerare. L’elettrificazione non è solo un imperativo ambientale, ma una scelta strategica per la sicurezza nazionale: sostituire il gas naturale con l’elettricità riduce l’esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali. Nell’Unione Europea, ad esempio, l’adozione massiccia di pompe di calore e caldaie elettriche ha il potenziale tecnico di ridurre l’uso di combustibili fossili industriali di quasi 3.000 petajoule, risparmiando circa 35 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno.

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Tecnologie mature e ruolo cruciale dello stoccaggio termico

Il cuore tecnologico di questa rivoluzione risiede nelle pompe di calore industriali e nelle caldaie elettriche, strumenti già in grado di fornire calore fino a 150°C e vapore fino a 350°C con pressioni di 70 bar. Queste tecnologie vantano un’efficienza superiore rispetto ai sistemi tradizionali a combustione, ma il vero elemento di svolta identificato dall’Iea è l’integrazione con i sistemi di accumulo di energia termica.

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Questi sistemi, realizzabili con materiali economici e abbondanti come sabbia, cemento o mattoni, permettono di immagazzinare calore fino a 1.000°C a costi estremamente contenuti, stimati tra i 12,8 e i 17,10 euro per kilowattora. Lo stoccaggio termico agisce come un ponte flessibile, consentendo alle fabbriche di prelevare elettricità quando le rinnovabili sono abbondanti e i prezzi sono bassi, per poi rilasciare calore in modo continuo durante i processi produttivi, garantendo stabilità operativa e convenienza economica.

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Divergenze regionali e barriere economiche nei mercati globali

L’analisi dettagliata per aree geografiche mostra scenari profondamente diversi condizionati dai prezzi energetici e dalle politiche locali. In Europa, l’attrattività economica delle pompe di calore è in crescita, ma i costi operativi variano sensibilmente tra 41 e 74 euro per megawattora a causa delle differenze nella tassazione energetica e negli oneri di rete tra i vari Stati membri. In Cina, l’elettrificazione sta accelerando grazie a una spinta politica decisa che punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas, con un potenziale di riduzione del consumo di metano di 48 miliardi di metri cubi l’anno.

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Tuttavia, il rapporto rileva che in molte regioni, inclusi gli Stati Uniti, il basso prezzo del gas naturale rispetto all’elettricità continua a rappresentare un ostacolo economico significativo, rendendo il rapporto tra i prezzi delle due fonti un fattore determinante per la velocità del cambiamento.

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Priorità d’azione per una nuova agenda politica industriale

Per sbloccare questo potenziale, l’Iea delinea sei azioni prioritarie che i governi devono adottare senza indugio. È necessario elevare l’elettrificazione del calore al centro delle agende politiche, integrandola nelle roadmap industriali nazionali non solo come misura di decarbonizzazione, ma come leva di competitività. Tra le raccomandazioni spiccano la riforma delle tasse sull’elettricità per livellare il campo di gioco rispetto ai fossili e la necessità di una pianificazione della rete elettrica a lungo termine che anticipi i nuovi carichi industriali evitando ritardi burocratici.

Infine, il rapporto pone l’accento sullo sviluppo delle competenze: la transizione richiede una forza lavoro qualificata capace di installare e gestire sistemi complessi, rendendo necessari nuovi programmi di formazione e certificazione professionale per supportare la massiccia diffusione delle tecnologie elettriche nel tessuto manifatturiero mondiale.

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