La Commissione Affari Legali del Parlamento Europeo ha adottato la propria posizione su una serie di modifiche significative ai requisiti di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence per le aziende. L’obiettivo principale è duplice: garantire la trasparenza e la responsabilità, ma al contempo ridurre gli oneri amministrativi e finanziari, in particolare per le piccole e medie imprese.

Mentre la Commissione EU aveva già proposto di ridurre dell’80% le aziende soggette all’obbligo di redigere un bilancio sociale e ambientale, i deputati europei hanno spinto per un’ulteriore restrizione. Le nuove norme si applicherebbero solo alle aziende con una media di oltre 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Questa soglia verrebbe applicata anche al bilancio di sostenibilità previsto dalle norme tassonomiche.
Sostenibilità: rendicontazione volontaria e semplificazione
Per le imprese che non rientrano più nell’ambito di applicazione, la rendicontazione diverrebbe volontaria, in linea con le linee guida della Commissione. Un punto chiave per la tutela delle imprese più piccole è il divieto per le grandi aziende di richiedere ai propri partner commerciali più piccoli informazioni che vadano oltre gli standard volontari, impedendo di fatto il trasferimento degli oneri burocratici.
Inoltre, la rendicontazione settoriale diventerebbe anch’essa volontaria. Per semplificare ulteriormente, gli standard di rendicontazione sulla sostenibilità esistenti saranno ulteriormente snelliti, concentrandosi sulle informazioni quantitative e sulla riduzione del carico burocratico generale. Per assistere le imprese, la Commissione istituirà un portale digitale unico, con libero accesso a modelli, linee guida e informazioni su tutti gli obblighi di rendicontazione dell’UE, integrando il Punto di accesso unico europeo.
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Due diligence: concentrazione sulle grandi aziende
Analogamente alla rendicontazione, anche le norme sulla due diligence, ossia l’obbligo per le aziende di prevenire e limitare il loro impatto negativo sui diritti umani e sull’ambiente, vedranno un deciso contenimento del campo di applicazione. I deputati propongono che si applichino solo alle grandissime imprese UE con più di 5.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, estendendosi anche alle imprese straniere che superano la stessa soglia di fatturato nell’UE.
Queste grandi aziende dovrebbero adottare un approccio basato sul rischio per le loro valutazioni di due diligence. Invece di chiedere sistematicamente informazioni ai partner commerciali, le richiederebbero solo in presenza di una plausibile prospettiva di un impatto negativo. Richiedere informazioni a partner esterni all’ambito di applicazione diverrebbe una ultima risorsa. Nonostante l’alleggerimento, le imprese rimarrebbero obbligate a redigere un piano di transizione per allineare la propria strategia a un’economia sostenibile e all’Accordo di Parigi.
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Sanzioni e responsabilità: il ruolo del diritto nazionale
Sul fronte della responsabilità, i deputati hanno stabilito che le imprese dovrebbero essere ritenute responsabili dei danni derivanti dalla violazione degli obblighi di due diligence ai sensi del diritto nazionale, escludendo la responsabilità diretta a livello UE. L’importo massimo della sanzione per le inadempienze rimarrebbe fissato al 5% del fatturato globale dell’azienda.
La Commissione e gli Stati membri dell’UE saranno tenuti a fornire orientamenti alle autorità nazionali per l’applicazione di tali sanzioni. Se il Parlamento approverà il mandato della Commissione nella prossima sessione plenaria, i negoziati sul testo legislativo finale tra i deputati e i governi dell’UE dovrebbero prendere il via il 24 ottobre.
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