L’acido trifluoroacetico (TFA), ovvero il PFAS più diffuso sul pianeta è stato trovato su sei brand di acque minerali su otto tra le più utilizzata in Italia. L’analisi realizzata da Greenpeace su otto marchi più diffusi di acque nel nostro Paese (Ferrarelle, Levissima, Panna, Rocchetta, San Benedetto, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto) ha rilevato Saf in tutte tranne che nei campioni d’acqua di Ferrarelle e San Benedetto Naturale che invece ne avevano “solo” inferiori al limite di rilevabilità di 50 ng/L.
Le Autorità tedesche di recente hanno classificato il TFA come “tossico per la riproduzione” e “molto mobile e persistente”. Questa sostanza può derivare dalla degradazione di altri PFAS rilasciati nell’ambiente e si accumula negli organismi viventi, ad esempio in alcuni cereali.
In nessuno dei brand invece è stata rilevata la presenza dei 20 Pfas regolamentati dalla direttiva UE sull’acqua potabile né sostanze appartenenti al gruppo Pfas-4 (PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA), classificate come particolarmente pericolose
Per analizzare i campioni Greenpeace ha inviato le bottiglie acquistate in un supermercato Roma tutte le marche in due diversi laboratori uno in Germania e l’altro in Italia.
Quale brand aveva più Pfas
Il campione che ha fatto registrare il valore più elevato di acido trifluoroacetico è quello appartenente all’acqua Panna, (700ng/l), seguito dal campione del marchio Levissima (570 ng/l) e dal campione di acqua Sant’Anna (440 ng/l).

Un problema non solo italiano
I valori di TFA rinvenuti nei campioni raccolti da Greenpeace Italia (tra circa 70 e 700 ng/l) si allineano – anche se con valori leggermente inferiori – a quelli ottenuti da altre indagini in vari Paesi europei (tra 370 e 3.300 ng/l). Il che consola poco perché vuol dire che si tratta di un problema generalizzato nel Pianeta.
Le azioni negli altri paesi
La Germania ha presentato all’Agenzia europea per le sostanze chimiche una richiesta di classificazione del TFA come sostanza tossica per la riproduzione. Se sarà approvata il TFA potrebbe essere classificato come “metabolita rilevante” delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari. Questo potrebbe far si che no si possa superare il valore limite di 100 ng/l, che potrebbe quindi essere esteso all’acqua potabile di tutti i Paesi europei.
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